ALLARICERCADELPADRE

ladri, spergiuri, molestatori di minorenni,
violatori del segreto confessionale
e altra varia umanità nella chiesa di Chioggia
(alle denunce il vescovo non risponde)

   

al 26 maggio

 

 

 

 

24 agosto 8

1.


 I       N       C       I       P       I       T

Sancta mater,istud agas
Crucifixi fige plagas
cordi meo valide.

 

 

 

24 agosto 8

2.
www.accademietta.it/pagina_2b.htm

 

 

25 settembre 8

3.
Oggi la notizia che attendo almeno dal 4 maggio 2005 (giorno di mercoledì): il Capo dello Stato a Padova.

 

 

23 ottobre 8

4.
Non muoio dalla voglia di raccontare questa storia. Raccontare è renovare.

 

 

1 novembre 8

5.
Signor Vescovo, Lei non è un Pastore.

 

 

19 dicembre 8

6.
"Tu non farai proprio niente". Così il mio finto confessore.

 

 

19 dicembre 8

7.
(Teo)logizzare con San Paolo (che nemmeno conosci) per nascondere la menzogna e la violenza. Ti faremo vescovo.

 

 

27 dicembre 8

8.
Si lagna perché s'è preso un pestone sul piede? per chi glielo ha assestato è sempre uno che non sa guardare più in là del proprio alluce.
(Metti le parole al servizio della verità, cessa di compiere il male e fa' il bene).

 

 

30 dicembre 8

9.
Vado al tribunale ecclesiastico. Se il tuo confessore utilizza la direzione spirituale per assumere informazioni e per tenere sotto controllo la situazione non si macchierà di infamia e di un "peccato che grida vendetta al cospetto di Dio"?
Il giudice: "Deve andare dal suo vescovo".
Sì, buonanotte...

 

 

1 gennaio 9

10.
Le donne che hanno subìto violenza spesso dicono "Mi sento sporca". Cosa significhi l'ho capito solo ora. Da quando qualcuno con destrezza ha sfilato dal mio computer non solo dodici anni di studi appassionati, ma anche pagine di diario, luoghi in cui parlo da solo con me stesso, io per mesi non sono più riuscito ad aprire il mio hard disk.

 

 

1 gennaio 9

11.
So chi è stato.

 

 

2 gennaio 9

12.
Nei giorni successivi incrocio persone che scoppiano a ridermi in faccia piene di esultanza. Primari, commercialisti, un possidente, danarosi in genere, quelli che di solito finiscono per occuparsi pubblicamente di filantropia e cultura.
E un prete diocesano (il cui supposto valore - in realtà a tutti noto - cesserà quando non sarà più utile a nessuno), che sghignazza mentre mi attende all'altro capo della rivetta che sto percorrendo. Guardo da un'altra parte, e lui s'allontana prima che lo raggiunga.

(In quei giorni non sono andato tanto in giro: il campione è da considerarsi insufficiente).

 

 

2 gennaio 9

13.
Da buon ultimo, anche il mio finto confessore. Il quale una settimana dopo mi manda via sms un improbabile caro saluto dalla montagna.

 

 

2 gennaio 9

14.
Forse resto impassibile al suo cenno alla Madonna assunta in cielo, festività di quel giorno. Tempo addietro anche un suo confratello, nello scrivermi  le menzogne più palesi (sullo stesso argomento) allo scopo di ferirmi e di provocare, accampava, oltre alla propria disponibilità al dialogo, la grazia di Dio e l’aiuto di Cristo.
Non ci si ferma davanti a nulla.

 

 

4 gennaio 9

15.
Vedo che le mie 'carte' circolano. Non è difficile intravederle, basta solo arguire.

 

 

4 gennaio 9

16.
Ho fatto depositare il mio hard disk.

 

 

4 gennaio 9

17.
Promemoria a margine di V. TOSELLO, La chiesa di San Francesco "dentro le mura" a Chioggia, Chioggia 2007.
Non salta agli occhi, ma la pubblicazione custodisce, fra molti altri, un dettaglio davvero degno di attenzione, quasi si potrebbe dire prezioso. A proposito di alcuni componimenti poetici goldoniani da lui citati, l'autore riporta in nota come fonte un sito internet (pp. 114, 115 e 117 — non si discute qui la qualità di tale scelta). Ma per uno solo di questi, il primo, egli cita oltre a internet anche un testo a stampa. Nel quale si trovano anche gli altri. Perché allora non cita il testo a stampa per tutti i componimenti di cui fa menzione?
In fondo è questo l'aspetto più affascinante di ogni ricerca, che gli anelli che non tengono possano porre, prima o poi, nel mezzo di una verità.

P. S. Ne approfitto per ringraziare l'autore, il quale ha voluto lusingarmi auspicando "con ansia" che il mio Goldoni a Palazzo Grassi. Versi per monacazione a Chioggia uscisse prima del suo libro, così da poter esservi citato nel caso parlasse, visto il titolo, di San Francesco. Purtroppo non l'ho potuto accontentare: è uscito, se ricordo bene, poco dopo. Ma quella di monsignore era davvero solo gentilezza, dato che mi pare gli avessi già anticipato che i versi di Goldoni da me scoperti furono composti in realtà per una monaca di Santa Caterina.

 

 

6 gennaio 9

18.
Il giorno dopo aver portato a casa il Canto andai dal vescovo e dal sindaco. Prima dal vescovo, poi dal sindaco.

 

 

6 gennaio 9

19.
Signor Vescovo, rimembra ancora quando venni da Lei a portarLe in dono il mio primo libro, Il canto dell’amico perduto? Era il maggio del 2005. Dissi: ‘Le annuncio una grande gioia: i Sepolcri di Foscolo nascono nella cattedrale di Chioggia’. E c’era anche dell’altro: il sonetto A Zacinto di Foscolo fu composto prendendo spunto da versi del chioggiotto Giuseppe Olivi; e Leopardi scrisse A Silvia dopo aver letto l’elogio funebre scritto per lo stesso giovane Olivi (le rime, pietose, fecero eco: “fuggitivi”, “salivi”, “schivi”, “festivi, “perivi”), morto, come Silvia, poco dopo il “limitar della gioventù”.
Lei rispose: ‘Grazie. Foscolo è stato importante per la mia vocazione sacerdotale’. Meglio pareva non potesse andare.

 

 

6 gennaio 9

20.
E invece passarono i giorni, le settimane, i mesi.

Dopo oltre un anno che non ne seppi più nulla, decisi di salire di nuovo le scale dell’episcopio per guardarLa diritto negli occhi: “Ha letto il mio libro?”  E l’uomo a cui avevo annunciato che il poeta Ugo Foscolo, che per di più fu importante per la sua vocazione sacerdotale, ‘aveva scritto’ l’opera maggiore nella sede della sua cattedra vescovile, rispondeva: “Il suo libro? Sì... l’ho letto... ma è passato del tempo...” – qui si aiutò con il braccio all’indietro – “e io ho anche altre cose”. È tutto quello che da lei potei mai sapere.

 

 

8 gennaio 9

21.
Signor Vescovo, tratta sempre così le persone che la vengono a trovare, e che le vengono a chiedere un atto di giustizia?

 

 

8 gennaio 9

22.
All'arcivescovo il Canto lo mandai per posta.
Non andò meglio. Non ne seppi nulla per due anni e mezzo.
Fino a che me ne lagnai, fra altre cose, in un volantino: "Arcivescovi al libro mandato loro in dono non hanno nemmeno risposto grazie". Qualche giorno dopo, con busta intestata ma recapitata di domenica, mi arrivò un grazie accompagnato da una considerazione: dei propri segretari (cui spetta compilare ringraziamenti per i libri pervenuti) non ci si può mai fidare.

[Ma il meglio veniva dopo. Se era lui personalmente a rispondermi, si aggiungeva, era perché quel giorno il segretario era appunto in giro per non so che cosa.]

Era stato mio insegnante al liceo. Gli avevo scritto un biglietto festoso.

 

 

8 gennaio 9

23.
Il vescovo di C... fu più raffinato. A lui avevo lasciato in dono il Girolamo, dato che l'Ortis era originario della sua diocesi e aveva studiato (è capitato a me di scoprirlo) nel seminario di Portogruaro. Mi mandò un biglietto.
Mi scrisse, dato che il mio libro parlava di 'cose accadute in Portogruaro', che lo aveva passato alla biblioteca del Collegio Marconi (in cui aveva sede il vecchio seminario) perché vi fosse custodito.
Un insabbiamento filologico.
In quello stesso giorno donai sia il Canto che il Girolamo alla biblioteca del (nuovo) seminario. Dei suoi addetti conosco la disponibilità e solerzia per averla più volte personalmente sperimentata durante la preparazione del mio Girolamo. Non è perciò da addebitare a loro se quei miei libri, a più di un anno e mezzo, non sono ancora stati messi a catalogo.

 

 

10 gennaio 9

24.
Dopo le prime due esperienze pensai di non indurre in imbarazzo altri vescovi. In seguito feci eccezione, altra scelta un po' sentimentale, per il terzo, ma fui subito richiamato alla realtà.

 

 

11 gennaio 9

25.
Porto il Canto anche al vicario generale (perseverare diabolicum? è solo l'unico modo che ho per valutare la situazione: un modo faticoso).
Appena mi vede, sbotta che mi trova molto ingrassato e mi chiede quanto peso. Preso alla sprovvista, mi si affollano alla mente solo risposte noiose. Glisso.
Gli dico del libro, delle scoperte. Bene, bene. Quando arrivo a leggergli là dove scrivo del leopardiano "limitare di gioventù", non trova di meglio che scoppiare in una sonora risata. Non dice che non è vero, che non ci crede ecc.: semplicemente si mette a ridere di gusto. Poco dopo prendo con buone maniere la via della porta. Quando si placa, dice che mi saprà dire.
Come sopra.

 

 

11 gennaio 9

26.
I Sepolcri di Foscolo nascono nel duomo di Chioggia? Non potevo non portare il libro, con preghiera di menzione, al direttore del settimanale diocesano, che tra l'altro del duomo è il parroco. Mi promette che farà fare "una recensione". Esce il giorno dei Santi, così la grande apertura della prima pagina è riservata ad altro. All'articolo che mi riguarda spetta un richiamo: "I Sepolcri del Foscolo nascono a Chioggia", che colpisce soprattutto perché il lettore è costretto a chiedersi che c'entri con l'articolo. Questo è firmato "G. Marangon", prete, allora docente di latino e di greco nei ginnasi (oggi investito di insospettate competenze). Strano, perché di solito le recensioni vengono affidate ad altri. È meglio che tagli corto. L'articolo è finto. Le cose più importanti vengono nascoste o non dette affatto; e due di quelle (il cenno a Leopardi e al duomo di Chioggia come anticipazione di Santa Croce) ho dovuto suggerirle io all'autore (che però le dice e non le dice), dato che mi fece leggere la sua onesta fatica prima di consegnarla (e non è da credere sia stato per gentilezza). Sarà bene che non ci facciamo complimenti: l'autore ha scritto con l'intenzione (con il compito) di mentire.

Per i libri successivi la Nuova Scintilla confermò ciò che intende per "informazione nitida". Per il Girolamo si scelse la via più spiccia: si promise, ma non si mantenne. E diciassette mesi (diconsi 17) dopo la consegna arrivò una e-mail della direzione: 'non troviamo più la copia'.
Le Reliquie chiozzotte, invece, videro cimentarsi personalmente il direttore ("Vito"), il quale - sarà il caso di parlare chiaro - occultò le felici scoperte di quel libriccino sotto una lurida coltre di omissioni e di affermazioni finte e indegne. Alla faccia dello "spirito di servizio" e della "ricerca della verità" da lui sbandierate (non s'era spremuto troppo) in una recente malinconica occasione pubblica.
Per non aggiungere altro.

 

 

11 gennaio 9

27.
11 gennaio 2009
Quale padre
se un figlio gli chiede un pesce
gli darà una serpe?


Signor Vescovo, io venni da lei come si va da un padre

 

 

16 gennaio 9

28.
Uscito dal vescovo, vado dal sindaco (quello di prima). È tardi. Mi faccio annunciare e aspetto fuori. Poco dopo lo vedo fiondarsi dalla parte opposta verso l'uscita. Me ne vado anch'io, ma lo incrocio (non so se per caso), e gli chiedo "trenta secondi" per dargli il libro. Mi domanda chi sono ma lo sa. Accetta, mostrando qualche titubanza.

Nel suo ufficio in due parole gli dico delle mie scoperte, gli do il libro. Alza la cornetta: "Vieni". All'assessore ripeto con lo stesso inutile entusiasmo quello che entrambi già sapevano. Questi, mentre il sindaco legge il mio biglietto, mi chiede un paio di cose per darsi un contegno. Alla fine il primo cittadino sorride ed esclama: "Lei è fortunato, sa?". Rinuncio alla facile battuta e aspetto. Ed ecco la scena madre. Apre un cassetto della scrivania, ne estrae dei fogli. Fotocopie. Versi! E comincia, con voce stentorea: "A egregie cose l'animo accendono / l'urne de' forti, o Pindemonte" con quel che segue. Che i Sepolcri di Foscolo siano dotazione permanente del gabinetto del sindaco di Chioggia? "È appassionato", mi dice un po' sbiadito l'assessore: e di cose finte e noiose per quella mattina ne ho sentite abbastanza.
C'è una coda: 'per settembre chiameremo un docente universitario, faremo una conferenza'. In questi casi si usa dire, un po' banalmente, che non specificò l'anno.

Tutto era già compiuto.

 

 

19 gennaio 9

29.
Contatto anche un assessore del comune di Padova. Che Girolamo Ortis, morto suicida vicino al Santo, sia sepolto sotto la tomba di Antenore, uno dei simboli della città, sarà una scoperta degna di interesse.
Telefono, risponde la segreteria, chiedo che si fissi un colloquio, dico l'oggetto della mia richiesta. 'L'assessore è occupato, non può; mandi un'e-mail'. Mando una dettagliata e-mail, e aspetto qualche giorno. 'L'assessore è occupato, non può: telefoni più avanti". Più avanti telefono, stessa risposta (quasi): "Non ho niente da dirle". Il quadro era già bastevolmente chiaro prima di telefonare. Desisto.

(Qualche settimana fa, a tre anni di distanza, metto in mano al sindaco di Padova un volantino in cui si annuncia che "Jacopo Ortis è sepolto sotto la Tomba di Antenore". Mi riconosce, m'ha visto in televisione il giorno prima parlare della stessa cosa. Prende il volantino, lo legge, non batte ciglio).

 

 

20 gennaio 9

30.
I giornali, come sempre in questi casi, obbediscono.

 

 

20 gennaio 9

31.
Della Nuova Scintilla e dei suoi canonici bugiardi (e patetici) s'è già detto.

 

 

20 gennaio 9

32.
Riguardo all'articolo sull'Osservatore Romano desidero tacere. (Nessuno a Chioggia ha ricordato il suo autore).

 

 

20 gennaio 9

33.
Sul Gazzettino, a firma "G. B.", si parla di un libro.

 

 

20 gennaio 9

34.
Sul Mattino di Padova, il 9 agosto di un anno dopo, una sottile intuizione critica arricchisce nei fatti la recensione: i miei sono libri da ombrellone.

 

 

20 gennaio 9

35.
Il giornale Al Corso accetta ben volentieri di fare una recensione. Ma tutti prima o poi hanno dei figli da sistemare, e non si trova chi la faccia. È toccato farla a me (sotto il nome di un mio simpatico prozio dalle stesse iniziali).

 

 

21 gennaio 9

36.
Inviai due copie del Girolamo al comune di Vito d'Asio (PN), patria dell'Ortis. Una, con biglietto, al sindaco; l'altra, con dedica, alla biblioteca civica. Nessuna risposta, e il libro ad oggi non risulta a catalogo.

 

 

23 gennaio 9

37.
Quando alla fine della messa ciellina distribuii il volantino alla porta della chiesa, mi si avvicinò un consacrato (che diceva di non saperne nulla, ma mentiva) il quale mi esortò a smetterla di preoccuparmi, e a godermi la vita. Che sotto sotto abbia inteso suggerirmi che Dio non esiste? Certo che  se lui e i suoi compari la pensassero così, quello che sta accadendo si capirebbe molto meglio.

 

 

29 gennaio 9

38.
"Si ricordi infine di dire a quel prete (che Lei sa) che quando venimmo a sapere della sua disgrazia, noi provammo compassione per lui; quando lui invece venne a sapere della nostra gioia, non seppe far altro che rubarcela".

 

 

30 gennaio 9

39.
Promemoria.
Stamattina verso mezzogiorno vado in curia dall'Amministratore diocesano e gli metto in mano due buste indirizzate al vicario giudiziale della diocesi.
(Io per me volevo vivere nascosto e silenzioso).

 

 

12 febbraio 9

40.
E ieri il "Promotore della giustizia" ha risposto.
'Non ha visto il cartello? siamo chiusi per cambio gestione. Se ne parla alla riapertura'.
Io non aspetto.

 

 

12 febbraio 9

41.
                                  Non c'è sincerità sulla loro bocca

Ieri sera il mio finto confessore fa la sua entrée sul sagrato della chiesa, per recitare la parte dell'offeso. Bisognerebbe saperlo fare, ma per lo sparuto e poco assortito pubblico superstite sarà andato bene lo stesso. Anche la scelta del testo è scadente: "schifoso" (rivolto a me) non ha efficacia e non suona nemmeno offensivo, è solo banale. E, dato che le parole lui sa usarle discretamente, rivela le intenzioni.

Piuttosto va notata la scelta di tempo. Dei "confessori" che "utilizzano la direzione spirituale per assumere informazioni" poté leggere, e di certo lesse, verso la fine di dicembre del 2007. Dispone di tutti i miei recapiti, e, infine, nel volantino che diedi in giro ieri, di lui non c'era uno iota. Esibirsi nella caduta dalle nuvole più di un anno prima sarebbe stato controproducente.

 

 

14 febbraio 9

42.
Schifoso propter Christum.

 

 

19 febbraio 9

43.
 (Sant'Anna, ore 9) 
La chiesa del dissenso.
Oggi quando la tua chiesa dissente da te, ti sgonfia le gomme dell'auto.
Non te le buca: te le sgonfia. Poi un po' si ravvede e (con qualche insulto, ma pazienza) manda un consacrato ad avvisarti:
"Prima di accendere, controlli...".
Non ci sono più gli uomini di una volta.

 

 

28 febbraio 9

44.
Però qui va a finire che se la metto sul teologico ogni volta che un prete mi insulta, fra poco tutti i presbiteri del circondario se ne crederanno autorizzati. Perciò, Reverendo Signore, "tubo fecale" (che oltretutto fa ridere) lo vada a dire a sua sorella. Come penitenza, s'intende.

 

 

28 febbraio 9

45.
Sempre giovedì 19 a Sant'Anna, un giovine reverendo (il primo venuto a redarguirmi) mi dà una lezione di stile. Dice: "Togli quel cesso da lì".
Ce l'ha con la mia povera auto, parcheggiata accanto all'entrata della Casa del Divino Amore con scritte inneggianti al vescovo uscente (di lì a poco si confermerà che il Pneuma soffia dove vuole).

Io avrei detto 'quel ferro vecchio bolso' o giù di lì. E invece ha ragione lui. La sintesi fulminante non solo non va a discapito della verità - la mia auto fila ancora bene, ma è vecchiotta: e per giunta è bianca - ma aggiunge congrui elementi all'immaginazione. Eccellente.

Mi viene in mente, per intuitiva associazione di idee, che fra non molto tirerò di nuovo in ballo il giornale Nuova Scintilla, riproponendomi di definirlo piatto, insulso e menzognero. Molto meglio dire 'un cesso di giornale': si salva la verità e si aggiungono elementi appropriati all'immaginazione, coadiuvando un retto giudizio.
Ma non so se lo farò: lo stile è quello che uno è, e io non sono più in età né da imparare né da essere altro da quello che sono.

Alla fine il giovine reverendo mi dice anche una cosa meno entusiasmante: "Di che parrocchia sei?" E dato che parliamo di un'auto, forse sarà l'equivalente ecclesiastico di "favorisca patente e libretto di circolazione". La domanda, insomma, mi suona un po' troppo clericale, preconciliare e paracuriale. Un cesso di domanda.

 

 

17 aprile 9

46 bis
(Ieri mattina in curia agghiacciante colloquio con l'Amministratore diocesano).
Mia Chiesa di Chioggia, che male ti ho fatto, che dolore ti ho dato? Rispondimi.

 

 

20 aprile 9

47.
Lo conosci da quarant'anni, sai quanto poco vale e non ti è ignoto il suo cuore: perché ci sei andato?
Non ci sono andato per parlargli; anzi, mi ero riproposto appunto di non farlo. Volevo solo mettergli in mano, destinate a lui, le copie delle lettere che gli avevo consegnato settimane fa destinate a un fantomatico "vicario giudiziale", casella senza nome nell'organigramma della curia diocesana alla voce "Tribunale". Sono convinto che abbiano barato (ormai è delirio di onnipotenza). La risposta del "promotore di giustizia", lo notai subito, non recava numero di protocollo; e l'amministratore diocesano, che incrociai per strada il giorno dopo, mi disse, non richiesto (l'uomo non è accorto), che del contenuto delle mie lettere lui non sapeva niente ("Noi e lui siamo cose separate"): in curia, insomma, le mie lettere ufficialmente non esistevano. Ecco perché ne ho consegnato copia all'amministratore (al quale basterà leggere solo l'accompagnatoria): almeno non potrà dire gli siano sconosciute.
Contro di me hanno personalmente praticato e fatto praticare per anni la menzogna e la violenza per i loro fini meschini: vuoi che non difendano due loro confratelli ora che mi tocca denunciarli (per reati gravissimi, e non solo sotto il profilo canonico)? Cosa ci si può aspettare dal loro tribunale, dalla loro giustizia?

