_________"Nuova Scintilla" (settimanale della diocesi di Chioggia), 12 giugno 2005_____________

 

 

 

 

Più che uno studio su temi foscoliani Il canto dell'amico perduto, di recentissima pubblicazione, si configura come un saggio di critica letteraria. E del saggio critico l'agile volume presenta le caratteristiche: la specificità del tema (rapporto tra Ugo Foscolo e Giuseppe Olivi), il rigore nell'argomentazione, l'estrema acribia nella citazione, il fraseggio stringato e incalzante (non privo di qualche ermetismo stilistico), il ricco corredo di annotazioni in calce. L'autore, Claudio Perini, inerpicandosi sui sentieri di reminiscenze letterarie dedotte dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis, dalle Grazie e anche da alcune opere dell'Alfieri (poeta prediletto dal Foscolo), coglie attraverso specifici stilemi l'humus che da vita al tema dei "ricordi", del "pianto" e del "canto" presenti nel sonetto A Zacinto e più ampiamente nei Sepolcri. Anzi attraverso questi temi il nostro autore scorge in filigrana una connessione con l'evento della morte di Giuseppe Olivi. Addirittura la lettera di Foscolo "Dalla Ceriola 8 sett. 1796" a Tommaso Olivi (fratello di Giuseppe, morto l'anno prima) sembra avere ispirato qualche pagina epistolare dell'Ortis. Nel volume del dott. Perini rivivono alcuni amici di Foscolo: Melchiorre Cesarotti, Pietro di Maniago e il nostro Olivi, i versi del quale preluderebbero alla tematica dei Sepolcri. Così la breve vicenda terrena di Giuseppe Olivi (solo 26 anni di vita), la sua amicizia, le sue composizioni poetiche, il suo genio scientifico, celebrati dal Cesarotti nell'Elogio dell’abate Giuseppe Olivi, verrebbero a costituire uno dei percorsi segreti della produzione foscoliana, segnatamente dei Sepolcri, se è vero quanto afferma l'autore stesso: "Cosi componeva Foscolo: vita e letteratura, libri e uomini insieme, in una specie di polisemia rovesciata: una molteplicità di contesti e di memorie che concorre alla formazione della parola destinata a rimanere, e a portare in sé gli echi anche di quelle esperienze e di quelle memorie. Perciò quando ci accingiamo a rinvenire le fonti del testo foscoliano non facciamo che dare, pur povera e necessariamente parziale, veste esplicita a una volontà poetica". E conclude: "La storia del giovane Olivi, cosi gelosamente custodita da Foscolo tra le pieghe dei suoi scritti, ci fa penetrare in profondità quasi al cuore della poesia foscoliana”.
Ancora: il confronto di stilemi, presenti sia nell'Elogio che nella lirica leopardiana A Silvia e articolati in un singolarissimo fuoricampo (nota 27), indurrebbe a pensare che lo stesso Leopardi sia stato suggestionato dalla breve vicenda dell'Olivi al punta da echeggiarla attraverso il linguaggio allusivo della poesia nei versi appassionati sulla fugace esistenza di Silvia.
Il saggio del dott. Perini fa emergere perciò spunti originali di storia clodiense intrecciata a motivi di rilevanza letteraria.
Al nostro autore chioggiotto non poteva sfuggire che la cattedrale del Longhena ospita una delle più belle lapidi dedicate appunto a Giuseppe Olivi: in tale lapide, dettata dal Cesarotti, egli scorge "un nuovo luogo delle memorie foscoliane" e nella cattedrale di Chioggia (che ospitò il Foscolo nel giorno inaugurale della lapide) "il poetico embrione della possibile futura S. Croce".
Un lavoro di 112 pagine, pregevole per pregnanza argomentativa, per acutezza di intuizioni, per eleganza nelle annotazioni patrie.


                                      G. Marangon


CLAUDIO PERINI, Il canto dell'amico perduto. Della genesi dei Sepolcri, e di altre incognite foscoliane, Chioggia 2005, pp. 112.


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