______________________________"Al Corso", numero 9, ottobre 2005____________________

 

 

 

 

 

Che ci azzecca Foscolo con Chioggia? E Leopardi, poi? Eppure in un libro pubblicato di recente (C. Perini, Il canto dell’amico perduto. Della genesi dei “Sepolcri” e di altre incognite foscoliane, Chioggia, Accademietta, 2005) si afferma che sia il vate dei Sepolcri che il cantore di Silvia abbiano tratto ispirazione per alcune delle loro opere più celebri versando lacrime copiose su Giuseppe Olivi, morto di tisi a ventisei anni. Che nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, nel sonetto A Zacinto e persino nei Sepolcri fossero presenti allusioni al giovane naturalista chioggiotto, amico di Foscolo, questa davvero non se l’immaginava nessuno. E chi l’avrebbe mai detto che in un elogio funebre dedicato allo stesso Olivi, Leopardi notasse parole poi celeberrime (tra le altre il “limitare di gioventù”) utilizzandole nei versi A Silvia, che tutti conoscono ed amano? E non è ancora finita. Se torniamo a Foscolo, la cattedrale di Chioggia ci riserva sorprese addirittura esaltanti: nell’accogliere la grande lapide a Giuseppe Olivi (navata centrale, primo pilastro a sinistra), a perenne memoria di un figlio illustre della città (Foscolo la vide), il duomo clodiense diviene nella elaborazione poetica foscoliana il germe della futura Santa Croce di Firenze, nella quale il poeta, con i Sepolcri, celebrerà “l’urne de’ forti”.
Fa poi davvero piacere per un chioggiotto ricordare che a partire da neanche un secolo più tardi, le parole che sanno di Foscolo “Canta, o patria, de’ forti il valor”, indirizzate giusto un secolo fa (1905) ai martiri patroni di Chioggia Felice e Fortunato da un simpatico prete poeta, sarebbero risuonate ogni anno rivestite di musica robusta nel tempio del Longhena, ignare di trovarsi nel luogo in cui se presumibilmente non erano nate, dovevano almeno essere state concepite.
L’autore di questo libro deve averci provato gusto, tant’è vero che ne ha pubblicato un altro, anch’esso su  famose questioni foscoliane. In Girolamo e Laura. La vera storia dell’“Ortis” (Accademietta, Chioggia, 2005) si scopre perché Foscolo adotta il nome del giovane (Girolamo) Ortis, laureando in medicina, che si suicida a Padova. Foscolo afferma di avere saputo di lui perché in quei giorni si trovava nella città del Santo. Ma i documenti mostrano che non è vero ... Cos’è, un giallo? Allora non si può rivelare come va a finire.
Entrambe le opere si trovano in libreria (12 euro la prima, 14 la seconda). Si possono anche richiedere (accademietta@libero.it
cell. 3465240896;
il sito è www.accademietta.it).
Il canto dell’amico perduto si trova anche nel luogo per lui più felice, accanto alla lapide dell’Olivi; sì, in duomo.


_________________Cesare Pagan

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