 

 

20 aprile 9

48.
Ma allora perché gli hai parlato?
È dura da dire: perché mi hanno tolto la dignità. Quando prendi uno per fame e a lungo, è difficile che quello alla vista di qualcosa da mangiare si comporti in modo sereno. È capitato ancora. E cosi l'amministratore m'ha invitato magnanimamente a sedere e dopo essersi procurato un giusto e meritato divertimento nel constatare attraverso i miei racconti che la terra bruciata predisposta ai miei danni dalla chiesa di Chioggia ha funzionato quasi alla perfezione (almeno finora), per la gratitudine mi ha allungato, e pure un po' ammuffito ("serenità... speranza"), mezzo craker.

Se questa è una chiesa.

 

 

20 aprile 9

49.
Perciò (lo dico per spiegarmi meglio, ma forse sono troppo pedante) parlare davanti all'Amministratore diocesano o parlare davanti a un baobab è quasi la stessa cosa.

 

 

25 aprile 9

50.
il mio nome è Marco

 

 

28 aprile 9

51.
Il mio nome è Marco,
e quei due idioti non l'hanno ancora capito.

 

 

29 aprile 9

52.
Don Angelo,
perché non ammetti di avere utilizzato la confessione e la direzione spirituale per assumere informazioni e per tenere sotto controllo una situazione, oltretutto poco onorevole, che ti rende schiavo?

Pazienza se ci sarà la scomunica, pazienza per l’episcopato a cui tieni tanto, pazienza per la stima degli uomini, ma il Dio della Verità, che è anche ricco in misericordia, ti concederebbe di vivere libero e in pace con te stesso. Pensa, inoltre, a quanto bene faresti non solo a te (e a me), ma anche a tutti quei sacerdoti e laici che a tutt’oggi insistono con tenacia e persino stolta allegria nella stessa menzogna e violenza guardando a te come esempio.

E la tua parola, rinnovata dalla Grazia, avrebbe di sicuro un seguito nella chiesa locale, la quale non pare avere bisogno di soldi (pubblici) e di povera gloria di questo mondo (specie se rubata) quanto ne ha di vescovi, arcivescovi, sacerdoti, e laici che rendano testimonianza alla Verità.

Quanto a me, io ti perdono. Ma non posso impedire che la giustizia segua il suo corso.

 

 

9 maggio 9

53.
Garanzia di impunità diffusa ('se lo fa il vescovo lo posso fare anch'io').
Le irrisioni e gli sberleffi più plateali mi tocca subirli dal prete diocesano che quando io avevo sedici anni, e lui trenta o quaranta, allungò le mani sulla mia persona: da me, beninteso, prontamente respinto (e in seguito perdonato).
Non sanno quello che fanno.

 

 

31 maggio 9

54.
Al Signor Vicario Giudiziale della Diocesi di Chioggia
(Ufficio del tribunale ecclesiastico) 

Egregio Signore,
Quando avevo sedici anni e lui più di trenta, il sacerdote diocesano Monsignor *** (omissis) usò nei miei confronti delle attenzioni di carattere sessuale.
Di ritorno da un viaggio in macchina (mi aveva invitato perché gli tenessi compagnia, e a me piaceva molto vedere luoghi nuovi: era capitato altre volte), ebbe ad allungare una mano, in modo inequivocabile, sulla mia persona: da me prontamente respinto. Lo fece quando si era nelle vicinanze di Chioggia, sicché l’imbarazzo durò solo per qualche minuto. Ma non così poco da non consentirgli di chiedermi che facessi a lui quello che gli avevo impedito di fare a me. Il viaggio ebbe termine poco dopo il mio no.
Per qualche giorno, comprensibilmente, non pensai ad altro. Ma alla fine mi limitai a evitare le occasioni di incontro personale, e dimenticai. Non sentii mai nei suoi confronti rabbia o rancore, ma solo pena e compassione. Col tempo dentro di me lo perdonai.

A partire da  tre o quattro anni a questa parte devo subire, da parte dello stesso, un atteggiamento ispirato platealmente alla derisione, alla menzogna, e persino allo sberleffo. So perché lo fa, e le ragioni, oltre che essere gratuite, non sono nobili: perciò le tralascio, anche perché non interessano qui. L’uomo continua a insolentirmi, e in modo anche piuttosto plebeo. Io ho ‘dimenticato’, ma lui dovrebbe ricordarselo: perché allora continua? non gli ho fatto niente. Un po’ esasperato, un giorno gli dico sorridendo davanti ad altra gente che sto scrivendo le mie memorie (il che peraltro è vero), e che a lui è dedicato un intero capitolo. Coglie, ma l’uomo non cambia. All’ennesimo episodio di grave insolenza, scrivo al vescovo e glielo dico. Non ricevo risposta.
Oggi scrivo a Lei, Signor Vicario Giudiziale della Diocesi di Chioggia. A cui auguro discernimento e serenità di giudizio.
Chioggia 29 gennaio 2009

 

 

31 maggio 9

55.
La mia Chiesa è casa di preghiera, e voi ne avete fatto un covo di ladri, di bugiardi e preti gay.

 

 

6 giugno 9

56.
FUORI I PRETI GAY
DALLA DIOCESI DI CHIOGGIA

LO DICE ANCHE IL PAPA:
CHI è OMOSESSUALE NON PUò FARE IL PRETE.
INVECE LA CURIA VESCOVILE DI CHIOGGIA SE NE INFISCHIA
DELLE DENUNCE CHE LE PERVENGONO:
NON LE PROTOCOLLA NEMMENO.

 

 

28 giugno 9

57.
Signore, da chi andremo?  
Eccellenza,
abbiamo salito le scale del vescovado
per sentirci dire la Verità,
e Lei ci ha raccontato solo un sacco di balle.
Ma non aveva detto che Le siamo diventati cari?
e che per noi dava la vita?
Buon episcopato, Eccellenza.
Ma meglio sarebbe che tornasse da dove è venuto.

 

 

20 settembre 9

57 bis
Eccellenza, per cortesia,
esorti, se crede, i giovani e aitanti sacerdoti don C. e don V. a protestare quando i loro superiori li incaricano di montare la guardia in previsione (?) della mia venuta in duomo.
E' accaduto anche oggi alle 16, alla cosiddetta apertura dell'anno pastorale. Si piazzano con non troppa nonchalance nei pressi della porta, appena entro per prima cosa mi guardano le mani (come l'Innominato), mi seguono con lo sguardo finché non mi siedo, e dopo aver convenuto che né in mano né addosso ho qualche cosa (è settembre e indosso una polo: difficile nascondere una busta piena di volantini o, che so, una molotov) si allontanano moderatamente soddisfatti dell'esito della missione.
E' vero che tempo fa ho fatto circolare privatamente (anche in curia) alcuni volantini in cui me la prendo con i preti gay della diocesi e con la curia che fa sparire le denunce da me presentate contro di loro: ed è possibile che una volta o l'altra li faccia circolare apertamente.
Ma a me sinceramente dispiace che i curiali, piuttosto che ricevere e registrare in modo corretto dei documenti com'è loro dovere, nel timore che distribuisca quei volantini in occasioni importanti come oggi mettano in imbarazzo due giovani preti, di nient'altro desiderosi che di assaporare a piene mani le gioie della vocazione (anche se giurerei di averli visti fanatici e assatanati), affidando loro mansioni da buttafuori.
(continua)

 

 

20 settembre 9

58.
(segue)
Poi uno si guarda intorno e vede che c'è dell'altro.
Davanti all'altare, fra i celebranti, manca qualcosa. Manca la massa tozza del vicario generale.
Strano, Eccellenza, non Le pare? Alla cerimonia con cui la chiesa locale inaugura l'anno pastorale, presieduta dal vescovo che per di più quest'anno è il nuovo vescovo, alla presenza di canonici, parroci, consacrate, catechisti ecc. convenuti da ogni parte della diocesi, manca proprio il vicario generale. Qualche cosa di davvero importante deve averlo trattenuto altrove.
Tuttavia non per molto. Dopo una ventina di minuti, quando Lei aveva già iniziato a parlare, in una delle navate laterali si vede aggirarsi qualcuno, in clergymen, che si acquatta in un cantuccio.
(continua)

 

 

25 settembre 9

59.
(segue)
Eccellenza, Lei non ci crederà, ma è solo a questo punto che m'è venuto in mente che potevano entrarci non solo i miei inconfessabili volantini. Nei giorni scorsi - lo racconterò più avanti - io ho accusato pubblicamente e di persona il vicario generale di avere giurato il falso. Lui sa che è vero ma, che vuole, un po' s'è imbarazzato. Però quella volta a sentire erano in pochi. Che abbia temuto volessi fare il bis in una occasione solenne, davanti a una platea più ampia e... qualificata? Ma per quei venti minuti il vicario avrà di certo un alibi di ferro.
(Improvvisa: Dica la verità, i due preti di guardia alla porta erano armati?).
E io che ero venuto per gustarmi in pace il Suo discorso.
(continua)

 

 

17 ottobre 9

60.

 

(segue)
Ormai Gliel'ho detto, Eccellenza, e bisogna che Glielo racconti.
Fra telefonate e incontri personali il vicario generale in questi mesi mi ha fatto scomodare sette volte, con tanto di colloqui durati anche dei bei tre quarti d'ora, in cui le balle sono fioccate come neanche i pop-korn alle giostre, per poi lasciarmi con un palmo di naso. Mi sono rivolto a lui — Lei, Eccellenza, ancora non c'era — per dirgli quello che già sa, e cioè che la chiesa di Chioggia bestemmia spigliatamente contro lo Spirito, dato che se la fa con i politici locali persino a danno dei fedeli che le sono stati affidati. Com'è accaduto a me che, autore di scoperte importanti (pubblicate da quattro anni, ma tuttora sconosciute) riguardanti la mia città, e non solo, mi sono ritrovato contro proprio l'invidia e la rozzezza della mia chiesa, che non solo ha nascosto ogni mio libro con ogni suo suo mezzo (vedi ad esempio le luride recensioni sul foglio diocesano), ma che pure, per soldi e, come dice il poeta, "per questa gloria da stronzi", manovra in silenzio con le consorterie locali per venirne fuori con un mega-evento: e intanto con me protesta di non saperne nulla. Eccellenza, questa storia è iniziata otto anni fa: come ebbi modo di dirLe personalmente, se la curia non era un covo di bugiardi allora, ha avuto il tempo di esercitarsi ad esserlo.
Ma soprattutto. In uno dei colloqui di cui sopra, in duomo, misi alle strette il vicario generale: non è uomo accorto, e ci sono riuscito persino io che non sono tanto bravo. Trovandosi perso, non trovò di meglio che rivolgere lo sguardo, persino il braccio teso, all'altare maggiore, esclamando con trasporto: "Giuro sull'altare del Signore che io di questa storia non ne so nulla". Eccellenza, il Suo vicario, che è stato pure vicario del Suo predecessore, non è solo, come tanti, uno sventurato bugiardo: è anche uno spergiuro. Ma badi che non mi ergo a giudice di nessuno: solo osservo desolato a che cosa si può arrivare per perseguire i propri fini poco puliti.
(Dicono che quella mattina nelle antiche aie dei Pappafava
i galli, inspiegabilmente, si siano messi a cantare all'improvviso tutti insieme: un fracasso della malora).
(continua)

 

 

17 ottobre 9

61.
(segue)
Pubblicamente, dicevo. Accadde qualche giorno dopo.
Alle 8 di mattina, in duomo. I canonici escono di sacrestia per celebrare la messa. C'è anche lui.
Quando mi passa davanti, gli dico: "Vicario, non puoi celebrare i sacramenti, perché hai giurato il falso". Fa ancora due o tre passi, poi si ferma. Le dita sul mento, non sa che fare. Dice: "Io?". Sento che non sto tenendo, io volevo fare un'altra vita. Riesco a rispondere: "Sì, tu". E finalmente decide di sorridere, e con lo sguardo cerca la corrispondenza del fedele onesto che si trova nei pressi.
Quindi sale all'’altare del giuramento’ e, come sempre in quella messa, inizia a recitare le lodi. "Con la mia bocca canterò le lodi del Signore" è all'incirca la formula d'esordio del celebrante, e l'uso vuole che ci si segni le labbra con il pollice. Un pollice che esita per un istante (ma questo, Eccellenza, me lo sarò immaginato io).
(continua)

 

 

17 ottobre 9

62.
(segue)
Insomma, Eccellenza, cos'è stata veramente quella cerimonia d'inizio d'anno?
Ma tornando all'entrata tardiva e in forma privata del vicario generale, mi viene in mente che qualche settimana prima e proprio in duomo era andata in scena, con altri personaggi, la stessa cosa. Ma prima bisogna fare un passo indietro, e raccontare la storia del volantino.
La mattina in cui feci stampare il "FUORI I PRETI GAY DALLA DIOCESI DI CHIOGGIA",  incappai in uno dei diretti interessati, e tirata fuori d'impulso una copia dalla busta in carta leggera e azzurrina della copisteria gliela diedi.
Dire che si mise a ridere, sia pure in un modo un po' sguaiato e forzato, è inesatto; in realtà quell'uah uah era solo un goffo segnale acustico significante 'sto ridendo', e così pure il tono canzonatorio con cui leggeva le prime parole del testo: in realtà quell'uomo non rideva affatto. Feci finta di niente e mi venne di dirgli "risus abundat in ore gaiorum", e per più di un motivo mi parve d'aver detto bene.
Per strada, poi, non mi misi a distribuire il volantino a chi capitava, ma tenendone un certo numero dentro la busta, lo diedi solo a qualche conoscente che per un verso o per l'altro ritenevo intereressato a riceverlo.
(Sia detto per inciso, dopo circa un'ora, tornando a casa, vedo l'arciprete precipitarsi in curia, come chiamato con urgenza).
Feci così anche il giorno dopo e l'altro ancora, e la busta leggera e azzurrina di tanto in tanto si apriva (un prete davanti al quale l'aprii rispose no grazie).
Il quarto giorno non ci pensai più.
Quel giorno dovevo recarmi in copisteria per far fotocopiare certi fogli, e usai, debitamente svuotata, la busta dei volantini. E quella volta, come a volte mi capita per ragioni ormai anche affettive, entrai in duomo (ci passo davanti le dieci volte al giorno). C'era l'arciprete, e subito lo vidi un po' in apprensione. Era a colloquio con una coppia di fidanzati, ma non ce la faceva a staccarmi gli occhi di dosso. Finché non collegai: non era precisamente me che guardava. Mi saluta apertamente (finge), mi segue con gli occhi quanto gli permette il pilastro. Eccellenza, confesso che a quel punto decisi, un po' canagliescamente, di sostare più a lungo in zone al di fuori del suo sguardo (il duomo è così bello in ogni suo canto).
Ma appena mi scorge sostare in piacevole conversazione con un anziano canonico, non si lascia scappare il momento propizio: lascia fulmineamente gli sposi e ripercorre tutti i miei passi guardandosi per bene intorno, soffermandosi in particolare sui due banchetti dei giornali e del foglietto parrocchiale. In effetti mettere il mio volantino fra la buona stampa non sarebbe stata una cattiva idea: s'immagina che roba, Eccellenza, trovarselo come inserto nella Nuova Scintilla? ma l'arciprete se l'era pensata in proprio (e dovette pure piacergli molto, se altre volte lo intravidi, nei giorni successivi, come indaffarato a riordinare la pila del giornale).
La domenica dopo dovette capitare qualcosa di simile. Entro in duomo per prendere il foglio diocesano: per indegnità ho disdetto l'abbonamento, ma a casa mia c'è qualche anima candida a cui piace spulciarlo. L'arciprete sta predicando. Sfoglio un paio di pagine (i giornali sono in fondo alla chiesa), ma poi lascio lì: farò una passeggiata, mi dico, e nel tornare a casa lo prenderò.
Torno, la messa non era ancora finita, e mi trovo la sorpresa. Appostato accanto all'entrata, in camice e con fare grintoso, il giovine reverendo — che qualche settimana più tardi agirà in coppia — non mi abbandona con lo sguardo finché, preso il giornale, infilati i due soldi che non vale, me ne torno volentieri da dove sono venuto. A riveder le stelle.
Eccellenza, la commedia del vicario, come dicevo, era già andata in scena con un'altra compagnia. Lo spettro della busta leggera e azzurrina aveva già provocato altre apprensioni.
Qualche giorno dopo, di sera, durante un concerto in duomo.
(continua)

 

 

17 ottobre 9

63.
(segue)
Peccato aver avuto altro da fare, perché la grande orchestra, formata da giovani, mi era parsa in gamba e il programma era insolito e interessante. Di passaggio, mi limitai a entrare in duomo per pochi minuti, a concerto da poco iniziato, per curiosità.
L'arciprete da molto tempo, forse moltissimo, è in crisi di identità. Ultimamente, per esempio, non perde occasione per rendere noto il suo ricco curriculum (a partire dall'attestato di lode della quinta elementare): quasi a rassicurarsi di valere o per concorrere a qualche cosa? Ma in giro, Eccellenza, non mi pare di aver visto concorsi: di quelli, almeno, in cui si valutino esami e titoli.
Comunque sia, quella sera il suo demone gli dava di distribuire programmi di sala. Lui lo faceva percorrendo il duomo a destra e a sinistra con la caratteristica sua camminata frenetica, in cui sembra procedere come appeso per le spalle. Entrando lo incrociai e lui deviò leggermente dalla sua orbita per raggiungermi agitando in mano un foglio. Non che i suoi modi si distinguano per finezza, ma su due piedi quel foglio letteralmente sventolato davanti ai miei occhi mi sembrò davvero strano. Lasciai lì l'arciprete che ancora sventolava e tirai diritto, prendendo posto un po' in disparte, nella navata laterale.
L'orchestra mi piaceva molto. E quello stupendo Tutti che pochi minuti dopo fece vibrare tutta quanta la chiesa non era facile da tenere, e durava piuttosto a lungo. Fu proprio sul più bello di quel ripieno che, a sopresa, l'arciprete tornò alla carica. Maledizione. Mi raggiunge, mi si avvicina e mi porge il foglio del programma. Ancora? Comincio a pensare cose strane ecc. Ma lui non fa mai le cose a caso. Ero seduto accanto alla parete, all'estremità di una panca vuota. Ammesso che avesse un senso immune da patologie quello che stava accadendo - penso - bastava sporgersi e porgermi... Invece lui entra dentro la panca e solo quando mi è accanto mi mette in mano il programma: ma le sue intenzioni sono altre, così come altrove sono i suoi occhi. Guardano tutt'intorno a dove sono seduto, soprattutto dalla parte opposta che prima non si poteva vedere, come in cerca di qualche cosa. Cosa cerca? Mi limitai a dire piano: "che palle!"; e lui, spalle che si adattano alla campata retrostante e consueta aria seccata di quando mente: "un gesto di gentilezza!" risponde (talmente emblematico della 'nitidezza' dell'arciprete, Eccellenza, che glielo metteranno come epitaffio). E così si spiegava anche la tempestiva scelta del Fortissimo: l'avessi mandato — per dir così — a quel paese, di certo non si sarebbe sentito.
Già. Ma tutto questo perché? Temeva un lancio di volantini alla Luchino Visconti?
Prima di andarmene, mi piazzo per qualche minuto nella navata centrale per godermi anche visivamente lo spettacolo. E poco dopo accade qualche cosa. Inaspettatamente proprio la scena madre, che si sarebbe ripetuta, grosso modo, qualche settimana dopo.
Dalla navata laterale viene avanti lemme lemme, senza dare troppo nell'occhio, un uomo in clergymen. Ma non, come accadrà nella replica, in drop-clergymen. L'abito, anzi, era di taglia snella. Quel prete, Eccellenza, era Lei.
(continua)

 

 

