(Ore 23.57)
Per regola del lettore, desidero precisare che quando ho pubblicato queste considerazioni, poco prima di mezzogiorno, ignoravo del tutto sia l'articolo di Socci su Libero di oggi (che vedo ora sul blog Lo Straniero) sia quello di Messori sul Corriere di ieri citato da Socci. (C. P.)

 

L'ABITO DI BENEDETTO XVI
'Non erano disponibili altri vestiti'

   
 

Reduce dall’avvincente lettura di alcuni articoli di Antonio Socci, pubblicati su Libero tra febbraio e marzo nell’anniversario della rinuncia di Benedetto XVI (disponibili su Lo Straniero, blog dell’autore), m’è rimasto addosso un dubbio, riguardo al quale ho provato – cosa un po’ fatta in casa – a darmi qualche spiegazione.

Riguarda le risposte del papa emerito alle domande di Andrea Tornielli (La Stampa, 27 febbraio), in particolare la seconda. Riporto, per comodità, la parte che interessa (il corsivo è mio).

Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa.

La reazione della stampa di fronte a un’affermazione che sembra avere dell’incredibile (‘continuo a vestire di bianco perché in Vaticano al momento non c’erano altre tonache’!), è stata quella, data la statura dell’uomo, di un generale silenzio. Tutti i giornali riportano le testuali parole di Benedetto, ma una riga di commento la si cerca inutilmente. A metterle in evidenza, cioè in cattiva luce, naturalmente, solo la stampa antiecclesiastica; la quale, tuttavia, nel limitarsi – come accade – al solo sberleffo di rito, non fa che confermare lo stato delle cose: delle parole del papa emerito non si è colto il senso.

L’unico, credo, a tentare una interpretazione è stato Socci (e i pochi che in seguito hanno accennato a un barlume di commento hanno rimandato a lui). Ma sentirlo parlare di “battuta surreale”, di “ironia” e persino di “burla” non mi ha convinto; e non tanto per demerito suo, quanto per merito insuperabile (così pensavo) di queste parole che sembrano, da qualsiasi verso le si osservi, non lasciarsi piegare.

Ma poniamo pure, per comodità di ragionamento, che si tratti di una battuta di spirito un po’ “surreale”, ‘non c’erano altri vestiti’! Davanti a una spumante birra bavarese al pub si riderebbe di gusto (in effetti non è male), ma poi, col sorriso ancora sulle labbra, si rimarrebbe in attesa della risposta vera. Qui, invece, la risposta non arriva. Per quanto in un contesto insolito, insomma – ma, comunque si sia prodotto, destinato a finire sotto gli occhi di tutto il mondo –, al papa emerito viene chiesto perché dopo la sua rinuncia, consegnata alla storia e tuttora (come Socci sostiene) argomento di drammatica attualità, “avesse mantenuto abito bianco e nome papale”: e Benedetto, quali ne siano le ragioni, la chiuderebbe lì con una battuta? Non esiste.

Reggerebbe ancor meno, e stavolta in modo francamente imbarazzante, se si osservasse a rigore anche un’altra circostanza (che, certo per delicatezza, Socci ha tralasciato): a leggere le parole così come sono, infatti, si sarebbe autorizzati a concluderne che l’intempestività dei guardarobieri vaticani avrebbe indotto il papa emerito non solo a mantenere l’abito bianco, ma persino a continuare a chiamarsi Benedetto XVI. Questa sì sarebbe surreale. Ma la scrittura notoriamente raffinata, attenta e minuziosa di Joseph Ratzinger, oltre che naturalmente il buon senso, ci mette al sicuro da una simile interpretazione; e soprattutto, diversamente da come appare – ci torno fra poco – induce a dubitare anche della sua legittimità testuale.

Rimane da capire, allora, che cosa il papa emerito abbia inteso rispondere alla domanda di Tornielli.

Inizio dal come. Ciascuna delle tre brevi frasi della risposta parrebbe contenere un cenno per così dire all’abbigliamento: “dell’abito bianco” la prima, “altri vestiti” la seconda, “l’abito bianco” la terza. Il termine “Vestiti”, in presenza della duplice occorrenza di “abito” potrebbe spiegarsi come una semplice variazione. Ma con qualche dubbio. Se infatti “abito” ben si addice al decoro che il contesto esige, “vestiti” invece appartiene – così inteso – a un registro diverso, più basso e materiale: sembrerebbe stridere.

