LETTERA APERTA
AD ALESSANDRA
CHE S’È CONSACRATA

Cara Alessandra,
continuo a non conoscerti e a non averti mai visto. Ho letto oggi le tue parole che hanno fatto seguito alla consacrazione, e le ho molto apprezzate: Dio vegli sul tuo cammino.
Ti confesso che alla celebrazione volevo venirci anch’io, ma poi ho cambiato idea. E le ragioni mi sono tornate in mente guardando la foto sul giornale.

Il celebrante per le cui mani hai ricevuto la consacrazione è sì il vescovo di Chioggia, ma è anche un noto ladro e malfattore, il quale sin da prima di prendere possesso della sua diocesi sapeva di dover condurre fino in fondo una clamorosa operazione di rapina ai miei danni iniziata dal suo predecessore: e sventuratamente si è fatto un vanto di obbedire. Perciò i colloqui che ho avuto con lui per chiedergli che tutto avesse a cessare in nome di Dio non sono stati altro che una presa in giro (“Io non so niente”) e un’umiliazione.

Il clero è unanimemente consenziente, e i molti sacerdoti da me contattati al riguardo hanno risposto in sintonia non con i comandamenti o con la dottrina cristiana, ma con il loro scellerato vescovo: da clero ad associazione per delinquere. In questa operazione di menzogna generalizzata a scopo di rapina alcuni di loro si sono distinti in modo davvero encomiabile. Si vedono anch’essi nella foto.

Alla sinistra del vescovo c’è Mons. Angelo Busetto, responsabile storico locale di una distesa indistinta di alghe chiamata Comunione e Liberazione, il quale ha violato il segreto della confessione e della direzione spirituale per tenere sotto controllo per due anni la situazione: un bottino così grosso val bene la violazione di un sacramento? Per una cosa simile c’è la scomunica.

Sullo sfondo della foto un po’ sgranata, poi, si intuisce la sagoma grossetta anzichenò dell’ex vicario generale Mons. Alfredo Mozzato, che per mentire ha scelto una forma davvero spettacolare di spergiuro, dato che ha dichiarato solennemente “Giuro sull’altare del Signore che io di questa storia non ne so nulla” non solo stendendo la mano sul bellissimo altare maggiore del duomo, ma soprattutto sull’altare sopra il quale aveva appena celebrato. Busetto e Mozzato li ho denunciati al tribunale ecclesiastico, ma il vescovo si guarda bene dal rispondere.

Mi pare infine di intravedere i basettoni e gli occhialetti du rôle di quel giovine prete con il quale ho avuto poco a che fare: di lui mi rimane solo la scarsa considerazione che dimostrò per la messa e i paramenti sacri l’ultima volta che lo vidi, dato che li indossava ancora quando mi rise dietro, quel povero stronzo.

Ti risparmio il resto, perché basterà che tu scorra qui e altrove cose già più volte raccontate.

Aggiungo solo questo. Che tu sia innamorata di Gesù non può che suscitare gioia e ammirazione in chiunque creda. Ma tale innamoramento, come la celebrazione stessa serve a mostrare, avviene nelle mani della Chiesa. La quale è fatta di persone: e la chiesa locale è fatta di queste persone, e della legione di “fedeli” obbedienti alla stessa maniera di costoro. Ora, tu non puoi ignorare l’indegnità di coloro che quel giorno in chiesa avevi davanti (chiedi in giro: tutti tacciono, ma tutti sanno). Continuare a far finta di niente, magari per un malinteso rispetto umano che loro ormai arrapati non possiedono, equivale a connivenza.
Da confratelli in Cristo, a complici per fini di lucro. Da consacrata a perpetua. Sarebbe ben triste.

 

Chioggia 13 luglio 2012