31 ottobre 9

64.
(segue)
"INGRESSO LIBERO"
(Per inciso, in tempo reale: ore 21.30, di ritorno dal duomo)
Scoperto il gioco, il gioco si cambia. Eccellenza, stavolta c'è poco da fare: il genio è genio.
Stasera riedizione variata, ma magistralis, dello scherzetto. Il concerto in duomo è su Sky, non c'è mica da scherzare: rischio zero! (Che ne dice, da queste parti è possibile godersi in santa pace un po' di musica?)
L'inizio è previsto per le 20.45. Arrivo alle 21. Sorpresa, la porta principale è chiusa. Ma che... com'è 'sta storia? Che si fa? Provo con una delle laterali.
E' aperta. Entro. Ne manca ancora per iniziare. E vorrei anche vedere: le panche sono occupate per un quarto (più tardi non andrà molto meglio). E quasi tutti avranno fatto quello che ho fatto io: hanno trovato chiuso, e sono entrati per le laterali.
Ma... la porta?
E' presto detto. Appena entrato, incontro lo sguardo di chi mi stava aspettando: l'arciprete, conversando e intrattenendo, di fatto staziona di guardia nel transetto, da dove entrambe le porte laterali sono sotto controllo (ma a lui basta guardarne una sola: abito a sud, sarei entrato dalla porta sud). E infatti è rivolto verso di me: appena mi vede, e vede le mani vuote, abbandona la sua compagnia e fa rotta veloce verso l'entrata principale della chiesa. Poco dopo, dalla bussola si vede finalmente entrare qualcuno (per la cronaca: anche qualchedue, ma non molti di più).
(Vorrei tanto sapere che cosa è stato rifilato a quanti erano già dentro a proposito della porta chiusa: serratura inceppata? 'che sbadato, era la chiave del campanile'? esigenze televisive? oppure s'è detto chiaro e tondo: "non praevalebunt"?).
Anche stavolta, Eccellenza, Lei non c'è. Ma non mi metto a sbirciare il Suo ingresso (ne ho abbastanza). Qualche minuto più tardi, chi inizia a parlare al microfono La ringrazia della Sua presenza.
Ma stavolta mi tolga la curiosità. Come L'hanno avvisata: uno squillo, Le hanno mandato il vicario generale (oggi ha rivelato pubblicamente la Sua presenza stasera, e davanti c'ero io che ascoltavo: si sarà sentito in colpa), oppure un esultante SMS? E se era quest'ultimo, cosa c'era scritto: un banale "via libera!", oppure un più contegnoso "ogni montagna sarà spianata", ex aequo con "ad acque di sollievo mi conduce"?
Eccellenza, per non annoiarci ulteriormente conviene che ci accordiamo. Che ne dice se prima di dare in giro il FUORI I PRETI GAY DALLA DIOCESI DI CHIOGGIA, le mando un SMS di avviso? Che so, "se questi taceranno, parleranno le pietre"?
Mi sappia dire.
(continua)

 

 

20 novembre 9

65.
(segue)
ARRIVANO I NOSTRI
(Continua il discorso. Ma prende le mosse da stasera in sala Filippini, nonostante il cervello indolenzito dalle troppe scempiaggini sentite. Questione di dosi).
Eccellenza, porti pazienza se taccio della Signora e del Signore ma non del direttore del settimanale diocesano "Nuova Scintilla", riconosciuto da tempo buon secentista dopo che ha fatto dire di sì a una campana, e ora proponentesi a sette-ottocentesco esaltatore di uomini illustri. Come ben s'intende non c'è nulla di male ad essere l'uno oppure l'altro. Noi tuttavia - c'è capitato di dirglielo anche di persona - gli auguriamo di diventare al più presto un contemporaneo.
C'era anche Lei stasera ai Filippini: mi risponda con franchezza. Non le sembra che l'intervento di Mons. Tosello sia stato un insulto all'intelligenza? "Il catalogo è questo": proprio un bel modo di ragionare. I Nostri: ma robe da matti. E anche a volergliela dar buona, fra tanti intellettualoni e notabili locali a cui ha fatto la riverenza (con quelli vivi la fa sempre, figuriamoci con i defunti) manco s'è ricordato, lui, prete polesano, di menzionare il nome di quei (almeno) due confratelli che per le genti del Polesine, sessant'anni fa, diedero letteralmente la vita. Così va il mondo, chi si fa il mazzo e chi compila cataloghi (tu sì e tu no) a spese dei contribuenti.
Le uniche poche parole che valeva la pena di sentire erano i soavi ringraziamenti della reverenda madre. Davvero commoventi. Con la piccola pena di vedere la sua onesta fiducia mal riposta e, chissà, forse pure malintesa: gli sventurati, anche se dobbiamo loro comunque pietà, non è detto che siano buoni.
(continua)

 

 

4 dicembre 9

66.
(segue)
Sulla "Signora" mi toccherà raccontare cose inaudite, Eccellenza, ma ora è meglio che mi affretti (?) verso la conclusione del mio racconto. Tutti i giorni capitano cose, e io sono lentissimo: non posso continuare infilare incisi. E la giornata d'inizio d'anno pastorale è li che aspetta.
ATTUALITÀ
L'arrivo in curia del mio volantino sui preti gay desiderosi di festeggiare i novecento anni della diocesi nel loro modo singolare (dopo quanto fin qui raccontato, Eccellenza, quanti sono?), scatenò le dovute contromisure. Tenere gli occhi aperti, certo, ma anche preparare adeguatamente il terreno, parare il colpo più che si può. Per uno scopo così importante si ricorse all'autore di una rubrica del giornale diocesano, il quale, con tempismo invidiabile, era già a stampa tre giorni dopo. Col risultato, tuttavia, che se l'Everest avesse le pareti a specchio, lui sarebbe arrivato in cima in un istante.
"Stiamo a vedere per quanti giorni la televisione ci tormenterà, dal buco del telegiornale", e occorre ammettere che non è un buon inizio, "con la storia del serial-stupratore di Roma", quello insomma che era responsabile di una sede del PdS romano. Eppure nessuno ha trascorso notti insonni al pensiero, e i più se lo saranno giustamente dimenticato. La scelta del tema, insomma, pare non solo insolita, ma pure strana.
E giù allora a immaginarsi tutto un "guazzarvi con mani e piedi, con parole e immagini. Insistendo da mane a sera... alla ricerca di particolari pruriginosi, sulla 'doppia vita' del nostro, impiegato modello di giorno e 'mostro' di notte". Ma guarda guarda. E tutto "col risultato di portare la gente a dire: vedete com'è corrotto quell'uomo - e come siamo puliti noi che non violentiamo le donne nei garage". Proprio un bel risultato (anche come argomento). Tuttavia "nessun dubbio che, appurata la verità, occorra procedere a una giusta condanna, per bloccare un reale pericolo e dare un giusto ammonimento". Ah, adesso si ragiona. Eppure direi che qui lo stile e i concetti (?) rassomiglino quelli della colonnuccia (meglio cannuccia: la cartina è proprio di misura) del direttore: peccato, si sarebbe detto che fra i due ci fosse una bella differenza.
Ancora. Ma in fondo non è questo il  mondo in cui viviamo? Non arrivano forse in faccia "spruzzi di compiacenze morbose e di banalità abissali" (solo l'Anonimo dei Promessi sposi avrebbe fatto di meglio), "forme di violenza e brutalità sessuali", "parole, foto, ammiccamenti, che inducono alla compiacenza, alla approvazione, all'insinuazione di varie forme più o meno provocanti di sesso?" "Strana e ipocrità società!" (la figura retorica dell'invettiva la si sconsiglia da tempo persino a scuola) "Pronta a puntare il dito accusatorio... e poi così compiacente a raccontare, descrivere, fotografare, propagandare e persino provocare quel clima di corruzione che è il brodo di coltura degli scandali denunciati". Siamo tutti colpevoli, altro che storie. Insomma, è tutta questione di brodo (ma forse, meglio: di cottura).
E dunque, come rimediare? "Non sarebbero più opportuni un senso di moderazione, un onesto livello di pudore, un saggio silenzio?" Ma il bello viene dopo. "Perché non ci raccontano quel che è vero, bello, e drammatico della vita?"
Eccellenza, una volta "appurata la verità", non sarà vero anche questo? E anche quell'altro, se il tribunale della curia chioggiotta, tanto per cominciare, si degna di protocollare la denuncia (contro un sacerdote per atti di pedofilia) presentata a gennaio: MA NON LO FA. Per caso, la Chiesa di Chioggia - l'unica al mondo con licenza di spergiuro (purché a scopo di lucro) - vuole coprire la corruzione?
Eccellenza, Lei è un Pastore.
[si veda qui il Post LIV]
(continua)

 

 

23 dicembre 9

67.
(segue)
Per strada ho incrociato il vicario generale.
E Monsignor Alfredo Mozzato, nativo di Pettorazza Pappafava, dove i galli da quando lui è nato sono in assemblea permanente, mi ha detto:
" M e t t i t i   i l   c u o r e   i n   p a c e " .
Eccellenza, la misura è colma.

 

 

6 gennaio 10

68.
Signor Vescovo, ieri sera al concerto in duomo. Il copione si ripete sempre uguale, ma io ogni volta ne provo pena.
Lei proprio non si vergogna?

(FORMA ESTESA)
Signor Vescovo, e così in duomo anche ieri sera, come da copione, il concerto per poter iniziare ha avuto bisogno della mia presenza (mi toccherà sentirmi lusingato), e presenza ...disarmata.
(Non ci crederà, ma è per non farLa stare troppo in ansia che stavolta sono arrivato puntuale: pena e compassione oppure sindrome di Stoccolma?)
Con tanto di arciprete nel ruolo del palo che, al solito piazzato a far finta di chiacchierare con lo scemo di turno (stavolta non ho visto bene chi fosse, ma date le circostanze e i precedenti non ci si può sbagliare), appena mi vede entrare si nasconde al mio sguardo per mettere, fedele all'incarico conferitogli dalla curia, la moderna tecnologia al servizio della lieta novella.
Messaggiata la quale fa seguito a breve, sempre da copione, l'entrata in duomo del vicario che, appena s'avvede della mia presenza lì vicino, volge gli occhi al pavimento con lo stupore di chi ne vede uno per la prima volta.
Poi sarà entrato anche Lei, dato che L'hanno salutata pubblicamente.
Signor Vescovo, il Vicario e l'arciprete, che conosco entrambi da quararant'anni, li vedo male. Han dovuto a lungo masticare amaro e adesso pur di perseguire un sia pure malinteso e scellerato istante di gloria (che importa se se la sono procurata avallando il furto, e tuttora persiste la menzogna e la violenza da parte della chiesa locale?) arriverebbero persino a giurare il falso sull'altare su cui celebrano. Ma a Lei posso permettermi di ricordare confidente che Qualcuno ha detto che la Verità La renderà libero. E anche loro, suvvia. Liberi persino di non coprirsi di ridicolo, come ieri sera e le altre sere.
P. S.  Mi creda, se me ne sono andato poco dopo (mediocrità dei musicisti a parte) è perché ero in pena in particolare per Lei che è il mio Vescovo, e che non pare uno sciocco.

 

 

13 gennaio 10

69.
11 gennaio 2009                                    11 gennaio 2010

"Quale padre, se un figlio gli chiede un pesce,
gli darà una serpe?"

Signor Vescovo
io venni da lei
come si va da un padre

 

 

24 gennaio 10

70.
BUSETTO A DIVINIS
Signor Vescovo,
di denuncia in curia, ormai da un anno, ce n’è anche un’altra: ignorata anche questa.
La mattina in cui andai da quel prete studiai le parole: “Vengo a chiederti aiuto”. Non scelsi la persona giusta (componenti del mondo cattolico nazionale, l’ho sentito dire io stesso da un presule, premono per farlo vescovo: loro avranno fatto la scelta giusta?). Egli era, ed è ancora, uno dei miei persecutori, e umiliò la mia debolezza facendosi gioco di me, e, divenuto poco dopo mio confessore, usò della confessione per assumere informazioni. Dalla padella finii nella brace.
Come Lei sa, si chiama Angelo Busetto, è nativo di Pellestrina, ed è parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Chioggia, nonché responsabile storico locale del movimento di Comunione e liberazione.
La prima volta che salii le scale del vescovado, Lei a un mio cenno al riguardo ribattè: “Non mi compete, e non voglio neanche saperne il nome”.  La seconda volta, richiesta da me anche questa — venni per vedere se avrebbe perseverato nella menzogna: non ce ne sarà una terza — , Lei disse che lui ed io ci saremmo confrontati, alla presenza anche di altre persone; ma aggiungeva pure, non senza ragione, il suo scetticismo al riguardo: “Lui negherà...”.
Quando sento parlare del pur sacrosanto diritto di difendersi, mi colpisce sempre di quanto poco si parli del dovere di dire la verità. Ma la mia ingenuità è evidente. Comunque sia, quello che più importa è che, a distanza di molti mesi, l’incontro da Lei promesso non si è mai tenuto, né se ne è mai sentito parlare. E insieme con la denuncia giacente in curia senza numero di protocollo, cioè di fatto inesistente, dovrebbe mostrare a sufficienza che la curia vescovile di Chioggia si sta ...difendendo.
Ma servisse a dare un’idea della possibile linea di difesa dell’interessato — dato che non si avrà il piacere di intenderne i termini — Le racconto, Eccellenza, una cosa che m’è capitata.
Non c’è dubbio che la curia abbia curato il suo pio progetto in tutti i particolari (e ormai si illuda che giunga a buon fine), ma anche il miglior ingranaggio deve fare i conti prima o poi col suo granello di sabbia. Questo che Le racconto non è quello decisivo, ammesso che ce ne sia uno — (non) si rassicuri: non ci saranno granelli —, ma ugualmente vale la pena che lo conosca.
(continua)

 

 

31 gennaio 10

71.
Signor Vescovo,
ha letto la rubrica "I giorni" sulla Nuova Scintilla di questa settimana? Busetto si lagna, ma non ho mica capito di cosa.

 

 

11 febbraio 10

72.
Non si può servire a Dio e al denaro
Signor Vescovo,
un povero prete che quando hai sedici anni ti mette una mano fra le palle non è una sciagura.
A sconvolgerti la vita vale molto di più una chiesa che per denaro e potere volta le spalle a Cristo, e che per lungo scorrere di anni perseguita te che sei di intralcio ai suoi fini (quelli sì) poco puliti.
La Chiesa di Chioggia con il vescovo di prima, e con Lei, suo degno successore, è stata e continua ad essere tutto questo.

 

 

21 febbraio 10

73.
Signor Vescovo,
perché non dà ordine di sopprimermi? (No, non sono impazzito).
A conti fatti mi sembra la soluzione che accontenta tutti, o almeno una maggioranza... qualificata.
(continua)

 

 

23 febbraio 10

.
Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più

 

 

26 febbraio 10

74.

segue  BUSETTO A DIVINIS (LX)
(prima che mi dimentichi)
(ERRATA CORRIGE)
Lo chiameremo Innocente. È un anziano signore nativo di Pellestrina ma residente altrove, innamorato della sua terra. L’ho incrociato qualche volta nelle ultime settimane. Di tanto in tanto viene a Chioggia anche a trovare Busetto, di cui m’ha detto di essere amico fin dall’infanzia.
Gli promisi le Reliquie chiozzotte, il mio libretto uscito nel 2007.
Come Lei forse sa, dato che Gliel’ho regalato, mostro che Goldoni nelle sue Memorie, senza darlo a vedere, parla delle reliquie dei Santi patroni di Chioggia e pure dell’apparizione della Madonna a Pellestrina: il che parrebbe notizia abbastanza interessante... ma la curia (vedi recensione puttanesca di Mons. Tosello su Nuova Scintilla) e i suoi amici tengono ben nascosto anche questo per i loro fini evangelici ('buona notizia' significa ormai 'notizia buona a far fruttare un sacco di soldi e di voti').
Il Signor Innocente fu meravigliato di saperne ora per la prima volta (appunto), perchè è molto appassionato alla storia della sua isola, e se ne tiene aggiornato, e fa pure ricerche per proprio conto. Prima di spedirgli le mie Reliquie lo incontrai un’altra volta, e mi disse di aver fatto cenno del mio libretto al sacerdote suo amico e conterraneo: e questi gli aveva risposto di non averne mai sentito parlare nemmeno lui.
Eccellenza, il caso vuole che all'allora mio finto confessore io non solo abbia donato le mie Reliquie, ma tra coloro a cui le donai, egli fu pure il primo. E lui lo sa, perché glielo dissi.
Per sapere che Busetto mente non avevo bisogno dell’involontario contributo del Signor Innocente (e nemmeno Lei, Signor Vescovo, che conosce la verità:  per questo si guarda bene dal dirla): vorrà dire che servirà almeno agli increduli (non certo agli adepti di Comunione e liberazione, che da questo punto di vista sono credenti e pure praticanti).
Nella città e diocesi di Chioggia c’è qualcuno dunque che non mente? Pietro Alfredo Mozzato mente, e da insulso aggiunge alla menzogna lo spergiuro; Vincenzo Tosello mente non solo nel fare la recensione ma anche in tante altre cose (la sua è ormai menzogna compulsiva: perché non si cura?); Pierangelo Laurenti (e famiglia), arciprete di Pellestrina, al quale ho donato cinque copie — le nasconde, e nelle due feste dell’Apparizione intercorse si guarda bene dal farle apparire — mente e sfotte quando ti risponde chiedendoti scusa di  ‘non aver valorizzato a sufficienza il tuo lavoro’; Busetto mente non solo ai suoi amici d’infanzia, ma anche a te (una cosa da poco, ormai, dopo la violazione e l'abuso del sacramento della confessione), rispondendoti di no quando gli chiedi più di una volta se ha letto il tuo libretto: una trentina di pagine che s’è bevute in mezz'ora la mattina stessa in cui gliel’ho portato.
E anche Lei è un bugiardo, Signor Vescovo — "io non ne so niente" — , che promette incontri chiarificatori che non mantiene, e che, per spiegarsi meglio, accorre al fortilizio autoreferenziale di preti scomunicati, coprendoli con un lembo del Suo piviale.
Anche Lei, che fra pochi minuti, dalla catacomba delle sette e trenta del mattino mi esorterà ancora una volta a convertirmi e a credere al Vangelo.
Le prometto che con la grazia di Dio farò il possibile, vescovo indegno al pari del Suo predecessore, ma avere da almeno dieci anni i membri più zelanti della chiesa locale alle calcagna con il mandato di romperti i coglioni a scopo di rapina non è condizione ottimale. Ne conviene?

 

 

27 febbraio 10

75.
Signor Vescovo,
la curia vescovile di Chioggia pullula di campagnoli che si sono messi in testa di passare alla storia. Non sono furbi. Il furto, la menzogna, l'abuso dei sacramenti e lo spergiuro cui non disdegnano di ricorrere per farsi strada è già noto ai saggi che tacciono, e sarà noto a tutti al primo soffio di vento.
E la storia si occuperà di loro solo per stabilire che non ne valeva la pena.
Lei vuole essere della partita, faccia pure. Ma non è molto meglio compiere il bene, vivere (e far vivere) in letizia, essere dimenticati e lasciar fare allo Spirito?
(Signore, aiutami a intendere quello che dico)

 

 

28 febbraio 10

76.
Signor Vescovo,
dato che ormai siamo a marzo e ancora non s'è sentita volare una mosca, mi permetta di annunciarLe che quest'anno la Chiesa di Chioggia compie 900 anni.
Sentiti auguri.
P. S. Noi uomini liberi non abbiamo bisogno di farci trainare da una campagna elettorale per dire le cose che ci danno gioia: la Chiesa di Chioggia (1110-2010), ridicola, svenduta e corrotta, sì.

 

 

12 marzo 10

77.
Signor Vescovo,
dall'ultimo Post non è trascorsa neanche una dozzina di giorni, e già ci vorrebbe la carta moschicida.

 

 

12 marzo 10

78.
900 ANNI
SVENDITA PER CESSAZIONE ESERCIZIO

Signor Vescovo,
ieri sera la curia di Chioggia ha ampiamente mostrato che vendere il proprio sedere è un gioco da ragazzi.
Agitata come una zitella dopo il mio Post del 28 febbraio scorso, nel giro di una dozzina di giorni ha dapprima mobilitato monsignori sul foglio diocesano, con almeno il merito (sia pure involontario) di strappare un sorriso; ha poi incaricato collaboratori di stendere articoli (da par loro) sul sito della diocesi; infine, atto necessario a riconquistare la dignità perduta, ha febbrilmente messo in piedi in poche ore una serata di presentazione (...presentazione?) di tre pubblicazioni non precisamente fresche di stampa, due del 2008 e una del 2009: il tutto per annunciare ― agli 11 di marzo ― che sì, in effetti la chiesa di Chioggia compie 900 anni, ma solo a patto che sia la curia a dirlo.
È stato ieri sera: c'era anche Lei. Date le premesse, non importa qui renovare la noia (musiciste e giovani intervenuti a parte), ma solo la presentazione di monsignor Marangon. Dopo essersi tolto il pensiero annunciando subito la ragione di tutta la messa in scena, Monsignore ha rivelato agli astanti che i tre libri non erano stati finora presentati perché si  pensò di farlo proprio in occasione dell'importante anniversario ecc. (quindi rispettivamente due anni e un anno dopo), che come coglionata pare davvero insuperabile.
Ma purtroppo c'è di peggio, perché Marangon ha mentito. Al di là che non s'è mai sentito al mondo che si presentino gli atti di un convegno (gli atti sono... atti), quelli del convegno sull'apparizione della Madonna di Marina (uno dei tre libri di ieri sera) la loro presentazione in realtà l'hanno già avuta: due anni fa, all'oratorio dei Filippini, poco dopo la loro uscita, con l'intervento di monsignor Mozzato (che per la sessantottesima volta in vita sua ha riscaldato la minestra di laurea ― e ieri sera c'era anche lui) e di un noto storico locale. Monsignor Marangon non può esserselo dimenticato perché di quella presentazione è stato il moderatore.
Signor Vescovo, faccende come questa, se ancora possibile dopo tante angherie subite per lunghi anni a scopo di rapina dalla chiesa di Chioggia, mi inquietano molto. Non era necessario mentire e in modo così plebeo, eppure lo si è fatto, e pure pubblicamente. È vero che era la serata stessa di ieri tutta una menzogna, e quindi una più una meno... ma ugualmente c'è qualcosa di rozzo e violento, oltre che stolto, in tutto questo: credono che tutto gli sia concesso, anche prendere in giro la gente. E Lei è della partita: alle sette e trenta del mattino la chiesa locale predica la conversione, ma nel resto della giornata pratica la spregiudicatezza e l'arroganza nel raggiungimento dei propri fini, e non importa se poco puliti.
Signor Vescovo ieri sera la curia di Chioggia ha ampiamente mostrato che vendere il proprio sedere è un gioco da ragazzi.