Anche un’altra osservazione lascia un po' perplessi. La domanda di Tornielli riguarda due argomenti, il mantenimento dell’abito e quello del nome. Ora, presenti entrambi nella frase di apertura, nelle altre due ci si concentrerebbe sul solo abito. L’abbigliamento vince sul nome 3-1?

Siamo caduti in un equivoco.

Se sul duplice “abito” non c'è da nutrire dubbi – contestualizzato con chiarezza e accompagnato in entrambi i casi dall’aggettivo “bianco”: è di certo dell’abito ufficiale del papa emerito che si parla –, non altrettanto può dirsi dei “vestiti”. E varrà la pena di constatare, sbarazzandoci così dei rilievi testuali di poco sopra, che è proprio su questo termine, vera pietra d’inciampo, che si è creato il fraintendimento.

Una facile occhiata in giro, infatti, ci permette di osservare come, in un ben preciso ambito, il termine “vestito” si vada avvicendando negli ultimi anni – Benedetto è aggiornatissimo – al più comune “veste”. L’ambito in questione è quello giuridico: e, per quel che ci riguarda, dato il contesto, quello dello ius canonico, del diritto della Chiesa.

Ecco che allora Benedetto potrebbe aver inteso dirci, nell’eloquio nitido che gli è consueto (anche se un lieve bisticcio è innegabile; e ci si mette persino l’habitus: chissà...), una cosa della massima serietà, semplicità e importanza: “Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione” altre vesti giuridiche tali da inquadrare la posizione, lo status insomma, di un papa per capirci dimissionario. [Com'è noto, la decisione di chiamarsi papa emerito fu comunicata il 26 febbraio].

Da cui – allora sì – consegue, “cosa semplicemente pratica”, il mantenimento del nome di Benedetto XVI e dell’abito bianco, quest’ultimo tuttavia portato “in modo chiaramente distinto da quello del Papa”. Socci e altri ricorderà anche il mantenimento dello stemma papale (nonostante l’invito altrui a rinunciarvi) e soprattutto, ancora più chiaro, dell’appellativo di “Sua Santità”, con cui ad esempio papa Francesco in persona accompagna in un twitter il nome di Benedetto XVI, “uomo di grande coraggio e umiltà”, invitando tutti a pregare per lui.

Reso un po’ più accettabile il testo, soffermiamoci sul contesto. All’atto dell’annuncio di più di un anno fa, Benedetto aveva già chiarito. Essere papa significa essere “impegnato sempre e PER SEMPRE dal Signore”. Una cosa è “la potestà dell’officio per il governo della Chiesa”, che un papa dimissionario “non porta più”; altra cosa è il “servizio della preghiera”, in virtù del quale egli “resta, per così dire, nel recinto di san Pietro”. Ecco allora, inedito nella storia della Chiesa, lo status di papa emerito. E le soluzioni pratiche (comprese quelle logistiche) seguite alla rinuncia mostrano anche alla luce di queste parole la loro stretta, lucida e teologicamente fondata pertinenza. Un papa, attraverso le schede della Sistina (destinate al fuoco), è in realtà eletto – cioè scelto – da Dio. E questa divina elezione, per ciò stesso, non può venir meno neanche nel momento di ammettere serenamente, con “grande coraggio e umiltà” appunto, che le spalle indebolite non sono più in grado di reggere il governo della Chiesa. Il “servizio” di chi Dio si è scelto sarà ora quello, nel ritiro raccolto, “della preghiera”. L'uomo semplice del Vangelo riconosce immediatamente in quella di Benedetto una intuizione vera e profonda. — “Ma verrà il tempo in cui tutto si chiarirà”.

Il merito di tale individuazione contestuale (“per sempre”) non è mio, è dello stesso Socci. Il quale a rendersi conto della portata delle affermazioni di Benedetto (“E’ incredibile che una frase simile sia passata inosservata” scrive su “Libero” un anno dopo, il 16 febbraio scorso) pare sia stato l’unico. Dunque il papa emerito avrebbe potuto riferirsi alle sue analisi, tra l’altro di pochi giorni prima?

