I Sepolcri di Ugo Foscolo
nascono
nella cattedrale di Chioggia



Lapide all'Olivi in duomo a Chioggia Lapide all'Olivi in duomo a Chioggia

(video: ai secondi 0.46-0.56)

Una serrata analisi testuale condotta all’interno delle opere di Ugo Foscolo porta ad affermare che il poeta si servì dell’Elogio dell’abate Giuseppe Olivi di Melchiorre Cesarotti — il traduttore dell’Ossian, precursore del Romanticismo italiano — come fonte di elementi concettuali e testuali destinati a divenire fondamentali per le sue opere (l’Elogio fu stampato nel 1796 a Padova). Giuseppe Olivi di Chioggia, naturalista di fama già europea nonostante la morte a soli ventisei anni, era amico di Foscolo: in una lettera dopo la sua morte al fratello di lui, Tommaso, il poeta accenna all’“amico perduto” e all'Elogio che stava leggendo (“io leggo... l'elogio di tuo fratello”).

CESAROTTI, Elogio (frontespizio) 

Così si scopre, fra numerosi altri rilievi, che il celeberrimo sonetto foscoliano A ZACINTO prende avvio dal biblico Cantico di Ezechia, in particolare dalla traduzione dell'Olivi posta in calce all'Elogio: scoperta che porta a una nuova interpretazione del sonetto stesso; che nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis sono presenti, oltre che echi della dedica di Cesarotti Alla magnifica città di Chioggia, chiare allusioni all’amico Olivi; che nei Sepolcri sussistono tracce di una elaborazione testuale in cui la triste vicenda dell’“amico perduto” è parte tutt’altro che marginale (pp. 44 e 53).

Se ne ricava inoltre che la grande lapide commemorativa all’Olivi, dettata dallo stesso Cesarotti, collocata nella cattedrale di Chioggia (navata centrale, primo pilastro a sinistra) un anno dopo la sua morte — Foscolo fu a Chioggia in quei giorni, ospite di Tommaso Olivi —, diviene l’anticipazione e la compiuta realizzazione dell’idea portante degli stessi Sepolcri. Il duomo di Chioggia, la chiesa madre della terra natale, fiera di poter ricordare per sempre un suo grande figlio, diviene il “poetico embrione” di quella che poi per tutti sarà la basilica di Santa Croce in Firenze, quella dell’“urne de’ forti” che “a egregie cose l’animo accendono”.  I Sepolcri nascono a Chioggia.


Si dimostra infine, in un ampio inciso che anche Giacomo Leopardi conobbe l’Elogio funebre scritto per l’Olivi (...“fuggitivi”, “salivi”, “schivi”, “festivi”, “perivi”).
Se ne riscontrano con certezza tracce — l’analogia ‘biografica’ è già evidente — nel canto A Silvia: tra l’altro, il “limitare di gioventù” che tutti conoscono (di cui si fornisce una analisi inedita) è tratto dal “limitar della gioventù” che si legge qui
.

Giacomo Leopardi

 

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