 

 

13 marzo 10

79.
Signor Vescovo, che sbadato.
La vera inaugurazione del 900esimo anno della diocesi di Chioggia è avvenuta in realtà il 4 gennaio 2010, quando è pervenuta in curia una denuncia a carico del vicario generale Mons. Pietro Alfredo Mozzato. L'accusa era, ed è tuttora, di spergiuro (v. LX).
La curia non ha risposto. Cioè ha risposto chissenefrega.
E la sede non era vacante.

 

 

14 marzo 10

"IN VERBO TUO"
Signor Vescovo,
"Io non ne so niente" (Lei).
"Giuro sull'altare del Signore che io di questa storia
non ne so nulla
" (il Suo vicario).
La chiesa di Dio che è in Chioggia è retta da bugiardi
e da malfattori.

 

 

20 marzo 10

81.
Signor Vescovo,
stamattina ci siamo insultati (ha cominciato Lei). Speriamo che la prossima volta non ci sia bisogno di menarci.
Faccia la carità di dire la verità.

 

 

4 aprile 10

82.
"Il mondo ha bisogno della gioia
che scaturisce dalla verità".
BENEDETTO XVI

 

 

19 aprile 10

83.
Signor Vescovo,
stasera di guardia alla porta del duomo finalmente un laico, in ottemperanza, sia pure tardiva, alle indicazioni conciliari.
Badi tuttavia - Lei è nuovo qui - che quel signore, ancorché investito professionalmente di responsabilità educative, ha bisogno lui stesso di essere aiutato; e facendolo sentire qualcuno con simili incarichi, a cui peraltro aderisce con entusiasmo perché è tutto il suo povero capire, non lo si aiuta di sicuro.

 

 

20 aprile 10

84.
FUORI I PRETI GAY
DALLA DIOCESI DI CHIOGGIA

(http://www.accademietta.it/zzz12.html)

 

 

22 aprile 10

85.
Signor Vescovo,
la mattina in cui, davanti a San Francesco, m'ha fatto l'onore di degnarmi di un Suo grazioso insulto, da me empia e temerariamente restituitoLe (ma dato il contesto ammetterà che il mio, pur identico al Suo, era tuttavia più rispondente), s'è persa la reazione del Suo Vicario Generale al foglietto che gli porgevo poco prima.
Ripiegandolo con solenne precisione, ebbe a pronunciare con ostentata calma le seguenti parole: "Sai cos'è uno spergiuro?" Le risparmio i passaggi. Disse insomma che se quella volta lui giurò ecc. di non saperne nulla, è perché "non ne sa nulla" (noti, come se non bastasse, l'uso del presente). Come vede, compiacendo se stesso e il proprio vescovo, e soprattutto i signorotti locali, il vicario non molla e persevera nella menzogna (pochi istanti prima, come del resto anche Lei, dell'Introibo).
Era facile ribattere che la denuncia serve appunto ad appurare la verità. E che la curia doveva dunque rispondere. E così feci. A questo punto allora le parole memorabili: "Ma chi ti bada a te?"
Signor Vescovo, s'immagini la scena. Uno sporge denuncia contro un sacerdote per fatti di gravità inaudita, ma la curia non si cura manco di rispondergli. Questo naturalmente si lagna, e siccome un giudice non c'è (e dovrebbe esserci), capita che s'incarichi di rispondere la seconda autorità della diocesi, che ahinoi è proprio colui a carico del quale la denuncia è sporta. Il quale assolve brillantemente al suo compito rifilando al malcapitato un "ma a te chi ti caga?" (perdoni la lieve traslazione: le assonanze sono acqua cristallina).

 

 

24 aprile 10

86.
Signor Vescovo,
di ridicolo quella mattina, ci fu pure, come Le dicevo, l'ostentata calma olimpica del Vicario Generale: la calma dei vincitori (ma in giro non ho ancora visto trionfi: dice che se ne vedranno?). È proprio una commedia campagnola da povera gente: chiamarla penosa storia di provincia sarebbe farle un complimento.
Le propongo alcune righe che qualche anno fa scrissi d'impulso tra me e per me, senza nemmeno terminarle e limarle, un giorno che nel battello di Pellestrina incappai in monsignor Mozzato in vena di intrattenere i presenti, sia pure un po' indirettamente, sul tema "io vicario generale". Del resto se uno non fa mostra del suo potere è come se non ce l'avesse: non ci si può sottrarre.
Potrebbe intitolarsi Il mondo alla rovescia (noti che alla luce dello spergiuro del vicario, che gli ha meritato la denuncia al tribunale ecclesiastico, le "menzogne dette per infamia" si rivelano facile profezia).
Non si possono affidare incarichi di responsabilità a chi non li sa reggere. Gli equivoci saranno all'ordine del giorno. Proclamerai in pubblico, com'è accaduto di recente, la tua abilità nell'accaparrarti soldi pubblici: ma lo sanno tutti che è solo il prezzo di una prestazione. Tutti sanno perché ti hanno fatto vicario: e lo sai anche tu. Ma i ricordi col tempo si allineano coi desideri, e tu hai desiderato dimenticartelo: il posto che occupi, perciò, è divenuto conseguenza del merito. L'esercizio dell'autorità, allora, da servizio diventa diritto; le menzogne dette per infamia diventano le necessarie incombenze legate all'esercizio di un potere; la familiarità concessa dai signorotti più o meno di provincia non può che derivare dall'obiettivo riconoscimento del tuo valore; il prezzo di una prestazione (fossero anche soldi pubblici a palate) diventa il frutto della tua capacità di acquisizione.
Laudetur Jesus Christus.

 

 

24 aprile 10

87.
Signor Vescovo
come Lei sa, presso la curia vescovile di Chioggia giacciono inevase tre denunce a carico di sacerdoti diocesani.
La prima (gennaio 2009), a carico di un anziano canonico, per molestie sessuali su minore;
la seconda (gennaio 2009), a carico di Mons. Angelo Busetto, per abuso e violazione intenzionale e continuata del sacramento della confessione;
la terza (gennaio 2010), a carico del Vicario Generale Mons. Alfredo Mozzato, per spergiuro.
Non si dirà di loro che sono "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti"?  E che la chiesa di Chioggia, a partire dal suo vescovo che li copre col silenzio e la menzogna, è a loro in tutto simile?

P. S.  Noti en passant che le mie virgolette sono d'acciaio.
Chi per mentire o magari insultare maneggia senza ritegno persino la Scrittura, le usa di gomma.

 

 

25 aprile 10

88.
se la presente non dovesse raggiungere direttamente Mons. Francesco Zenna, qualcuno per cortesia gli faccia sapere che l'unica cosa folkloristica che mi è data di ricordare oggi sentendolo esordire ai Salesiani a commento di un mio volantino sono tutte le cose che lui fa e dice in nome di Cristo, le quali, dipendesse da lui e non dalla Grazia, sarebbero puntualmente svuotate di senso e di sostanza dalla perseveranza con cui egli dice e fa l'esatto contrario nel rimanente del suo tempo
e quando apre bocca può accadere, come oggi, che si senta
e che non sia il solo non è motivo di consolazione, anzi tutt'altro

 

 

29 aprile 10

89.
Signor Vescovo,
ai tempi del Suo predecessore, Mons. Vincenzo Tosello si comportò in modo simile (e vorrei anche vedere). Nel commentare la mia presenza-con-foglietti alla porta di S. Francesco, sede di un concerto d'organo (partecipava anche il vescovo), ebbe a segnalarla ai presenti dal microfono come "azione di disturbo".
Per gli sciocchi che conseguono lauree a dozzina (senza peraltro dare l'impressione che gli giovi), chi dice la verità e chiede giustizia compie solo un'azione di disturbo.
Però si può capire. Se a mentire e a commettere ingiustizie (dicasi anche per il suo confratello nel canonicato, quello del folk) sono, come in questo caso, proprio loro.
Con vescovo operosamente compiacente, allora come oggi.

 

 

29 aprile 10

90.
Signor Vescovo,
è accaduto ora per accidente, ma dovevo passarci.
Di Mons. Francesco Zenna non avevo ancora detto nulla qui, eppure il caso volle che lui fosse la prima persona attraverso la quale, senza che nemmeno una parola sia stata versata, ho avuto compiuta percezione della guerra  che è in corso nella chiesa di Dio che è in Chioggia (per ora accontentiamoci di questa) contro di me.
Una guerra vigliacca, come purtroppo Lei ben sa.
Accadde nel 2004, finto centenario del martirio di Felice e Fortunato (poco prima della messa del Patriarca in duomo), occasione in cui la Chiesa di Dio che è in Chioggia si mostrò, a chi sapeva guardare, capace di simonia o, se si vuole, capace di calare i pantaloni davanti al potente di turno (magari ci torno).
A quella data un primo furto ai miei danni (quello dei Sepolcri) da parte della chiesa di Dio che è in Chioggia era già stato compiuto (tra il 2001 e il 2002): in curia dunque si sapeva della mia felice scoperta, e si progettava alle mie spalle con empia esultanza. Mentre io non avevo ancora pubblicato una riga.
Tutto accadde nel giro di pochi secondi. La messa sarebbe iniziata di lì a poco, e Monsignor Zenna, che non rivedevo da molti anni, col camice piegato sul braccio si stava dirigendo sollecitamente in sacrestia a vestirsi: io stavo seduto tra le panche.
All'improvviso mi vede. Si ferma di colpo, ma in modo plateale (fosse stato in auto, le gomme avrebbero fischiato). E mi fissa. Cazzo se mi fissa. Si direbbe che sfoderi con me quella sua espressione particolare, quel misto di odio (poi magari non sarà vero) e di sorriso, che assume solo quando parla di Comunione e Liberazione, che (storicamente è andata proprio così) gli ha scombinato i piani dell'esistenza e i valori della cistifellea (avesse solo avuto la pazienza di aspettare...).
Rimango di pietra, mi viene di scuotere impercettibilmente la testa, ricordo di aver pensato tra me "è pazzo, non può guardarmi così". Poi, la messa che non aspetta.
Signor Vescovo, molti segnali di vario genere erano pervenuti da tempo, ma che un canonico - che non fosse quello in odore (acre) di malattia mentale col quale finora avevo avuto a che fare - si permettesse, e in pubblico, e in chiesa, un atteggiamento simile, significava che la guerra unilaterale (sei anni fa) era ormai scoppiata, e che era a tutto campo. E Gesù Cristo, e i martiri?

 

 

30 aprile 10

91.
VOCAZIONI
Signor Vescovo, dato che Mons. Francesco Zenna di Tribano è pure rettore di una manciata di seminaristi, mi permetta una riflessione più generale (che per me viene da lontano).
Se è vero che non si può essere maestri se non si è testimoni, come disse Paolo VI (l'ha ricordato Lei qualche giorno fa), allora il problema della scarsità di vocazioni sacerdotali potrebbe essere tutto qui: nessuno vuole essere come loro.
Nessuno, Signor Vescovo, vuole essere come voi.
[E quelli che lo vogliono, si vede pure.]

 

 

5 maggio 10

92.
Signor Vescovo,
non dev'essere facile fingere, e fare per due anni il confessore di qualcuno come operazione di intelligence.
Mons. Angelo Busetto di Pellestrina c'è riuscito. Finalmente un uomo di valore in questa storia di insulsi.

(continua)

 

 

15 maggio 10

93.
Signor Vescovo, La prego,
quando durante le messe che celebra mi vede entrare in chiesa per ascoltarLa, non mostri un'aria seccata, come se il mio mestiere (visto anche che la chiesa di Chioggia m'ha indotto ad abbandonare quello che avevo) fosse quello di dare in giro volantini sui preti gay.
Io invece sono un uomo assetato di verità e di giustizia, e Lei mi pare parli assai bene in proposito. Per questo vengo volentieri ad ascoltarLa.
A meno che non voglia farmi intendere che la mia presenza Le rende immediatamente tangibile la contraddizione tra ciò che predica e ciò che fa, complici la Sua curia e il Suo capitolo (più avanti toccherà parlare anche di altri).
In tal caso sappia che ha tutta la mia comprensione.

 

 

15 maggio 10

94.
Signor Vescovo,
i rappresentanti del mondo cattolico clodiense vanno anche loro a Roma a dare a Papa Benedetto tutta la solidarietà che merita. È una bella cosa, le recenti polemiche in ogni parte del mondo sui preti pedofili sono state pesanti e penose.
Però come faranno a dirgli che presso la curia vescovile di Chioggia giace inevasa ormai da più di un anno la denuncia a carico di un prete gay per molestie sessuali su minore? E che la curia non ha mai risposto in merito — cioè ha risposto chissenefrega —, e che il vescovo, due volte interpellato personalmente, ha nei fatti confermato tale atteggiamento?
Ma siccome ci vanno anche preti diocesani che mi risulta abbiano in curia una denuncia anche a carico loro (per altri reati, pure gravissimi), magari sarà l'occasione per chiedere un'amnistia nella ricorrenza dei 900 anni della chiesa clodiense.
Più che un'amnistia, peraltro, la sua ratifica.
Buon viaggio.

 

 

18 maggio 10

95.
Signor Vescovo, per cortesia,
dica a quel canonico (che Lei sa) che se gli hanno ammazzato la madre non è un buon motivo per prendersela con la mia.

 

 

20 maggio 10

96.
Signor Vescovo,
ieri m'è toccato aver a che fare, sia pure brevemente,
con Monsignor Longamanus.
Il quale anche stavolta non ha perso occasione
di destinarmi qualche dispettuccio, in verità di gusto
un po' femminile (sia detto senza malizia).
Niente di che. Non fosse che gode del vantaggio che non lo puoi mandare a fare in c. Quello pure ti ringrazia.
(P. S. Chieda a Busetto se così può andar bene. Prima di metterci tutti a piangere, s'intende).

 

 

22 maggio 10

97.
Signor Vescovo,
la chiesa di Chioggia, dopo averlo derubato e massacrato, ha detto al figlio dell'uomo
TU NON ESISTERAI (CHE PER IL MIO DISPREZZO)
e ha agito di conseguenza.
Il delitto più grande. L'assassinio è fardello più soave.
Signor Vescovo, per cortesia, dia ordine di sopprimermi. (No, non sono impazzito).

 

 

23 maggio 10

98.
PENTECOSTE
Signor Vescovo,
la chiesa di Chioggia pratica il bullismo e la sopraffazione con il beneplacito del suo pastore.
Diremo che lo Spirito del Signore è sopra di Lei?

 

 

30 maggio 10

99.
Signor Vescovo,
nessuno dunque ha ricordato, a pochi giorni dalla festa
dei Santi, che ormai è da un anno che Lei è qui tra noi?
Magari staranno preparando qualche onesta sorpresa.
Noi uomini liberi invece ce ne ricordiamo, ma non lo facciamo volentieri. Meglio sarebbe se, vista la corruzione diffusa della chiesa clodiense, Lei avesse fatto un gesto di rottura: o dire la verità e metterla in pratica, o andarsene.
E la Verità la chiesa di Chioggia, ora anche grazie a Lei,
né la dice né la mette in pratica. E Lei è ancora qui.
Sentiti auguri.

 

 

23 luglio 10

100.
Signor Vescovo,
il campanile, in fondo, è un simbolo fallico. Un inconfessato desiderio di pienezza.
Chieda ai suoi esperti.

 

 

27 luglio 10

101.
Signor Vescovo,
Monsignor Longamanus ormai sente aria di vittoria, e mentre ti ride in faccia cerca di scorgerti addosso le tracce dello scoramento per poterti ferire meglio: credo abbia trovato solo quelle della pena (se l'ha capito).
Non solo. Mi esorta a chiudere il Blog, a lasciar perdere e "a tornare a fare le cose serie (sono già rimasti senza? con tutto quello che mi hanno rubato!), perché tutto il resto sarà dimenticato".
Signor Vescovo, in genere non sono incline ad agire con finalità pedagogiche, ma stavolta credo che se mi venisse di prendere a calci fino a Vigo detto Monsignore  – Dio non voglia –, sarebbe solo per insegnargli, tra gli altri, un uso corretto del culo.

 

 

1 agosto 10

102.
NAVATE LATERALI

 

Sig. Vescovo,
che pena oggi in duomo.

 

Ciò che Tosello tocca,
diventa finto.

 

Tutto è fittizio.
Persino i matrimoni.

 

Con corredo
di falsi testimoni.

 

E i figli che verranno,
chi li consolerà?

 

 

 

6 agosto 10

103.
Signor Vescovo,
l'altro ieri dopo vari anni mi sono ritrovato a un metro Monsignor Francesco Zenna di Tribano, e ho colto l’occasione per esprimergli il mio più vivo apprezzamento circa la storia del volantino folkloristico ricordata qui, come pure sull’arretrato. Tuttavia, come sempre quando di cose da dire ce n'è troppe, si finisce per dimenticarne qualcuna. Per questo mi rivolgo a Lei che di certo lo incrocerà prima di me.
Come ricorderà, detto Monsignore si è mostrato pubblicamente scettico sulla mia denuncia contro un canonico gay per molestie sessuali su minore, al punto da qualificarla come “folklore”. Sembra dunque giunto il momento di rompere gli indugi, e di infilare una prova decisiva. Dica pure a Monsignor Zenna che, se è d'accordo, mi offro volontario per strappare al suo ‘confratello che sbaglia’ la promessa di una verifica sul campo.
Una verifica riservata a lui, s’intende.
Avendo io goduto, almeno un tempo, di un certo ascendente (è solo una deduzione), confido di riuscirci. Nulla deve rimanere intentato quando si tratta di procurare una persuasione profonda in un uomo così capace.

 

 

7 agosto 10

104 (già 6.)
"Tu non farai proprio niente".
Così il mio finto confessore Busetto.
Cioè: noi ti faremo tante tante cose per tanto tanto tempo, e tu non reagirai mai.
 [Atto di dolore]

 

 

9 agosto 10

105.
Signor Vescovo,
se una morale provvisoria si può tirare da questa vicenda, è che voi in fondo non volevate fare i sacerdoti, ma le primedonne. E nessuno (sempre che a qualcuno interessi) deve mettere a repentaglio il vostro ruolo.
A questo scopo siete disposti a tutto, come si è visto e come si continua a vedere. Persino a sputare sopra l'altare sul quale avete appena celebrato, oppure lordare i sacramenti con il vostro guano.
Voi fate scrivere a caratteri di bronzo "il Signore Gesù è vivo nella Chiesa" sui frontoni dei vostri templi. Ma se poteste farlo, aggiungereste: "Però se viene qui l'ammazzo".
Sia lodato Gesù Cristo.

 

 

10 agosto 10

106.
Signor Vescovo, primo giorno orbo della Sua Effigie.
Per caso teme di rimetterci la faccia?

Ore 23
Ah, è tornato. Succede sempre così quando Mons. Psycho si mette a fare l'elettricista moralista o lo iudex ultionis. (Mica tanto iuste).

 

 

12 agosto 10

107.
Signor Vescovo,
l'altra sera in piazza mi ritrovo una decina di metri davanti Mons. Psycho che fa la mia stessa strada. Quando s'accorge di me, dapprima accenna a rifugiarsi sotto i portici, ma poi capisce che è troppo stupido: rinuncia, e torna sui suoi passi. E nel breve tratto in cui mi precede - poi provvidenzialmente farà sosta con qualcuno che lo chiama dal caffè -, si guarda alle spalle con la coda dell'occhio per almeno sette o otto volte.
Signor Vescovo, Monsignore evangelicamente non sa quello che fa, ma per il resto sa bene quello che combina.

 

 

13 agosto 10

108.
Signor Vescovo,
ieri ho saputo di preciso quando il mio parroco se ne va. Gradisca queste poche cose dedicate a lui che avevo buttato lì qualche tempo fa, per mio solo gusto.