Il che ci rimanda alla cronaca e alle circostanze che mi hanno convinto, senza titolo alcuno, a scriverne.

Questa la butto un po’ lì perché è ora di concludere.
Se alla notizia della recente invasione della Crimea il mio conterraneo Tornielli avesse fatto l’inviato a Mosca, avrebbe scritto a Putin chiedendogli come mai? – La mancata pubblicazione della lettera al papa emerito, della quale conosciamo (imperfettamente) solo la risposta, ci impedisce di conoscere i termini precisi di tale insolita iniziativa. Quanto alle circostanze, poi, Tornielli nell'articolo in cui ne parla si limita ad accennare ai “fiumi di inchiostro” sulla stampa “sia nazionale che internazionale” ecc. – ma fra tanto concorso planetario cita solo, “a mo’ di esempio”, due articoli recenti entrambi di Socci (proprio quelli del 12 e 16 febbraio su “Libero”) – che gli fanno “pensare” di rivolgere a stretto giro di posta alcune domande al papa emerito (lo fa il 26 febbraio), il quale gli risponde, anch’egli privatamente (tra Roma e Milano), due giorni dopo.

Ma altri, se vorrà, potrà ricostruire questa parte della vicenda, che pure si prospetta così stimolante, e che, in un sereno contesto di stima reciproca fra i protagonisti (che potrebbe non escludere in parte anche la franchezza), non parrebbe troppo impenetrabile. Qui ci si limiterà, in conclusione appunto, a riportare la reazione di Socci alle risposte papali, che egli sente rivolte anche alle sue ricostruzioni  di pochi giorni prima: “Sarebbe stato interessante che un grande teologo come Benedetto illuminasse tutta questa situazione”. Socci non lo sa (non del tutto, almeno), e del resto nessun altro se n’era accorto: ma Benedetto ha risposto anche a lui.

– Appena due giorni dopo, toccherà a Mons. Gaenswein riferire per esteso, in un’intervista, le ragioni di Sua Santità Benedetto XVI. Alle prese con la battuta surreale della tonaca, Socci non potrà che definirle “la risposta vera”. Ma il prelato (opportunamente) eviterà di dire che anche la risposta di due giorni prima era vera. Solo un po’ sfortunata.

____ Chioggia (Venezia), 29 maggio 2014

Claudio Perini*            

 

*L’autore non è nessuno, e desidera continuare ad esserlo. Purtroppo invece è bastato che scoprisse che Leopardi ha scritto A Silvia per il giovane Giuseppe Olivi morto di tisi a Chioggia a due passi da casa sua, che Foscolo ha anticipato la Santa Croce dei Sepolcri nella cattedrale della cui vista egli gode dal balcone, che l’incipit del sonetto foscoliano A Zacinto ecc. ecc., per trovarsi addosso l’interesse un po’ indiscreto dei v*** italiani. Per favore non disturbatelo nel suo lavoro perché altrimenti non ci riesce. E cose da raccontare ne ha ancora tante. È un vero peccato.

 

 

 

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BOTTA E RISPOSTA SU FB
CON ANTONIO SOCCI
(pochi giorni dopo)



Claudio Perini Gentile Antonio Socci, lo scorso venerdì o sabato sono incappato nei Suoi articoli di febbraio e marzo dedicati all'anniversario di Benedetto XVI e alla risposta di questi a Tornielli. Quasi tutto mi ha convinto, di qualche interpretazione pur interessante non saprei che dire, ma quella che Lei definisce la "risposta surreale" e improntata a ironia da parte del papa emerito mi ha reso un po' perplesso. Prendere alla lettera, sia pure come affermazione ironica, il mantenimento dell'abito bianco 'perché non c'erano altri vestiti' non riesce a suonarmi proponibile. Anche perché, tra l'altro, ne conseguirebbe che Benedetto avrebbe così evitato di rispondere: e perché mai, dato che si trattava di ribadire una spiegazione già data e, tra l'altro, da Lei benissimo richiamata e chiarita proprio in quegli articoli?

