30 novembre (2005), giorno di Sant’Andrea.

Massicci ritrovamenti di manoscritti — per lo più lettere di Melchiorre Cesarotti a conoscenti dell’ambiente di Chioggia, tra cui i fratelli Giuseppe e Tommaso Olivi: alcune notissime, ma pubblicate solo parzialmente a stampa in opuscoli d’occasione — confermano e aggiungono aspetti sorprendenti alle tesi suggerite ne Il canto dell’amico perduto. È ora possibile mostrare con ben altra ricchezza di particolari che l’ambiente chioggiotto e i suoi protagonisti, prima di tutto le vicende legate in vita e in morte al naturalista Giuseppe Olivi, sono ben presenti al Foscolo che nel 1796 anche a Chioggia intravede e intraprende la strada che porterà alle opere maggiori.

Questioni insolute riguardanti alcune opere foscoliane giovanili menzionate dal poeta e non pervenute, in particolare il misterioso Laura, Lettere, potranno giovarsi di dettagli sostanziali, finora pressoché assenti. Ma soprattutto, una volta chiarite, non potrà che essere attribuito loro un ruolo di primo piano nella genesi delle opere foscoliane.



30 novembre (2008), giorno di Sant’Andrea.

“Il
Sig. Guido Mazzoni... prese in esame oltre un centinajo di lettere e scritti vari del Cesarotti, che sono presso di me, e ne darà notizia nell’annunciata sua monografia intorno al professore padovano, cui volge speciali studi”.

Così Leo Benvenuti, pronipote degli Olivi, che diede alle stampe nel 1881 un facsimile del Piano di Studi foscoliano, anche questo esistente presso di lui.
Il Mazzoni l’anno successivo pubblicò sì le
Prose edite e inedite di Melchiorre Cesarotti, ma di queste carte fece un uso assai limitato. Una scelta di “frammenti”, tra cui le famose parole rivolte al Foscolo (in quei giorni a Chioggia) in una lettera a Tommaso Olivi, andò infine a formare nel 1891 il citatissimo opuscolo per le nozze Rasi-Vanzan.
Da allora di quei manoscritti la critica foscoliana non ne ha saputo più nulla.

Nemmeno quando

 

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