ADDIO AL PARROCO 1
(Frammento)

Il mio parroco si chiama Vincenzo. Non è persona di valore, ma ce la mette tutta per nasconderlo. Basterebbe attingesse alla Grazia per essere, come tutti, il più valoroso al mondo, e invece preferisce farsi delle gran sudate pur di guadagnarsi quella supposta preminenza (forse tra i mediocri, ma non è nemmeno detto) che nessuno, del resto, esige da lui.
Il mestiere che pare riuscirgli meglio è quello del laureando. Sicché la più grande sventura della sua vita è quella di non avere mai incrociato chi gli rivelasse che conseguire sette lauree non è frutto del buon senso. Ma siccome non è capitato nemmeno a molti altri, i suoi allori destano l'ammirazione dei sacrestani, delle dattilografe del giornale diocesano, delle donne di Azione Cattolica, e in particolare quella convinta di tutti coloro che non hanno mai avuto a che fare con lui.
Pare che anche la stima delle amministrazioni locali gli pervenga a fiumi, ma è appunto solo apparenza. A causa dei voti che la chiesa locale e i suoi annessi riescono a garantire al momento giusto, la curia vescovile trabocca di persone intelligenti.
Difetti ne abbiamo tutti, lui ha (tra gli altri) quello di mentire. Quando si prefigge uno scopo, non c'è verità che tenga. Quelli come lui, il mondo li chiama con un eufemismo: determinati. Perciò quando vai da lui a chiedere che cessi la menzogna (e ci vai in nome di Cristo, perché se fosse per lui non ne varrebbe la pena), t'aggiusta con la sua supponenza, e poco manca che ti mostri tutti i diplomi, che di certo tiene esposti in casa per accendersi l'animo di tanto in tanto, come quel tale ('don' anche lui) con i ritratti degli antenati.
[Ad arginare e a dirigere nella giusta direzione le sue qualità sarebbe bastato un vescovo con i controcosiddetti. Ma da queste parti è da molto che non se ne vede uno. Nell'ultimo decennio, poi, meno che meno].

 

 

14 agosto 10

109.
ADDIO AL PARROCO 2

                                                   Resurrexit sicut dixit
Il mio parroco suona alla porta di casa mia. Alle otto e mezza della sera. Non è atteso. Lo è stato, ma sono trascorsi sette o otto anni dalla sua entrata in parrocchia, e con essi pure le speranze.
Me lo ricordo bene. Al sentir suonare in modo così sguaiato e plebeo, prima ancora di vedere chi è, ricordo di aver detto tra me: "Questo è pazzo". Non ho modo di andare ad aprire io, ma sto in campana. "Don Vincenzo, l'ha trovato finalmente il numero della porta!" sento dire da un mio congiunto con bonomia, ma anche con fermezza. Viene per la benedizione della casa, dice, ma non è vero. Viene per vedere di aggiustare con me la cosa da squilibrati che mi han combinato, la stessa cosa: per questo suona alle otto e mezza di sera, senza preavviso.
"E' venuto per mediare", mi disse poi un notabile ciellino (contenti loro) implicato indecorosamente, come tutti i suoi correligionari, in questa storia: avesse ragione - e ce l'aveva: la sua non era una deduzione - occorre dire che solo un insulso può considerarsi, dopo tante insolenze e menzogne a viso aperto, alcune delle quali pubblicate persino sul giornale, la persona adatta, qualsiasi cosa significhi, a "mediare": questo prete non sa quello che fa, si sente anche da come suona alla porta.
E infatti cerca subito di me. Io mi sistemo in fretta, lo raggiungo, esclamo a gran voce "La salvezza è entrata in questa casa", e subito me ne vado accampando precedenti impegni.
Il bello viene adesso. Nessuno in casa ha trovato da ridire sulle otto e mezza (siamo persone educate), ma il mio parroco, che mente come respira (la chiamano menzogna compulsiva), dice di suo che se ha dovuto venire a quell'ora (e soprattutto, non detto: se non ha suonato prima alla porta di strada; sa bene che se l'avesse fatto, la porta di casa non l'avrei aperta mai) è solo perché in quella giornata ha già visitato gli appartamenti dal primo piano fino al nostro. Non sono sospettoso, ma conosco l'uomo: nei giorni successivi non mi è difficile appurare, con discrezione, che nel mio palazzo non solo nei giorni scorsi, ma da anni un prete non l'ha visto proprio nessuno. (Ma ciò che più forse va notato è che anche per lui non era difficile pensare che mi sarei preso il gusto di controllare; ma quando si tratta di malattia occorre avere pazienza: però uno si deve anche curare).
E fu così che, per quella sera, due quinte elementari ("che poco che è rimasto") ricevettero devotamente la benedizione per mano di sette lauree: ma le prime, senza saperlo, davano una lezione di sapienza alle seconde: che continuavano a non volerne sapere.
Vincenzo,
io ti perdono di avere progettato di utilizzare cose da me scoperte e da te nascoste per avere soldi e povera gloria di questo mondo;
ti perdono di tutte le stupidaggini di cui hai fatto uso per mentire meglio (comprese quelle che hai detto quella sera ai miei quando non c'ero);
ti perdono di avere scritto fesserie per danneggiarmi sul tuo giornale che tanto ti somiglia;
ti perdono per avere indotto i miei amici a tradirmi in cambio della gloria disonesta che gliene sarebbe derivata;
ti perdono pure di avermi aizzato contro i gruppi ecclesiali più improbabili che intorno a questa infamia, contrariamente a me, si sono annoiati un po' meno;
ti perdono per aver circuìto, per guadagnarlo alla tua causa, soprattutto qualche cristiano "incapace", in particolar modo i cretini, che in tali circostanze, come si sa, provano l'insperata ebrezza di sentirsi guariti;
(bada tuttavia che per perdonarti c'è bisogno che tu riconosca il mal fatto: e tu non hai mai riconosciuto niente: vedi? non sono nemmeno in grado di esercitare il perdono!)
ma quei due vecchi che la Chiesa ti ha affidato (bla bla bla la parrocchia!), che tutti riconoscono buoni e che non hanno fatto mai nulla a te come a nessun altro, era proprio necessario che prendessi in giro anche loro, testa di cazzo?

 

 

15 agosto 10

110.
ADDIO AL PARROCO 3
[Signor Vescovo,
il mio parroco Vincenzo, pur di non rassegnarsi alla verità, tentò brillantemente una delle sue avances anche altrove. Una sera fui invitato a cena a casa di un amico mio che m'ha tradito. Ero stato io a sollecitare l'invito, perché ancora speravo, e l'avrei inutilmente sperato ancora a lungo, che si deponesse la scelleratezza, e si tornasse ad essere quello che si era.
Varcata la soglia, bastò un secondo per accorgermi che non era cambiato nulla, che le stupide finzioni continuavano, che quella sera in casa V. si recitava, malamente, a soggetto. Solo che era strano: chi gliel'aveva fatto fare a invitarmi per trascorrere una serata noiosa e ripugnante? non era meglio non invitarmi affatto?
Ma l'invito riservava una sorpresa. Nel bel mezzo della cena, a interrompere il susseguirsi penoso di riempitivi, suona il telefono. "Sì, vieni, vieni!" dice lei in un istante. Riattaccato, "E' don Vincenzo", dice, "viene a portarmi del materiale che ha ritrovato di mio papà".
Il padre di lei, medico all'ospedale, morto più di dieci anni fa, era persona molto nota a Chioggia, e in città già due monumenti lo ricordano. Tralasciando cento cose, basterà aggiungere che detto medico collaborava con una rubrica al giornale diocesano. Da cui la telefonata. O almeno il suo oggetto.
Estratto dal cilindro, il mio parroco si siede, consegna la merce, e gli viene offerta qualche cosa da bere. Il discorso che intavola va subito a finire , ma, con una abilità che non mi riconosco, lo faccio immediatamente deviare su ricordi comuni a me e lui, scegliendo accuratamente qualche episodio particolarmente avvincente anche per gli altri. Mi riscopro narratore e mi sembra una boccata d'aria buona: in quella serata mefitica ci voleva, persino per i miei ospiti. E in più serve a far sì che il mio parroco, fallito l'attacco, si ritiri poco dopo.
Signor Vescovo, Lei inviterebbe a cena a casa Sua un amico per gabbarlo meglio? (...forse sì, dato che nelle due udienze concessemi m'ha rifiliato al medesimo scopo un mucchio di stronzate). Non è forse sacra l'ospitalità e la condivisione del pane, che le si usi per compiere il male? Ma evidentemente in questa nostra storia è la regola: lo spergiuro di là da venire di Mons. Mozzato e la violazione della confessione da parte di Mons. Busetto non sono forse, con ben maggiore gravità, sul medesimo piano? La cena di quella sera — persino il cibo non sfigurava — aveva il sapore del sacrilegio (davanti ai bambini, che imparano presto).
Ma c'è anche un'altra cosa. Il mio parroco e i miei amici, fra i tanti cavalli di Troia, fra le tante stupidaggini che si potevano inventare perché la commedia potesse aver luogo, non hanno trovato nulla di disdicevole a coinvolgere nell'inganno la memoria del defunto padre di lei.
Questione di pietas, che il mio parroco  – e a quanto pare non lui solo – possiede in quantità apprezzabili solo al microscopio. E non si può comunicare ciò che non si ha. A giudicare dal risultato di quella sera, anzi, se ne comunica solo l'assenza.
A tanto, Signor Vescovo, credo non sarebbe arrivato nemmeno Lei.]

 

 

15 agosto 10

111.
(APPENDICE AL 110.)

Signor Vescovo,
anche quando dimora in noi la menzogna più odiosa, rimane tuttavia intatto, per quanto riposto, un barlume di verità.
Quando al mio parroco Vincenzo non restò che discendere senza speranza le scale che aveva risalito poco prima con orgogliosa sicurezza, si accinse a dare un bacio di saluto alla Signora. Era certo un'abitudine. Ma lei, pur continuando a sorridere e a salutare, un po' si ritrasse. Lui fece atto di insistere, e allora quel bacio fu dato.
Signor Vescovo, in questa storia di dieci anni in cui molti hanno ritenuto di lusingarmi occupandosi un po' smodatamente di me, io ho solo cercato, perché tutti si vivesse un po' meglio, qualcuno che si ritraesse dalla menzogna, dalla sopraffazione e dalla persecuzione. Nessuno l'ha fatto in modo fermo e definitivo, o, se è successo, non lo mostra né lo dice. Ma io rimango convinto che, per Grazia di Dio, il mondo si regga su quella fosse pure frazione di secondo in cui dentro di noi riconosciamo, per poi magari smarrirla persi dietro alle nostre passioni, la verità di noi stessi e dell'universo.

 

 

15 agosto 10

112.
ODDÌO IL PARROCO 

 

 

15 agosto 10

113.
Signor Vescovo,
per una di quelle convinzioni che uno si ritrova dentro chissà come e su cui riflette solo quando (e chissà quando) gli si presenta l'occasione per intendere che non è vero, uno finisce per non disgiungere dall'idea di omosessualità maschile quei tratti di effeminatezza nei modi e nell'intonazione della voce che probabilmente provengono per lo più da caricature.
E infatti in Mons. Longamanus non si vede affatto: sfido chiunque.
Ma c'è un però. Perché a volte si vede benissimo. In particolare quando il suddetto, ad esempio, dall'inizio di questa guerra non perde occasione per ridermi dietro, canzonarmi e disanimarmi (segue Inno alla noia): evidentemente non gli riesce di farlo altrimenti che in quel modo (ma la prima volta ci sono rimasto). Solo che per ovvie ragioni (nonché vigliacche) lo fa per lo più quando non c'è gente in giro, sicché nessuno può farci caso. Questa specie di metamorfosi per così dire contestuale, mi fa molto riflettere...

 

 

15 agosto 10

114.
Signor Vescovo,
oggi 15 agosto, festa dell'Assunta, cade il secondo anniversario di questo un po' diario un po' corrispondenza. Di cui avrei fatto volentieri a meno.
Dedico il post numero 100 [ma 114] a Mons. Giuliano Marangon di Donada di Porto Viro (tra l'altro recensore incompreso della mia prima pubblicazione). Il motivo è semplice. A fronte di un mondo cattolico clodiense in cui nessuno usa internet (è una deduzione), Monsignore è l'unico ad aver ammesso di essersi collegato qui. Probabilmente me l'ha detto in un momento di distrazione, dato che la consegna della damnatio memoriae ai nostri danni è ferrea. Magari gliene avranno dette quattro. Quello che so di certo è che quando se l'è lasciato scappare era presente un galoppino del progetto culturale curiale: che l'ha fissato odiandolo.

 

 

17 agosto 10

115.
Signor Vescovo, non so se mi spiego.
A conti fatti, e a voler prescindere dalle mani lunghe
su di me sedicenne, il problema di Mons. Longamanus
non è quello di essere gay. E' quello di essere
un emerito rottinculo.
(Per una volta chiedo scusa alle Sue soavi auri).

 

 

17 agosto 10

116.
BUSETTO A DIVINIS 2

Signor Vescovo, mi spieghi come funziona.
Monsignor Angelo Busetto di Pellestrina di Venezia ha la ventura di abusare per due anni del sacramento della confessione per darmi, in comunione con tutta la chiesa locale, una bella fregatura. Mica male. Ce n'è per una riduzione allo stato laicale (e per la chiesa locale?).
Lo denuncio. Ma lo faccio quando la sede è vacante: 'Torni quando c'è il vescovo!' Torno quando Lei, appena arrivato, concede la sua prima udienza: "Non mi compete, e non voglio neanche saperne il nome". Ma siccome insieme a questa m'ha detto anche numerose altre (gravi) sciocchezze, torno dopo qualche settimana in episcopio a vedere se si è ricreduto. Sulle altre sciocchezze no, ma su quella di Busetto sembra averci ripensato. Lui ed io, dice, ci saremmo confrontati; alla presenza anche di altre persone. All'ultima risposi: "Mi pare giusto", e cominciavo già a pensare a chi avrei potuto portare con me.
Invece passano i mesi e nessuno si fa vivo. Capìto. Scrivo da qui, in due tempi, il mio BUSETTO A DIVINIS (al che i ciellini smettono di ridermi dietro e passano a tenermi il muso: se lo sapevo prima...). E Lei con buona scelta di tempo una decina di giorni dopo va alla messa ciellina del mercoledì a Borgo San Giovanni, evidentemente a confermare nella fede e a portare i conforti della religione alle anime in angustia per immeritato dolore.
Qualche tempo dopo La incontro casualmente e Glielo dico. Risposta: "Ma non sei capace, una volta che lo incontri, di chiarire con lui la cosa ecc.?". Insomma s'è rimangiato tutto. E non dà decente prova di sé quando aggiunge con un sorriso: "Noi non abbiamo tribunale, ma ti puoi sempre rivolgere a quello di qualche altra diocesi". L'autorità è Lei, Signor Vescovo, e Lei se ne lava le mani: anzi, magari fosse solo questo.
Buona ultima, qualche settimana fa mi vedo Mons. Busetto di Pellestrina innalzato alla dignità canonicale al titolo di Simone e Giuda (non quello, quell'altro). Mi pare corretto interpretarlo come segno di solidarietà e riconoscenza: quello che Busetto ha combinato non deve essere lieve da mandar giù nemmeno per lui.
Ma io non m'accontento. Non c'è una giustizia nella Chiesa?

P. S. Signor Vescovo, perché, già che c'è, non nomina Mons. Longamanus cubiculario personale di Sua Eccellenza?

 

 

17 agosto 10

117.
TU CHE NE PENSI DEL MONDO, MILÙ?
.
Un introdotto nelle compagnie corrette di questi anni in zona mi rivela, allo scopo di meritare ai propri occhi il privilegio graziosamente concessogli (ma forse ha anche un incarico, di cui non dico), che in fin dei conti al mondo ci sono delle gerarchie da rispettare.
Uno non può permettersi di fare quello che gli pare sopravanzando quanti per ruolo riconosciuto ne avrebbero diritto prima di lui: chi crede di essere? Uno non può arrivare a capire cose che costoro non hanno ancora capito né forse capiranno mai: sarebbe umiliante. Uno non può permettersi di scoprire tesori che costoro non solo non hanno trovato ma nemmeno cercato: spettano loro di diritto. Uno non può appellarsi a verità e giustizia se queste vanno a intaccare posizioni perseguite con tanto sudore e notti insonni: è un'astrazione.
I servi numerosi che guardano a costoro come al proprio destino lo sanno bene, e non pretendono di sedere a mensa con loro. Solo, come cani muti e devoti, accucciati menando la coda in attesa, non perdono di vista la tovaglia dei loro padroni. E, alla bisogna, rivelano altrui con fare vissuto cose che tu non ti rassegni a capire.

 

 

18 agosto 10

118.
VOCAZIONI 2

Signor Vescovo,
in fondo dovremmo fare tutti come Mons. Marangon.
Dato che quella del prete non è la sua prima vocazione (non lo dico io, l'ha detto lui), allora si fa la sua brava vita di insegnante (la prima sarebbe questa), alloggiato mangiato riscaldato coccolato bistipendiato reputato studiato viaggiato ampiamente feriato e senza incarichi pastorali tranne quelli che di solito si conferiscono a un pensionato. E alla fine trova persino vescovi che per ringraziarlo lo fanno canonico.
E adesso che in pensione c'è veramente, quale sarà la sua prima vocazione? Pare sia quella di imporsi come erudito locale e come guida turistica. Ma sarà proprio la prima?
Il mio barbiere che l'ha sentito fare da guida alla SS. Trinità (quella di chiamarla pinacoteca è una delle sue trovate innovative: buon per lui che i Rossi non ci sono più: la disciplina la userebbero su di lui), mi dice: Che testa quell'uomo! e lui di teste se ne intende. Non ho potuto che rispondere: Ne sono convinto anch'io.

 

 

18 agosto 10

119.
 VISITE GUIDATE

Signor Vescovo,
perché non approfitta delle ferie prolungate e lontane di Mons. Marangon per organizzare una visita turistica riparatrice al duomo e al palazzo vescovile? Perché, vede, è vero che le cose belle si impongono da sé nonostante qualcuno parlandone te ne dia un'idea distorta, ma è anche vero che qualcuna di quelle parole finisce per rimanere e per lasciare una fastidiosa e improvvida impronta nei tuoi ricordi. Nelle visite guidate da detto Monsignore tra giugno e luglio è accaduto varie volte: prendiamo dal mucchio.
Se le due statue che reggono il pulpito in duomo la guida le chiama cariatidi (cultura classica, Monsignore!), al visitatore non sarà impedito di ammirarne la forza e l'imponenza nonostante si chiamino telamoni: c'è solo da sperare che almeno il nome se lo dimentichi.
Se poi viene detto che il cuoio dipinto che sta sopra il pulpito proviene dal pubblico palazzo di Chioggia demolito dopo un incendio nel 1817, sarà invece da sperare che il turista non veda come vedo io, e come dovrebbe vedere anche la guida, che il cuoio riporta lo stemma di un vescovo di Chioggia morto nel 1715.
Quando poi le guide si aggiornano su testi di gente pur benemerita ma morta alla fine dell'Ottocento, capita che non siano in grado di informare il visitatore sulla paternità longheniana, oltre che dell'altare del Santissimo, pure di quello dei Santi Patroni, dato che lo si è scoperto nel 1929. E tanto meno che persino il disegno complessivo del pulpito, secondo una recente non improbabile congettura, possa rimandare allo stesso Longhena, l'architetto del duomo.
Nel Palazzo vescovile, pur interessante, c'è meno da... vedere. Così se nella sala del trono la guida ti dice che il quadro a destra, raffigurante un re che a capo scoperto riceve la benedizione da un papa, rappresenta Enrico IV  a Canossa (1077), il visitatore, cui il quadro sarà pure piaciuto, per quanto modesto, sarà difficile che recuperi che l'opera in realtà rappresenta un altro Enrico IV (il primo dei Borboni), calvinista che si converte al cattolicesimo a Firenze nelle mani del papa ("Parigi val bene una messa") nel 1593.
Alla stessa maniera, anche se non si tratta di errori veri e propri, non rimarrà troppo soddisfatto di risposte del tipo "Risale al periodo asburgico" il visitatore che chiede cosa ci stia a fare nella sala "del trono" di un vescovo di Chioggia, addirittura sull'asse delle tende — vale a dire come parte integrante dell'arredamento —, un'aquila dorata a due teste sormontata da una corona, lo stemma della Casa d'Austria...
Signor Vescovo, il Suo canonico Mons. Marangon può fare di più. Per questa volta gli diamo la sufficienza (tirata: 6=), ma solo per invogliarlo a fare meglio la volta prossima. Non dubitiamo che ci riesca, basta solo un po' di volontà buona. Con quella, come si sa, riesce bene ogni cosa.