Ho allora provato a pensare che con "vestiti" si intenda in realtà 'veste giuridica' (più comune rispetto a 'VESTITO giuridico' che pure si usa); e mi è sembrato che, come d'incanto, i conti tornino: l'abito bianco, ma anche il nome!, furono mantenuti perché "nel momento della rinuncia" non erano disponibili altre vesti giuridiche; tant'è vero che la denominazione di papa emerito fu comunicata solo alla fine di quel memorabile febbraio. E forse nell'intendere quel "vestiti" in senso sia proprio che figurato potrebbe scapparci persino (allora sì) un sorriso di amabile ironia.

Mi piacerebbe conoscere la Sua opinione. (Altrove ne ho scritto più ampiamente, e probabilmente ho esagerato. Il link è sul mio profilo).

Ogni bene.


14 ore fa · Mi piace

Antonio Socci pagina ufficiale A
Claudio Perini. La sua ipotesi non regge perché tutti coloro che nei secoli scorsi hanno rinunciato al papato sono tornati allo stato precedente. nessuno è rimasto papa emerito
14 ore fa · Mi piace · 3

Claudio Perini Ad Antonio Socci. Mi permetta. Direi proprio per quello che dice Lei ("nei secoli scorsi nessuno è rimasto papa emerito") che oggi manca nel diritto canonico un VESTITO, un profilo giuridico tale da inquadrare lo status di 'papa che rinuncia' così come lo intende, in modo nuovo e così interessante, Benedetto XVI. E che papa Francesco avalla con le sue parole e i suoi gesti. La risposta del papa emerito a Tornielli, in fondo, è stata limpida.
7 ore fa · Mi piace

Antonio Socci pagina ufficiale A Claudio Perini. Mah... mi pare che lei equivochi
5 ore fa · Mi piace

Claudio Perini Ad Antonio Socci. Continuerò a leggere con interesse i suoi articoli. Salve.
3 ore fa · Mi piace

 

 

 

 

NUNC ET IN HORA
Il giorno di Francesco

 

 

Tornielli nel suo blog Sacri Palazzi ritorna sulla recente polemichetta "in cui in tanti parlano (e sproloquiano) sulle reali intenzioni di Ratzinger al momento della rinuncia".

Secondo il giornalista, una frase pronunciata da Francesco ieri, all'udienza con il Centro Sportivo Italiano, sarebbe da ricollegare ad altre dichiarazioni in cui il papa avrebbe “fatto intendere di non aver al momento deciso di seguire” la strada di Benedetto XVI. Ci sembra un po' strano, la leggiamo con interesse:

«Anche io – ha detto [il papa] improvvisando – devo fare il mio gioco che è il vostro stesso gioco, è quello di tutta la Chiesa. Fino al giorno in cui il Signore mi chiamerà a sé».

Se sono parole riferite a sé in quanto papa, direi su due piedi che non possono essere parole di Francesco. Come avrebbe potuto pronunciarle, a poche centinaia di metri da chi ― per così dire ― quel giorno ha onestamente deciso di non attenderlo? Per non dire della evidente contraddizione con dichiarazioni e atti papali ben noti al medesimo riguardo ecc.

E infatti al telegiornale mi erano suonate diversamente. Vado a vedere. La prima frase è in sostanza quella pronunciata; non così la seconda (in grassetto):

"Vi benedico. Prego per voi. E anche voi... vi chiedo di pregare per me perché anche io devo fare il mio gioco, che è il vostro gioco, e il gioco di tutta la Chiesa. Pregate per me perché possa fare questo gioco fino al giorno che il Signore mi chiami a sé."

Che è, come ognun vede, tutt'altra cosa. Non ci resta, allora, che dirci ben lieti che Francesco, come disse ai giornalisti sul volo di ritorno da Tel Aviv, intenda "fare quello che il Signore gli dirà di fare". E ci auguriamo pure, con un sorriso, che altri possa dire ciò che il papa gli dirà di dire.

P. S.  E siccome ‘fare la volontà del Signore’ non è solo il dovere di un papa ma anche quello di ogni cristiano (“il vostro stesso gioco... fino al giorno che il Signore mi chiami a sé”!), questo mi ricorda che un papa nelle sue grandi questioni si regola come mi regolo io (almeno ci provo) nel mio piccolo. Non ne sono scontento.

Chioggia (Venezia), 8 giugno 2014

 

 
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