 

 

20 agosto 10

120.
LA TOMBA DEL VESCOVO

Signor Vescovo,
all'interno della chiesa di S. Francesco vulgo Muneghette si trova una pietra tombale recante la seguente iscrizione:
...
PASCHALIS GRASSI
SIBI SUISQUE
...
La stella di prima grandezza della cultura locale Mons. Marangon non ha dubbi: si tratta della tomba del vescovo Pasquale Grassi (quello, per intenderci, sotto il cui episcopato il duomo antico andò in cenere). Che detto vescovo fosse sepolto in S. Francesco lo si sapeva, e il nome che si legge sulla pietra in effetti corrisponde.
Eppure qualche dubbio in proposito gli poteva anche venire. Possibile che un vescovo non abbia fatto scrivere accanto al suo nome anche il titolo episcopale? E che un presule riporti "sibi suisque" (per sé e i suoi familiari) usato in genere per chi ha famiglia? E ancora: non è strano che nella Storia di Mons. Morari, che tra l'altro del Grassi era stato vicario generale, si dica che la tomba sta "in mezo la chiesa", mentre questa si trova in disparte, vicino al secondo altare a destra?
La stella di prima grandezza della cultura locale ex aequo Mons. Tosello cita al riguardo le iscrizioni "magistralmente pubblicate" dall'illustre confratello: perciò al riguardo non può che starsene tranquillo. Eppure avrebbe potuto-dovuto controllare, dato che si tratta della sua chiesa parrocchiale invernale, e che su quella pietra ci passa sopra non una sola volta al giorno.
Una volta feci notare a quest'ultimo che la magistrale pubblicazione di Mons. Marangon in realtà non poggia su solide basi scientifiche. Che in sostanza significa almeno che uno deve confrontare il suo lavoro con quelli che l'hanno preceduto. Sarebbe bastato.
Perché in realtà lo si è sempre saputo. La tomba del vescovo si trova al centro della chiesa appunto, è in marmo rosso di Verona e priva di iscrizione, la quale (maniera che sarà ripresa dalle tombe del presbiterio in duomo) stava su altra lapide, oggi dispersa (il Bullo ce ne conserva il testo), un tempo murata sotto l'attuale pulpito. Il Pasquale Grassi della pietra con iscrizione alle Muneghette, infatti, non è il vescovo, ma il nipote, cui fu imposto (a poco più di un anno dalla morte di quello) il nome del prozio.
Ma da Mons. Marangon, simpaticamente informato dal degno confratello, non ebbi che il muso.
Signor Vescovo, non per noioso eruditume. Questa gente, avvezza all'idea preventiva di avere ragione, si preoccupa della salvaguardia del proprio ruolo, ma non fa niente per meritarselo. Eppure in diocesi è chiamata a prendere decisioni che richiedono conoscenze storiche precise e pulsanti. Cosa ci si può aspettare da loro? non hanno cura di nulla. Nemmeno dell'atto pietoso del riconoscimento della tomba di un vescovo. E come potranno avere rispetto per i vivi?
Stia in guardia, non solo per la Sua tomba.

P. S. Qualche anno fa ai nostri eroi bislacchi ma smaniosi di gloria capitò sotto gli occhi l'occasione della loro vita: una notizia, anzi più notizie bomba riguardanti il duomo di Chioggia. Loro a scoprire quelle cose non ci sarebbero mai arrivati (di questo passo...), ma ecco che se le ritrovavano davanti su un piatto d'argento. Bastava solo rubarle. Un bel problema di coscienza. Secondo Lei che fecero? Domanda retorica. Quello che fece il suo predecessore e che ora sta facendo anche Lei. Con la reliquia della Croce al dito. (Anche altri, come vede, deve stare in guardia).

 

 

21 agosto 10

121.
QUOP

[Non è terrestre]
 
Allo sceneggiatore del prossimo film hollywoodiano sugli UFO, il quale debba inventarsi il nome del protagonista extraterrestre, io consiglierei il nome di QUOP. Non solo suona abbastanza simpatico, ma soprattutto non sai da che mondo arrivi.
Eppure Mons. Giuliano Marangon giura di averlo letto - dice che è un acronimo - sulla lapide latina che sormonta l'alto portale del duomo di Chioggia. In genere di acronimi sulle lapidi ce n'è in abbonzanza, e di tutt'altro che immediata comprensione: insomma, bisogna conoscerli. Ad esempio DOM (Deo Optimo Maximo, che si legge anche qui), PP (Posuerunt), FF (Fecerunt, ma anche altro) e via discorrendo: ma QUOP io non l'ho proprio mai sentito.
Abito a duecento metri dal duomo: "Vado a vedere", mi dico. Ma poi desisto. È sera, e dubito che le luci arrivino a farmi leggere fin lassù. Ci andrò domani.
Ma intanto non sto in me dalla curiosità. E prendo in mano le Iscrizioni lapidarie del Bullo (1906). Maledizione:
"Q. U. O. P."! E' vero che il Bullo si scusa dei numerosi errori che non ha avuto modo di correggere, ma è anche vero che dice di confidare nel lettore il quale saprà certo individuarli. Qui, però, che sia giusto o che sia sbagliato, non si capisce proprio una mazza.
E invece no. Mons. Marangon, sedicente laureato in "Lettere classiche" (la laurea l'avrà pure presa, ma la dicitura è inesistente: dovremmo essere in tema) dà una lezione a tutti da par suo, e spiattella con disinvoltura lo scioglimento dell'acronimo, la vera e propria soluzione dell'enigma:
Qui Urbis Operibus Praesunt
Ellamiseria! come ha fatto? dove l'ha trovato? Nelle profondità insondabili del suo ingegno, sarà lecito rispondere. E purtroppo è vero.
"Gli intendenti ai lavori pubblici", dice. Ossia alla lettera: 'coloro che sovrintendono alle opere (ai lavori) della città'. Potrebbe anche essere formulare (gli acronimi in genere abbreviano espressioni ricorrenti), però manca il verbo. — Tutto qui? verbo che manca si aggiunge. Ed ecco tra parentesi, nella traduzione, l'aggiunta di un "posero" (per un certo verso anche lui di provenienza sconosciuta) che in effetti può dare senso al tutto.
Basta. Tocca trascorrere la notte avvolto fra le tenebre anche dell'ignoranza. E comunque, meglio che mi dia una calmata: io di epigrafia che ne so? Quanto di tutto il resto.
L'alba dal mare squarcia la coltre buia del cielo e va a cercare la facciata del duomo. La lapide sopra il portale la riconosce e risponde accendendo di luce la candida pietra di Rovigno (sia il sole che la pietra provengono da lì). E mostra chiare e intatte le sue parole quasi le pronunciasse.
Non c'è scritto Quop (valà Bullo), c'è scritto QUOD: "poiché". Che non è un acronimo, ma una comunissima congiunzione. Né noi avremo fatto chissaché nel dare una facile occhiata (l'occhiata sui guai della traduzione la lasciamo ad altri). Ma almeno avremo impedito all'epigrafia di diventare, un po' arbitrariamente, una branca dell'enigmistica.

P. S. 1: Se un po' lo conosco, Monsignore dovrebbe accampare qualche giustificazione. Ad esempio, motivi di salute: 'quel giorno avevo il torcicollo'.
P. S. 2: Diversamente dal Bullo che si scusa con i lettori ecc., Mons. Marangon non perde occasione di ringraziare il "paziente acume" di Mons. Tosello che gli corregge le bozze. Qualche errore passerà inosservato anche all'acume, ma a una lettura nemmeno approfondita gli errori - anche solo quelli meccanici, dico - non paiono poi così pochi. Una volta feci osservare a Mons. Tosello - cose che si fanno per cortesia - che su una certa pubblicazione la didascalia a una foto ne indicava erroneamente il soggetto. Risposta, persino con tono pacato: "Impossibile, ne ho rivisto personalmente le bozze". E allora tutto si spiega.

 

 

22 agosto 10

122.
La verità ti fa male lo so       
Signor Vescovo,
stamattina mi sono piazzato alla porta del duomo con in mano un cartello. Il contenuto se lo immagina. Quello che più m'ha colpito è come in Sua assenza i Suoi collaboratori si investano eccessivamente della parte e reagiscano in verità in modo un po' zitellesco.
[Non alludo certo alla similsdegnata recita del Vicario generale (che non m'aspettavo di trovare). Del resto ormai ho imparato a sbarazzarmi di lui in fretta: appena accenni alla qualità dei suoi giuramenti sparisce.]
Così per un intervento che probabilmente non è nemmeno previsto dal codice (un cartello a mano!) hanno mobilitato la Polizia municipale e la Polizia di Stato.
"Il mio parroco si chiama Vincenzo, ecc.".
ERRATA CORRIGE. Occupavo suolo pubblico, perciò un intervento era giustificato. Così un Signore gentile al Commissariato di Polizia. Ne prendo atto, e volentieri lascio perdere che ieri il vigile non fu, per così dire, altrettanto chiaro.
Mi rimane tuttavia un dubbio. Quelli della Polizia municipale sono venuti in quattro: pensavano di portarmi via di peso, o la descrizione di me da parte del mio parroco Vincenzo era tale da giustificare un simile dispiegamento?
GIUNTA. In fondo il mio parroco Vincenzo ha interesse a chiamare la Polizia per gli altri: allontana i sospetti da sé.

 

 

23 agosto 10

123.
Signor Vescovo,
per un'idea compiuta sulla premiata ditta Marangon-Tosello, benemerita del buon vivere locale, basterà solo ancora qualche cenno.
Passando per il Corso, l'occhio una volta mi finì sul basamento delle due statue accanto all'entrata dell'ex oratorio di S. Francesco delle stimmate, di fronte al campo del duomo. Vi si vedono delle iscrizioni, ma le abbreviazioni sono fitte e minute: non le leggo bene, e quelle che leggo non le intendo. Tornato a casa, mi rivolgo fiducioso alla raccolta di iscrizioni di Mons. Marangon di Donada di Porto Viro.
Ne conservo una copia donatami dall'Autore con dedica. "...Con stima e amicizia", ma al luglio 2000 non avevo ancora scoperto niente (per quanto ne sapeva lui): insomma, non c'era nulla da rubare. Per ringraziarlo gliene scrissi quattro interi fogli di osservazioni che mi disse essere "opera di un amico".
Le iscrizioni della facciata dell'oratorio vi sono riportate, ma queste no. Capita, quando se ne ha a che fare con centinaia. Perciò alla prima occasione gliele segnalo.
Mostra di saperlo: se ne sarà accorto nel frattempo o qualcun altro ecc.. Però si vede che non ne parla volentieri. Mi permetto di insistere. La verità era un'altra, imprevedibile. Le aveva viste, ma non sapeva come sciogliere le abbreviazioni.
Signor Vescovo, a farla breve, 'quello che non capisco non esiste' (e perciò se posso lo nascondo) non sembra un modo né ragionevole né alto di stare al mondo, nemmeno per una vocazione di secondo grado.
Il problema dei nostri due eroi non è quello che sanno,
è quello che sono.
(continua)

 

 

24 agosto 10

124.
Signor Vescovo,
se potessimo - ma solo per intenderci - paragonare la diocesi a un circo, a Mons. Tosello spetterebbe il numero dell'Uomo più forte del mondo.
La sua storia, infatti, è una parata di numeri eccezionali. Lauree, titoli accademici ecclesiastici, incarichi pastorali, incarichi curiali, incarichi giornalistici, incarichi scolastici, direzione pluridecennale del giornale diocesano, direzione della casa editrice che al giornale fa capo, assistente ecclesiastico di associazioni laiche diocesane o culturali, responsabile del progetto culturale diocesano, ecc. Per non parlare della produzione di libri, curatele, articoli, interventi, servizi, interviste, presentazioni, ecc. Tralasciando il fatto che da dieci anni ha una parrocchia, sicché dovrà trovare il tempo anche di fare il prete... Vabbè.
Eppure se in tanto intensa profusione di muscoli cercassimo un'intuizione felice, un'acquisizione di cui essere grati, una questione chiarita, un pensiero di cui dire questo lo faccio mio, ne resteremmo delusi. Se fra i 1400 sedicenti editoriali "comparsi ininterrottamente dal gennaio del 1982 ad oggi" valesse la pena di ricordarne uno, forse lo ritaglieremmo per incorniciarlo (magari faremmo eccezione per quello della campana che dice di sì: indimenticabile, ma per altri motivi...). E circa le pubblicazioni il discorso non cambia: se è vero che si pubblica per rendere note cose nuove, lui invece - ad eccezione delle tesi di laurea, ci mancherebbe - raccoglie il già detto, gli dà una sistemata, aggiunge foto a colori su patinata e, come sempre in questi casi, non può che aggiungervi di nuovo e di suo che qualche errore. E del resto se le pubblica tutte lui, quindi se le fa e se le giudica e, dato che escono senza rischio commerciale, le regala (magari per farsi perdonare dal fedele o dal contribuente di averle già pagate).
Signor Vescovo, a che allora tanti anni passati sui libri, a che sette lauree? Perché a leggerlo, e persino ad ascoltarlo, viene in mente sempre la stessa cosa: le foglie d'alloro si mettono sull'arrosto, quelle di Mons. Tosello sul fumo.
 (continua)

 

 

25 agosto 10

125.
(segue)
In fondo è come se le intenzioni prevalessero sulla sostanza, la volontà sulla realtà. Ma a che serve volere fortemente se non si vuole... bene? E' un pregiudizio sul mondo.
Perché si tratta anche di questo. Per il raggiungimento dei suoi fini, a cui del resto la maggior parte del pianeta non è interessata affatto, Mons. Tosello di Boscochiaro di Cavarzere non guarda in faccia niente e nessuno. Il suo premio consiste nel raggiungimento del traguardo, costi quel che costi: la pietas, compresa quella verso sé stesso, è sfrattata. Il furto, la menzogna e la violenza paoiono meno... noiosi se finalizzati alla meta: questione di prospettiva.
E sarebbe niente se quei traguardi, debitamente esibiti, non gli servissero... a farsi accettare. Un sentiero inutilmente tortuoso, un tuffo con triplo avvitamento, un gatto che trascorre l'esistenza a mordersi vorticosamente la coda.

 

 

25 agosto 10

126.
Signor Vescovo,
chi si laurea in materie umanistiche non può non usare come ferri del mestiere le biblioteche. Se poi si laurea pure in Storia, suo pane quotidiano sono gli archivi.
Perché allora Monsignor Vincenzo Tosello di Boscochiaro di Cavarzere, laureato tra innumerevoli altre cose sia in Lettere che in Storia, chiama "archivio", e lo scrive pure a stampa, quel settore della ex Biblioteca del Seminario cui il suo stesso raccoglitore diede il nome di Biblioteca clodiense?
Un giorno glielo feci osservare. "Perché ci sono anche manoscritti", rispose.
Signor Vescovo, a un idraulico che non distingua un cacciavite da una chiave inglese non affiderò mai i miei rubinetti. Neanche se ha studiato a Oxford.

 

 

25 agosto 10

127.
LADRI DI POLLI 

Signor Vescovo,
forse sono stato un po' ingiusto a raccontare solo aspetti ridiculosi riguardo ai Suoi due canonici colti. Eccomi perciò a cercare di rimediare, e a riferirLe di una loro recente valorosa impresa a carattere culturale: una vera e propria acquisizione.
La mia speranza è che possa valere come caso esemplare.

Durante una delle mie gite in bicicletta attraverso le campagne nei dintorni di Chioggia Cavarzere Loreo ecc., mio svago da sempre, scòrsi un giorno (parlo di almeno una trentina d'anni fa, se non di più) una lapide. Fossi passato in auto, non l'avrei mai vista.
Non si poteva osservarla che da distante, chiusa com'era al di là di un cancello fatiscente avvolto da erbacce e rampicanti. Si vedeva che la foggia era antica, e che la parete del casolare pressoché diroccato su cui l'avevano murata (chissà quando) non era la sua collocazione originale. A godere del privilegio di leggerla erano solo le pannocchie del granoturco che le crescevano vicino fin quasi a sfiorarla, e di tanto in tanto i contadini proprietari del terreno (l'entrata dell'azienda agricola è discretamente distante) che forse il latino non l'avranno imparato. Una volta mi portai dietro un binocolo: a stento riuscii a riconoscere una parola ("defunctis", così almeno mi parve) e la data appunto, 1726 o 27 in cifre romane (che anche i signori del campo avranno potuto leggere)
L'idea di un pezzo di storia trovato per caso in mezzo alla campagna stimola l'immaginazione, e ogni volta che passavo di lì non potevo non ripensarci. Uno scrittore di razza avrebbe saputo cavarne, per la sola suggestione, una storia affascinante. Era una specie di mondo. Sicché preferii questa sorta di mistero esclusivo (tanti anni fa, appunto) all'idea di dirlo a qualcuno per il recupero e lo studio. Magari un giorno avrei potuto farlo io stesso, chissà.
Qualche mese fa, in cerca di distrazione dalle mie solite occupazioni, mi venne voglia di saperne di più. E decisi per prima cosa di rivolgermi a un anziano canonico che sapevo essere stato parroco da quelle parti.
Signor Vescovo, il caso vuole che Gliene abbia già accennato.
Ricorda di quando in duomo mi intrattenni "in piacevole conversazione con un anziano canonico ecc." (qui, numero LXII.) mentre Mons. Tosello controllava febbrilmente che non avessi sabotato la cattedrale infilando da qualche parte uno dei miei inesistenti volantini dinamitardi? Ebbene il canonico era lui, e in quel mentre stavo parlando proprio di questo. Fu molto gentile nel raccontarmi varie cose a proposito della sua antica parrocchia: si vedeva che gli faceva piacere.
Poco importa che un suo altrettanto anziano confratello mi abbia poi raccontato che vari anni fa detto canonico, su impulso del vescovo in persona, gli facesse delle telefonate anonime (o evidentemente supposte tali) per indurlo all'obbedienza su una certa faccenda. Nessuno di noi sfugge alle conseguenze del peccato originale: nemmeno quel suo confratello, che, nella stessa occasione ma riguardo ad altro, di essere sincero con me fece solo finta.
Sbagliai ad accennargli della lapide? ne ero consapevole, ma pensavo che lo studio si sarebbe risolto in poco tempo, sicché tanto valeva dirlo in modo diretto.
Finito il giro di controllo (con i fidanzati, come ricorderà, piantati in tronco), Monsignor Tosello nel tornare dov'era allungò il tragitto per passare vicino a noi, ma senza fermarsi. Il canonico gli disse di fermarsi pure, se voleva, perché stavamo solo parlando di... (e pronunciò il nome della località).
Epilogo. Due o tre giorni dopo incrocio il degno confratello e compagno di scienza e coscienza del Tosello, Mons. Giuliano Marangon di Donada di Porto Viro, il quale al solito mi ride dietro, ma stavolta con fare più smaccato e allusivo. E per me due più due fa quattro. Il pomeriggio stesso o il giorno dopo (non ricordo) inforco la macchina e vado in campagna. Nel muro al posto della lapide c'è un buco nero un po' brutale, malamente ricoperto da un rampicante che prima stava un po' discosto.
So quello che devo sapere, e non ho il coraggio di andare a chiedere ai proprietari. Soprattutto perché, diversamente, non saprei non chiedere loro se, quando i nostri eroi se n'erano andati, nel pollaio fosse tutto a posto.

P. S. Vorrei vedere con che faccia renderanno nota la 'scoperta'. Ma se sono furbi ne affideranno l'annuncio ai posteri. Tuttavia possono sempre sperare che la morte rinunci alla creanza. Mica sarebbe colpa loro.

 

 

27 agosto 10

128.
Signor Vescovo,
ho donato le mie Reliquie Chiozzotte a un tale, pregandolo di sapermene dire.
...non vorrei che tu, forte dei tuoi studi e forse della tua esperienza di vita legata alle relazioni negative con uomini di Chiesa, non ti lasciassi andare ad emulare il “Codice da Vinci” o addirittura Lutero che, scandalizzato dalle indulgenze (ed altro ancora) concesse dal Papa in riconoscenza per le offerte in denaro elargite, prometteva appunto uno sconto di pena per i peccati commessi.
Signor Vescovo, in questa storia ho trovato pure della povera gente (esclusi i presenti): ma stavolta ho beccato
lo scemo del villaggio.

 

 

27 agosto 10

129.
Signor Vescovo,
fu un po' infelice quando per liquidarmi durante il secondo dei nostri due miserabili colloqui in vescovado ebbe a riferirmi di avere chiesto in giro notizie su di me, per farsene una idea chiara. A parte il fatto che un'idea di me non Le serviva (il rispetto e la verità che doveva usarmi fin dalla prima volta avevano bisogno della Sua idea di me?), i suoi informatori avrebbero risposto (testuale): "Oh, quello...!", e basta. E così agli occhi del mio Vescovo io non sarei altro che oh quello. Il Suo amore per me, Signor Vescovo, non sarà mai come l'amore di Dio (e, come già Le dissi, nemmeno come quello di San Paolo): tuttavia un piccolo sforzo in più potrebbe farlo.
Tenga tuttavia conto che dato che parliamo di ladri e di malfattori, oltre che povera gente, forse sarebbe il caso di chiedere a persone più obiettive. Le avessero parlato bene di me, sarebbe la prima volta che un ladro parla bene della sua vittima, ammesso che gliene importi (per dir così) qualche cosa, dato che hanno già ampiamente mostrato che non gliene importa (per dir così) nulla. Senza aggiungere che io quelli (oh, quelli...!) li conosco da quarant'anni, Lei da dieci mesi: ma purtroppo temo, anzi sono certo che vi siete capiti al volo.

 

 

27 agosto 10

130.
VII.  ADRIANO NON RUBARE 

Signor Vescovo,
mercoledì 18 novembre 2009 nella sala di lettura della Biblioteca e Archivio diocesano di Chioggia è andato in scena uno dei tanti siparietti di cui, anche grazie a Lei, mi tocca essere lo spettatore designato e, in un certo senso, pure... pagante. Ricordo che mi capitò di raccontargliene uno, e un'idea (ve ne fosse stato bisogno) se la sarà pure fatta. Ma stavolta è una cosa un po' speciale.
Personaggi e interpreti:

La signora G., moglie del direttore di "Chioggia. Rivista di studi e ricerche", vessillo della cultura locale (due numeri annuali a 15000 euro a spese del contribuente, per una quarantina di copie vendute: per numero, ci mancherebbe);

il signor P., il quale avrà pure le sue buone qualità se lo si è assunto a tuttofare della curia malgrado la stretta parentela col Vicario generale;

un vecchietto, che non parla.

Si va in scena appena prendo posto in sala (in ritardo, ma atteso: il bello di essere lo spettatore dedicatario).
Il tono di voce della signora è alquanto sostenuto. (Al signor P.) "Vorrei fare delle esplorazioni (me la trovo davanti ogni mercoledì: tra me e me la chiamo Indiana Jones) sulla busta 22". Non sono mica sordo, che modo di recitare è questo? Ma come anche nei cattivi copioni, si dubita troppo dell'attenzione di chi assiste: e si finisce pure per aggiungere dettagli superflui e seccagginosi. Tanto più che per lunga frequentazione, quelle carte (la busta contiene manoscritti) le conosco assai bene (e lo sanno anche loro): il numero della busta (qui solo allegorico) me ne richiama senza sforzo il contenuto.
E tuttavia la signora apre il quadernone che fa da inventario. Il Signor P., che continua a ripetere "Sì, sì", dapprima impalla la signora e me lo nasconde (non hanno avuto abbastanza tempo per provare): poi se ne avvede, e prontamente si fa da parte, perché lo spettatore unico possa osservare tutta la scena: e così l'inventario è ora spalancato davanti ai miei occhi. Viene ripetuto il nome della busta (uffa), con tanto di dito che la indica sul quadernone (pure), come pure indugia sulla riga del materiale desiderato. Ma ho capito!, non c'è bisogno di... E invece, appunto, i segnali continuano. Di solito se il signor P. non ha ben presente dove cercare in deposito, piega in due l'inventario e va in cerca con la pagina aperta davanti. Questa volta invece estrae da non so dove un post-it fuxia, si direbbe antinebbia tanto il colore è brillante, e lo appiccica in alto tra i due fogli, a sporgere. Chiude il quadernone di carta riciclata, con il bigliettino che risplende come il croco sopra un polveroso prato, se lo porta dietro e scompare atleticamente su per le scale. Pochi minuti dopo porta la busta, e il quadernone viene riposto, ma con intatto di fuori - ma guarda - il suo bel segnalibro rosa, sopra una sedia lì accanto (il posto consueto), che tutti possono vedere.
Testo e recitazione zero, ma adesso ho proprio voglia di sapere come finisce. Comparsa in sala la busta 22, la signora ne tira fuori una cosa, ma non quello che pensavo. Tuttavia un po' mi rinfranco, in seguito, notando che con ogni evidenza le carte che sfoglia davanti agli occhi non le interessano per nulla; mi pare più col pensiero alla scena precedente, e all'attenzione che quella recita a soggetto non può non avere suscitato in me, che pure faccio finta di niente.
Sennonché il tempo passa, la linguella roseggia dalla sedia che pare dica vieni, la signora continua a sfogliare carte con una specie di straniazione e io cerco di concentrarmi sulle mie faccende. E per almeno tre quarti d'ora non succede niente. La prima cosa che succede sono io che esco dalla sala per un paio di minuti scarsi. Quando faccio ritorno, a sorpresa la signora non c'è più e nemmeno le sue cose: se n'è andata. Per come sono fatti quei locali, avendo lei con sé un computer, una borsa, i quaderni, e avendola in altri giorni vista uscire ecc., noto insomma che oltre che muoversi all'improvviso ha fatto veramente in fretta. E noto soprattutto che evidentemente quella citrullata, quale che sia, le è costata più di tre quarti d'ora della sua esistenza. Né per ora so dire se ne sia valsa la pena, ma ho qualche presentimento.
Non mi resta che cedere alle lusinghe della sirena rosa; non mi resta, insomma, che cadere volontariamente nell'imboscata: ma solo per sicurezza, perché un'idea già ce l'ho.
Il signor P. è tornato nell'ufficio, che si trova al di fuori della sala. Ma non sono solo. Separato rispetto a me da una sporgenza della parete che mi impedisce di vederlo quando sono al mio posto, armeggia quello che tra me e me chiamo l'omino del PC: un volontario, anziano piccoletto e tracagnotto, che compila il catalogo al computer. E dato che non saluta e per lo più non parla, e che per lo più non lo incrocio, per me che ne avverto la presenza solo attraverso rumori meccanici è quasi assimilabile a una periferica del computer o a un mouse.
Vado a incontrare l'oggetto (indotto) dei miei desideri - lì dov'è lo può vedere anche l'omino - e scorro la pagina additata. Come pensavo. L'unica cosa che la signora possa sapere che mi interessi è l'Elogio funebre di Angelo Gaetano Vianelli, manoscritto appunto, opera di Girolamo Ravagnan. Quest'operetta, di un certo respiro per un elogio, ma il cui valore è esclusivamente documentario, m'è capitata sotto gli occhi svariati anni fa e ora la sto dando alle stampe. Non ci può essere dubbio, la ragione di tutta la commedia è proprio questa: ma perché? qualche idea (o piuttosto qualche timore) ce l'ho, ma preferisco per il momento non pensarci, e rimanere con i piedi per terra.
E poi: quale il senso di tutto ciò se nella sala non c'erano i comici a esultare nel vedermi 'cadere nella trappola'? Ma almeno a questo riguardo la risposta, sia pure parziale, la trovo subito. Andandomene, incrocio (non capita mai: e a questo punto non è un caso) l'omino del PC. Al solito non parla e non saluta, ma stavolta mi guarda: e il sorriso malizioso che porta stampato in faccia gli sta che è una meraviglia.
Il pomeriggio stesso, mi pare, vado in biblioteca civica per delle cose da vedere. Fra gli scaffali delle pubblicazioni locali incappo in un libretto fresco di stampa di cui avevo visto la locandina. Una galleria di uomini illustri locali, tratta dalla rubrica di un giornale ecclesiastico di Chioggia, mi pare del primo Novecento. La signora G., che in coppia si era cimentata in arte drammatica il mattino, ne era la curatrice, come pure, insieme ad altri, aveva pubblicato, per Nuova Scintilla, l'anastatica delle annate di quel giornale, edizione ipertrofica, assurda sotto ogni punto di vista, la pensata di chi non ha nulla da perdere, non dico soldi ma nemmeno la reputazione (opportunamente se ne è fatto anche un CD: e quello bastava). Il rischio spesso definisce la misura delle intraprese, e quelle editoriali non sfuggono a questa regola: Signor Vescovo, i libri di Nuova Scintilla escono tutti pagati, e i risultati si vedono. Ma questo li supera tutti, e non solo perché è pure un'edizione sdentata, dato che manca un numero (ritrovato poco dopo la pubblicazione del macigno).
A proposito di tale iniziativa il signor P. ebbe un giorno a esprimermi il suo nobile disappunto: "Quanti alberi abbattuti per quel libro!" Come già dicemmo, il Signor P. avrà pure le sue buone qualità.
Il libretto, dicevo, con una presentazione di cui è meglio dire la leggerò domani, come pure l'introduzione (questa anche dopodomani) propone piccole schede biografiche uscite su un settimanale. Le fonti sono quelle consuete della pubblicistica locale, testi in gran parte a stampa. Infatti solo uno è manoscritto, e dato che è piuttosto esteso, in quel giornale c'erano volute diverse settimane, per quanto ne fossero riportate delle sintesi, per smaltirlo. Il personaggio di quelle pagine era insomma il Vianelli, e la fonte il suo Elogio funebre, il manoscritto della busta 22 oggetto della pièce del mattino. E il venerdì c'era la presentazione del libro, di cui ho detto qualcosa qui, e alla quale soprattutto, Signor Vescovo, c'era anche Lei (che sa che ho omesso per noia vari dettagli interessanti).

Mistero svelato? Mica tanto. Manca un dettaglio, quello che spiega tutto.
Di avere 'scoperto' l'Elogio funebre del Vianelli io non l'ho detto mai a nessuno. Se loro lo sanno è perché la trascrizione si trovava fra gli altri files del mio computer, quelli che mi sono stati trafugati. I maldestri protagonisti della scenetta di quella mattina perciò dispongono di materiale rubato, e se ne dispongono loro ne dispongono pure tutti quelli cui fanno capo, la curia vescovile da una parte e il comune di Chioggia dall'altra. Del resto, a Chioggia lo sanno tutti.
Quando qualcuno annuncerà in loco un convegno di studi su Giuseppe Olivi, Ugo Foscolo, con annessi Giacomo Leopardi e qualcun altro (non lo farà certo il Vicario generale, il quale spergiura di non saperne niente), desidero si sappia, Signor Vescovo, che in gran parte s'è potuto organizzarlo grazie a gente che ha rubato con destrezza l'onesto lavoro di un uomo la cui dignità e inviolabilità sono state considerate, in confronto a tanto ben... di Dio, trascurabili.
E del resto a chi lo sto dicendo se non a chi lo sa meglio di tutti? Signor Vescovo, il SETTIMO NON RUBARE (e fosse solo quello!) è stato scritto anche per te.

 

 

28 agosto 10

131.
BUSETTO A DIVINIS 3

Signor Vescovo,
domani cade la bellezza un anno e sette mesi da quando ho presentato in curia due delle mie denunce a carico di sacerdoti. La chiesa locale con Lei a capo ha mostrato bastevolmente che non gliene importa. Sicché la verità grazie a Lei è divenuta non un dovere, ma un'opportunità di menzogna riservata a chi ha il potere di oscurare la verità quando si manifesti. Io l'avevo capita diversamente quando mi educarono ad essere cristiano, per questo continuo ad esserlo malgrado tutto, malgrado Lei e i Suoi.
Dato che la Sua reazione è nota (numero CII.), riporto qui il testo di una delle denunce (l'altra è stata già pubblicata qui; si legge al numero LIV, ma vi è omesso, ancora per poco, il nome del sacerdote).

 

Al Signor Vicario Giudiziale
della Diocesi di Chioggia

Egregio Signore,
mi è stato detto di rivolgermi a Lei, ma non sapendo bene chi Lei sia e quale precisamente sia il Suo ruolo, mi limiterò a descrivere dei fatti, certo che saprà farne l’uso che deve.
Tre anni fa pubblicai due libretti con alcune mie felici scoperte di carattere per lo più letterario legate alla mia città, ma tali da essere universalmente interessanti. La nascita dei Sepolcri del Foscolo nella cattedrale di Chioggia, i versi A Silvia del Leopardi suggeriti dalla vicenda umana di Giuseppe Olivi di Chioggia morto di tisi a ventisei anni, il sonetto A Zacinto dello stesso Foscolo che prende avvio dal Cantico di Ezechia tradotto dallo stesso giovane Olivi: queste tra le altre. Avendole confidate a un amico e compagno di studi che poi tradì, le pubblicai in proprio solo per guadagnare tempo e sottrarle a chi avrebbe scritto cose non sue.
Ma nessuno si aspettava che le pubblicassi in così breve tempo, e autorità ecclesiastiche e amministratori locali (non solo di Chioggia) avevano già a messo a punto un progetto per ottenere finanziamenti pubblici e sfruttare un materiale così splendido, affidandolo a titolati o a loro favoriti, in coincidenza con appuntamenti elettorali.
Perciò da quando i miei due libretti uscirono, a un mese di distanza l’uno dall’altro, con per giunta l’annuncio di un terzo, non solo si fece di tutto da parte di molti per impedirne la diffusione (giornali, televisioni, istituzioni pubbliche ecc.), ma soprattutto si puntò a impedirmi di scrivere il terzo. Per impedire di scrivere, è sufficiente impedire di vivere: e in una cittadina dove tutti si conoscono e tutti i giorni si incrociano, i modi si trovano. Io purtroppo non seppi cambiare subito residenza, perché rassegnato a una cosa ormai imminente e irrimediabile: invece – e le conseguenze furono per me pesanti – passarono anni.
Ci saranno forse altre sedi per far presente il comportamento del vescovo di Chioggia, di altri vescovi, e di molti sacerdoti diocesani volti (oltre che sostanzialmente ad avallare il tradimento e il furto) a mentire, a ferire, a coprire di derisione, a isolare, e a mobilitare in tal senso numerose persone vicine al mondo ecclesiastico, non ultimi i loro parrocchiani e consociati (se si aggiungono coloro che fecero altrettanto per servitù politiche se ne ha il quadro quasi completo). Qui invece intendo segnalare che un sacerdote a cui mi rivolsi per ricevere aiuto e che divenne mio confessore, utilizzò la direzione spirituale per assumere informazioni (al medesimo riguardo) e tenere sotto controllo la situazione, come ebbi modo di osservare da numerosi riscontri, ai quali inizialmente non volevo credere: e la cosa è durata due anni, finché non divenne palesemente insostenibile. Mi pare che tradire la fiducia (che in sostanza significa farsi beffe) di chi decide di accostarsi costantemente al consiglio e alla direzione di un sacerdote, non trovi giustificazioni se non, purtroppo, nel degrado morale e nella corruzione. Io accuso di questo abuso odioso [e sacrilego] Monsignor Angelo Busetto, canonico della cattedrale di Chioggia e parroco della parrocchia di San Giovanni Battista della città.
Ringrazio e porgo i migliori saluti.
Chioggia 29 gennaio 2009

 

 

28 agosto 10

132.
Signor Vescovo,
dica a Mons. Tosello di Boscochiaro di Cavarzere, e forse è tardi, che noi lo avremmo preso per quello che era anche se si fosse fermato alla quinta elementare.

 

 

28 agosto 10

133.
Signor Vescovo (e visceribus),
ciellini che ti ridano in faccia nell'incrociarti è da tempo la regola, anzi, "un'indicazione autorevole" (si sono un po' calmati solo quando ho pubblicato qui il BUSETTO A DIVINIS, indignati perché in fondo il fine della violazione del sacramento era solo quello di rubare, e pare sia colpa veniale...), ma quel prete di Comunione e Liberazione che lo ha fatto per l'ennesima volta passandomi accanto in bicicletta (magari stava andando a celebrare messa) mi fa ricordare di quando, alcuni anni fa, lo incrociai a Rosolina mare, sulla strada della pineta di Caleri.

E' un posto bellissimo, ma un po' noioso da attraversare. Se uno passa di là per la prima volta, sulle prime non gli è chiaro perché vicino a un bosco ci siano tante macchine parcheggiate: poi forse lo capisce, specie se in qualcuna di quelle macchine c'è dentro un uomo, solo, che quando passi ti fissa.
Nel concludere una lunga passeggiata, iniziata tre ore prima in riva al mare (mia graditissima abitudine fino a qualche tempo fa), proprio in quel punto incrociai - io a piedi, lui in auto - il suddetto prete. Il quale mi vide.
'Adesso esageri', Lei protesterà, 'adesso non si può neanche passare per una strada; in fondo c'eri anche tu, no?'
Naturalmente. Io però non ho cercato di nascondermi il volto con una mano.

 

 

30 agosto 10

134.
IV.  ADRIANO ONORA IL PADRE E LA MADRE

Signor Vescovo, questa la dico una volta sola.
davvero non si trova tra i cristiani di Chioggia, dal vescovo al neoconvertito, chi si ricordi di avere una madre e un padre sulla cui incolumità trepidare o sulla cui tomba piangere? Perché muovere guerra a me ha significato anche muovere guerra ai vecchi con cui vivo; se io non ho colpe - tranne quella di credere alle prediche dei ladri e dei poveracci -, loro non si vede proprio in che modo dovrebbero entrarci.
Eppure nessuno, soprattutto fra i conoscenti e gli amici, e nemmeno fra i loro figli, s'è risparmiato di confonderli, e di usarli per una miglior riuscita dell'impresa.
Chiamasi empietà.
Ma del resto se il vescovo dice fate pure - anzi, meglio ancora! -, al piacere (con retrogusto amaro) di compiere il male si aggiunge persino il pregio dell'obbedienza.

 

 

30 agosto 10

135.
X.  NON DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI

Signor Vescovo, così non vale.
Monsignor Longamanus ha un comandamento in meno. Dunque nel Regno dei Cieli ce lo troveremo davanti?

Però, a pensarci: sempre meglio che trovarcelo dietro.

 

 

31 agosto 10

136.
VIII.  ADRIANO NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA
Signor Vescovo,
"Quanti soldi prenderemo con le cose che hai scoperto tu!". Così Lei con ironia l'ultima volta che ci siamo incrociati.
E dato che fino ad allora aveva sempre negato tutto, significa anche: Le due volte che sei venuto a colloquio con me in vescovado mi sono preso il gusto di prenderti per il culo. Amen.
Signor Vescovo, Lei è proprio uno strano.

 

 

31 agosto 10

137.
IX.  ADRIANO, NON DESIDERARE LA ROBA D'ALTRI

Signor Vescovo,
il Suo predecessore e Lei avete fatto anche il passo successivo: la roba ve la siete presa.
E negate tutto come ragazzini.
Ora l'unica verità che vi interessa è quella giudiziaria.

 

 

31 agosto 10

138.
I.
ADRIANO
NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI ME

Signor Vescovo,
oltre a Lei, negli ultimi anni hanno ricevuto la visita di Gesù Cristo i seguenti sacerdoti:
Alfiero
Boscolo
Busetto
Calore
Daniel
Fornaro
Laurenti
Lodo
Mazzocco
Mozzato
Mucciardi
Finton
Tosello
e mi sa che qualcuno mi sfugge.
I modi di reagire sono stati diversi, ma la sostanza unanime. In sostanza avete tutti detto: No grazie, ormai faccio il prete, e non saprei fare altro.

 

 

1 settembre 10

139.
V.  ADRIANO NON UCCIDERE / 1
 
Signor Vescovo,
la risposta cretina e colpevole di S. E. Mons. Angelo Daniel, la non-risposta con tardivo ridicolo finto recupero
di S. E. Dino, la risposta sbruffona di S. E. Mons. Ovidio Poletto, la risposta di S. E. Mons. Angelo Card. Scola resa intuibile due o tre giorni dopo dalle risate cielline clodiensi, mostrano in modo lampante una cosa ben precisa.
La Conferenza episcopale del Triveneto si rende disponibile all'iniquità, e Lei è stato nominato vescovo di Chioggia con funzione di sicario.

 

 

17 settembre 10

140.

 

LETTERA APERTA A SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Santità, in nome di Dio,
la Chiesa di Chioggia pratica il bullismo e la sopraffazione con il beneplacito del suo pastore. Lo fa da dieci anni a danno di una sola persona, e a tale scopo mette a disposizione il sacramento della confessione, utile per assumere informazioni, e offre licenza di spergiuro, con il quale cerca di essere più convincente nel negare ogni cosa.
Le denunce da me presentate presso la curia diocesana fin dall’inizio del 2009 non hanno sortito risposta, e i due colloqui privati avuti con il vescovo a tal riguardo si sono rivelati finti e umilianti.
Chiedo alla Santità Vostra di intervenire. Grazie.

                                          CLAUDIO PERINI, Chioggia.

17 settembre 2010

 

 

18 settembre 10

141.
     signor vescovo, lei non è degno del suo dolore

 

 

2 ottobre 10

142.
(provvisorio)
PROMEMORIA
Eccellenza De Antoni, per quanto inconcepibile sia, non c'è tanto da stupirsi che tutti mentiate: l'avete deciso, e non mollate. Piuttosto la meraviglia consiste, fra altre cose, nella scelta degli argomenti con cui mentire. Quelli scelti dall'Eccellenza Vostra giovedì scorso a Chioggia hanno del lurido.

 

 

3 novembre 10

142 bis.
 
Chioggia 3 novembre 2011
Signor Vescovo,

MEGLIO MORTI
CHE MONSIGNOR BUNGA BUNGA

 

 

 

17 novembre 10

143.
IN VERBO TUO?
Signor Vescovo, stamattina in vescovado Lei ha mentito ancora (conati di vomito).
Sapevo cosa aspettarmi date le precedenti esperienze, ma adesso c'è un'altrettanto nobile storia: quella dell'archivio diocesano le cui porte mi sono state chiuse in faccia dopo un'imboscata tesami da un prete toccone con la collaborazione di un impiegato che ha messo al mondo (non è un augurio) due candidati alla sventura. Solo per questo sono tornato. Lei, con un sorriso che non m'è piaciuto (e non è questione di gusti) ne ha fatto Sue le ragioni, cioè i ridicoli e inconsistenti pretesti (probabilmente le ha approvate prima che l'agguato avesse luogo), e ora dice che non può certo imporre agli altri la Sua volontà.
Questa è la Sua testimonianza alla Verità: il teppismo vigliacco Suo e di molti contro una sola persona.
A proposito. Poco prima Lei mi diceva che non può star dietro a cose che riguardano i casi di uno solo, tante sono tutte quelle a cui deve badare. Che Dio La maledica per quello che ha detto, Signor Vescovo: il Buon Pastore, non Lei, per una sola pecorella lasciò le novantanove. Ma ugualmente non vale perché Lei mente: Lei, al pari del Suo predecessore, le novantanove le usa contro una sola, quella che tutti avete derubato e perseguitato, e poi aggiunge pure che di questa non si può occupare perché non ne ha il tempo. Questo io chiamo insulto, Signor Vescovo, non le parolacce di cui mi ha rimproverato, e che, comunque non gratuite, sa di meritare.
E naturalmente non ha il tempo nemmeno di mettersi a vedere che cosa siano 'ste denunce contro tre sacerdoti che giacciono inevase in curia da due anni. Un Vescovo ha dell'altro. Che il proprio Vicario per cavarsela da chi lo mette davanti alle sue scelleratezze 'nomini invano il nome di Dio' sarà mica una prassi corrente? che un parroco usi il segreto della confessione come strumento di spionaggio, e per giunta a danno del penitente, sarà un comma del diritto canonico? Cose già dette e scritte. Mentre Gliele dico sorride. Poi aggiunge: "Vedrò, leggerò...". Gliele ho segnalate alla Sua prima udienza un anno e mezzo fa: non dica sciocchezze.
C'è infine un'altra cosa che, a sentir Lei, non ha il tempo di fare: quella di informarsi su quale sia in sostanza l'oggetto del contendere. Io, insomma, quando vengo da Lei di che parlo? "Io non capisco proprio che cosa vuoi" mi ripetè una volta fino alla noia, cioè subito, come accade per tutte le cose che si dicono per finta. Lei insomma avrebbe tempo per ascoltare le fesserie colpevoli di don Toccòn, ma non quello di saperne la causa? Continui pure a mentire e a menare il can per l'aia, Signor Vescovo. La causa di tutto non solo l'ha letta nei miei libri che Le ho regalato, ma l'ha sentita anche raccontare da me, e l'ha capita bene e ne ha inteso la portata. Poco importa che probabilmente la sapesse già da prima e che abbia detto il Suo sciagurato sì al piano dei vescovi del Triveneto che prevede il furto, l'occultamento, la menzogna e la violenza a danni di una sola persona, la stessa. L'obbedienza di cui avete dato prova è davvero invidiabile.
Perciò non serve raccontarLe di mie scoperte rilevantissime riguardanti la nostra città, la sua cattedrale, e di grandi poeti e letteraticome Foscolo, Leopardi e Goldoni in rapporto ad esse. Servirà forse invitarLa a smettere di compiere il male e di volgersi al bene. Ma forse non vale nemmeno questo. Da molti anni la chiesa di Chioggia - e fosse solo quella! - ha ceduto la propria primogenitura per un piatto di lenticchie. E tutti sanno e tutti, anche i piccoli, vedono. Signor Vescovo, non solo ormai il tempo non gioca più a favore di nessuno perché nessuno si glorierà di un simile annuncio; ma è pure evidente che per bonificare questa palude ci vorranno decenni.
Maledico il giorno in cui ho avuto per primo sotto gli occhi ciò da cui speravo derivasse, per me e per tutti, soltanto gioia.

 

 

21 novembre 10

144.

"Sì, è tutto vero. Prepàrati".

Così un prete di Chioggia qualche mese fa: l'unico in dieci anni. E dopo avere aggiunto cose che gli fanno onore e che qui non dico per il rispetto che gli devo, concluse in questo modo:
"Bada di non perdere la fede".
Signor Vescovo, quanto poco ci voglia a fare il prete io non me lo ricordavo più. E quanto dia sollievo, meno che meno.

P. S. Scusi se m'è tornato in mente dopo che sono venuto a trovarLa.

 

 

21 novembre 10

145.
Signor Vescovo,
entro l'anno, se la curia continuerà a non rispondere, nemmeno in via confidenziale, renderò pubblicamente noto il nome di Monsignor Bunga Bunga, già Longamanus.
Quando avevo sedici anni cercò di palparmelo, adesso me l'ha proprio scassato.

 

 

2 dicembre 10

146.
nan point maman nan point papa
Signor Vescovo,
il ciellino educatore che alla porta della chiesa venne a deridermi e a violare le parole del volantino in cui si chiedeva cessassero la menzogna la violenza il sacrilegio portava ancora negli occhi la bara della madre calata nella fossa due giorni prima.
Ne convenga, questa storia non bisognava nemmeno concepirla.

 

 

3 dicembre 10

147.
Signor Vescovo,
sento dire che stamattina presiederà il collegio dei consultori.
La prego di salutare per me tre sacerdoti che ne fanno parte, i quali, chi da un anno chi da due, hanno a loro carico una denuncia rispettivamente per spergiuro, per violazione del segreto confessionale, per molestie sessuali su minore. Come vede, è in buona compagnia.
Per caso la decisione di ignorare le denunce, cioè di mancare al Suo dovere di vescovo, l'ha presa dopo averli consultati?

 

 

3 dicembre 10

148.
(ore 8.30)
Vedrò vedrò. Ma Lei faccia la cortesia di non esibirsi in gesti di minaccia sulla pubblica piazza: non pare molto vescovile. E si ricordi che è la stessa mano con cui impartisce le solenni benedizioni.
Eventualmente parole e gesti li rivolga contro se stesso. Davanti al tribunale di Dio, dove non serve inoltrare denunce, non vale la verità giudiziaria: soprattutto quella costruita coralmente e con tanta cura dalla povera gente come Lei che rinnega la Grazia per sedersi allo stand della Sagra della lenticchia.

 

 

5 dicembre 10

149.
"DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR"
Ma la smetta. Della mia eroica defenestrazione dall'Archivio diocesano però sapeva.
E le denunce in curia contro tre preti appartengono forse alla categoria de minimis? Per Lei, anzi, pare diano lustro al curriculum, dato che due di loro li ha fatti canonici. Qui è un po' tornato in sé, ma per poco. Dapprima, con tratto davvero nobile, se L'è fatte ripetere (i tribunali della curia crollano dalle denunce?), poi ha aggiunto di avere chiesto "giù" al riguardo, e Le sarebbe stato risposto che "non vi è luogo a procedere" (magari dal vicario, che è uno dei denunciati).
Signor Vescovo, è vero che m'ha detto che le parolacce non Le piacciono e che si ritorceranno contro di me, però Lei non deve provocare: non mi pare molto cristiano né, credo, molto vescovile. Se provocati, capita a tutti, infatti, di reagire dando a qualcuno, magari in modo triviale, della persona *** (rinuncio: il lemma del Devoto mi pare insolitamente un po' indiscreto anche per il lettore comune).

 

 

5 dicembre 2010

150.
"IO SONO L'AMMINISTRATORE
DELLA DIOCESI DI CHIOGGIA!"

E così fra i miei lettori confessi c'è ora da annoverare, oltre a Lei Signor Vescovo (ci mancherebbe), a Mons. Marangon e a Mons. Mozzato, anche don Alfiero, che un giorno in curia purtroppo devo aver tanto disturbato (gli ho chiesto solo di parlare col vicario) da costringerlo a rivelare, a me che non sapevo e perciò non capivo, il suo ruolo nella chiesa locale: che ne dice? non manca nulla.
Pronuncia non richiesto il nome del sito, mi dice pure che lo legge, e aggiunge infine la sua perentoria ermeneusi: "Te la prendi con tutti!" Dunque sarebbe tutto qui.
Signor Vescovo, questa è l'unica volta al mondo in cui mi sono rallegrato che qualcuno menta senza ritegno. Perchè se la capacità critica del reverendo davanti a una pagina del Vangelo fosse pari a quella mostrata davanti alle pagine mie, ci sarebbe da mettere in dubbio la sua idoneità alla predicazione. Ma appunto, grazie a Dio, mentiva.
(Dunque manca qualcosa).

 

 

21 dicembre 10

151.
LE PAROLE (E LE COSE)

"IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITÀ"

Nuova Scintilla 12 dic. 2010, apertura.

 

 

1 gennaio 11

152.
CLAUDIO PERINI
L'INCENDIO DELLA CATTEDRALE DI CHIOGGIA

(È STATO IL VESCOVO)

 

ACCADEMIETTA
2010

 

 

 

2 gennaio 11

153.
Cara Alina, grazie, ma siamo in molti a sapere che non sarà un buon anno.

 

 

 

3 gennaio 11

154.
LE PAROLE (E LE COSE)

LE FORZE CHE CAMBIANO LA STORIA
SONO LE STESSE
CHE CAMBIANO IL CUORE DELL'UOMO
dal foglietto natalizio di CL
 

 

 

4 gennaio 11

155.
ANNIVERSARIO
Cara Alina,
giusto un anno fa la denuncia per spergiuro a carico di Mons. Alfredo Mozzato. Non te ne rattristare, è solo un uomo che vale poco.

Al Signor Vicario Giudiziale della Diocesi di Chioggia
per conoscenza al Vescovo della Diocesi di Chioggia

Egregio Signore,
mi è stato detto di rivolgermi a Lei, ma non sapendo bene chi Lei sia e quale precisamente sia il Suo ruolo, mi limiterò a descrivere dei fatti, certo che saprà farne l’uso che deve.
Alcuni mesi or sono, poco prima della presa di possesso della Diocesi da parte dell’attuale vescovo, incontrai in più occasioni l’allora Amministratore Diocesano oggi Vicario Generale Mons. Alfredo Mozzato sia nel suo ufficio in Curia sia in Duomo, dopo la messa del Capitolo. In quanto più alta autorità in diocesi durante la sede vacante, e in quanto mia antica conoscenza — fu mio (mediocre) insegnante di latino al ginnasio — mi rivolgevo a lui per chiedere la cessazione della violenza e della menzogna perpetrate a mio danno (e a danno, di conseguenza, dei miei familiari) da parte della Chiesa di Chioggia intenta da anni al progetto di far fruttare, in termini di denaro e di malinteso prestigio, scoperte storico-letterarie fatte da me alcuni anni fa, riguardanti la città e la sua Cattedrale. In genere il suddetto Monsignore mi faceva parlare, diceva che lui non era al corrente della cosa — della quale è uno dei promotori —, alla fine apprezzava il mio troppo giusto sdegno ecc., e tutto finiva lì. Neanche le mie due denunce giacenti in Curia da gennaio contro due sacerdoti, e legate a tale vicenda (descritta nel dettaglio in una delle due) parevano contraddire il fatto che non ne sapesse niente. Insomma, negava ad oltranza ogni cosa, anche l’evidenza.
Non so se il Diritto canonico preveda sanzioni contro i sacerdoti che praticano la menzogna a fini di lucro e a danno del popolo di Dio loro affidato — purtroppo pochi mesi dopo (non lo dico a cuor leggero) mi toccò sentirmi dire le stesse cose anche dal Vescovo: “non ne so niente” e “non vedo cosa posso fare” —, ma l’ultima volta che lo incontrai, il suddetto ebbe ad andare oltre. Stanco di reiterate menzogne, per tacere di penose prese in giro di cui fui fatto oggetto, avevo deciso di metterlo alle strette. Non è difficile, i fatti sono davanti agli occhi. Eravamo in duomo. Trovandosi braccato, il Monsignore rivolse gli occhi all’altare su cui aveva appena celebrato, e con il braccio teso nella stessa direzione, pronunciò, con una certa solennità, le seguenti parole: “Giuro sull’altare del Signore che io di questa storia non ne so nulla”. Signor Vicario Giudiziale, non Le sarà difficile appurare che per nascondere questa “storia” infame e penosa tuttora in corso, con cui la chiesa locale viene meno al proprio mandato e contraddice la ragione stessa della sua esistenza, l’allora Amministratore diocesano sede vacante, oggi Vicario generale Mons. Alfredo Mozzato, nativo di Pettorazza Pappafava, è ricorso allo spergiuro.
Delle affermazioni di Mons. Mozzato ebbi ad informare personalmente anche il Vescovo, il quale si limitò a sorridere.
Ringrazio e porgo i migliori saluti.
Chioggia 4 gennaio 2010

P. S. Non mi risulta che le mie precedenti denunce, in data 29 gennaio 2009, siano state protocollate. A distanza di quasi un anno mi permetto di chiedere che ciò avvenga, e che me ne sia dato cortese avviso. A tal fine allego copia di entrambe.

 

 

6 gennaio 11

156.
RACCONTO EPIFANICO
ovvero c'è sempre qualcuno di troppo tra noi
(con quel che precede)

DE ANTONI AMOVEATUR
Fino, diciamo, a luglio 2011? Sì, direi che va bene

 

 

8 gennaio 11

157.
LE PAROLE (E LE COSE)
Corresponsabili nella Chiesa — Conseguenze operative:

"Rapporti personali di comunione e di dialogo improntati a sincerità e rispetto tra vescovo e laici".
+Adriano, 27 settembre 2009 (Nuova Scintilla)

 

 

9 gennaio 11

158.
LE PAROLE (E LE COSE [FOTTUTE])

Voi non abbiate paura di far conoscere al vescovo le vostre sofferenze e i vostri problemi.
+Adriano, 29 dicembre 2009 (Nuova Scintilla)

 

 

13 gennaio 11

159.
Cara Alina,
a volte non cogliamo del tutto la portata delle nostre azioni. Penso, ad esempio, che se ad annunciarmi per primo la morte e la risurrezione di Cristo fosse stato il vescovo Adriano, io non gli avrei creduto.
[(23 gen.) - P. S. In Thailandia basterà credergli sulla Parola.]

 

 

17 gennaio 11

160.
"BUON ANNO"
Cara Alina, don Cowboy non ha un rapporto sereno con le madri altrui (la sua gliel'hanno uccisa gli Apaches).

 

 

21 gennaio 11

161.
LE PAROLE (E LE COSE)
Cara Alina,
Monsignor Giuliano Marangon di Donada di Porto Viro, riferendosi al furto di opere d'arte perpetrato dai Francesi (così pare) nell'Oratorio dei Rossi, ebbe una volta (anzi due) a scrivere che "Napoleone allungò le mani sulla chiesa della SS.ma Trinità".
Vigliacco se non è un tentativo di depistaggio.
(P. S. Hai visto? riprendo a sorridere).

 

 

22 gennaio 11

162.
Cara Alina, "La bellezza salverà il mondo", aveva ben ragione quel tuo connazionale. E fece bene a mettere parole simili in bocca a un... idiota. Dalle nostre parti, tuttavia, dove di sacro ormai non rimane che la auri fames, si fa finta di non capire che la bellezza o è onesta o non è.
E non è vero che "tutto il resto sarà dimenticato", come sentenziano le zucche. La bellezza sa essere anche vendicativa (per causa della giustizia, s'intende).
Anche se io ― che dunque non ne sarò degno ― non me ne capacito.

 

 

4 febbraio 11

163.
SON PARRUCCONI DI CERVELLO PRIVI
COME CONCHIGLIE DEL MUSEO D'OLIVI
Ugo Foscolo

 

 

7 febbraio 11

164.
"GRATIA MEA SUFFICIT"
Cara Alina,
pittori mediocri, amici di pittori ridicoli, al libro inviato loro in dono non hanno nemmeno risposto grazie.
(Sì, l'hai già sentita).

 

 

9 febbraio 11

165.
Cara Alina, mi torna in mano il foglietto della cattedrale di qualche mese fa, quello con il Commiato del mio parroco Vincenzo uscente. Mi sembra piuttosto il discorso di fine mandato di un assessore (che intenda ricandidarsi), ma ormai sono tante le cose che fa e di cui parla che a volte perde il filo di sè stesso, se non proprio il gomitolo (il culmine lo raggiunge durante le esequie di illustri, lasciando nei presenti il dubbio se sia stato più involontariamente memorabile o più imbarazzante).
Ma mi coglie di sorpresa un'altra cosa. Molte delle persone che ringrazia - come collaboratori, come accudienti, come insperati fornitori di senso - sono le stesse dalle quali in questi anni mi sono buscato l'esposizione di arcate dentarie digrignate, l'ostentazione di sguardi intensi e continuati, di sorrisi non propriamente benevoli, di saluti reiterati nonostante la mia mancata risposta ecc., tutto insomma quel repertorio di varia intelligenza noiosa che anche il più pacifico degli uomini conosce grazie al fatto che siamo stati creati liberi.
Allora tocca chiedersi se 'seguire' un prete (lui, almeno: ma qui da qualche parte ne ho elencati da fondarne una congregazione...) non significhi allontanarsi da Cristo.

 

 

9 febbraio 11

166.
Questi, cara Alina, io chiamo cristiani professionali. E leggendo i giorni del busetto - non poteva venirmi che da lui - m'è apparso in tutta la sua evidenza quanti credenti non praticanti praticherebbero se le panche, le sacrestie, i centri parrocchiali e le 'sedi' non ristagnassero di praticanti non credenti. Insomma, di loro.
(Hai ragione, non è questo il punto).

 

 

9 febbraio 11

167.
Cara Alina,
don Cowboy è amico dello sceriffo, e perciò un paio di giovedì fa (non era ancora accaduto nulla, ma lui... è) mi saluta ringalluzzito e trionfante al mercato (sono anni che gli ho tolto il saluto, e a volte, quando gli fa comodo, rinuncia anche lui). Ma stavolta è speciale: vuoi mettere?
(La cronaca è di poco conto. Siamo in mezzo alla gente e senza fermarmi lo degno di uno smettila. Il suo 'pubblico' sdegno si traduce in un borbottìo (con spalle impazzite): "E... bè... ì... ti salù...", oltre a un bisillabo che non ho ben inteso. Forse urka, ma non ci giuro.)

 

 

9 febbraio 11

168.
I cristiani professionali si fanno pagare? No, non dico solo beni morali: anche quelli, certo.

 

 

13 febbraio 11

169.
Non dico una paga vera e propria, ma qualcosa ogni tanto ci può pure scappare. A parte un posto come insegnante di religione - che pare proprio il minimo -, la fedeltà alle istituzioni parrocchiali può procurare via via un posto in posta, un posto in banca, un posto in consiglio comunale, eventualmente anche (sono gli incerti legati a ogni intrapresa) un posto in tribunale sul banco degli imputati. Un modo insomma di interagire con la realtà che ci circonda, che apre alla vita e riconcilia, salvo imprevisti, con le asperità dell'esistenza.
Un bene da difendere strenuamente.
Mi pare possa essere anche per questo, ad esempio, che ci si ricordi di togliere il termine "giovani" dal nome del proprio tenace gruppo parrocchiale solo dopo che gli aderenti hanno superato il mezzo secolo.
(Cara Alina, come mi sia venuta in mente 'sta storia non me lo ricordo bene. Vi avrà avuta la sua parte anche la giornata inaugurale del Museo Giuseppe Olivi, quando mi sono imbattuto in un ex giovane di questi. Con cartellino distintivo).

 

 

18 febbraio 11

170.
VISITA DEL PARROCO ALLE FAMIGLIE
BENEDETTO COLUI CHE VIENE
NEL NOME DEL SIGNORE

(Tanto, Busetto suona lo stesso).

 

 

18 febbraio 11

171.
GIORNATA DEL MALATO
“... E poi un’altra cosa che forse mi turba, che qualche volta nella vita ho intravisto, è la falsità. Io capisco tutti i peccati degli uomini — perché siam fragili, e con ogni probabilità (a volte mi dico) a me nessun peccato è estraneo, non son mai riuscito a condannare uno — però la falsità mi è stato insegnato che è la cosa peggiore. Uno non può sorridere e in quel sorriso impugnare un’arma, uno non può mentire all’altro, uno non può esser vigliacco a tal punto di dire io non dico quel che penso.
Ecco, queste son le domande che mi dicono ‘ma noi uomini perché?, per quattro giorni che stiamo qui, in questa situazione in cui finiamo per farci del male, quando la nostra felicità dipende soprattutto da uno sguardo, da un sorriso, e per lo meno dal dirci la verità gli uni con gli altri’.
Domanda: Ma quindi il dolore, la sofferenza hanno un significato o non ne hanno nessuno?
Non vanno perdute, io penso. Però, attenzione: nella sofferenza molti si abbrutiscono.
La sofferenza, come la malattia, non è vero che ci rende più buoni. Alcune volte sì, ma non a tutti è dato, e non tutti hanno questa capacità di elaborare dentro di loro le grandi contraddizioni per poi farne venire una fonte di libertà, una fonte di affetto, una fonte di comunicazione. Non è facile. Io dico sempre che gli uomini che bestemmiano, se uno li ascolta davvero, sente che qualche volta le loro bestemmie sono preghiera. Perché sono delle rivolte. Allora tutto questo fa sì che le nostre sofferenze hanno un valore... Quando noi ci amiamo, dobbiamo esser disposti anche a soffrire, e qualche volta dobbiamo soffrire per l’altro: anzi, vediamo la verità dell’amore se siamo capaci di questo.
Ma ci son sofferenze che a volte ci paralizzano. In alcune persone causano la cattiveria, il rancore. E più uno è scarso di vita interiore — non dico di fede, ma di vita interiore —, più uno è isolato e non ha qualcuno che gli rivolga la parola e che gli sorrida, più diventa cattivo.
Come la storia straordinaria di quel mendicante che gli viene chiesto ‘perché tu sei buono nonostante sei qui a mendicare?’, e lui risponde ‘perché a me le persone non danno solo l’elemosina, ma io le guardo, loro mi guardano, e basta il fatto che loro mi guardano e non mi dan solo l’elemosina, che io non posso diventar cattivo guardando le mie disgrazie. È per tutti così.”

 

 

23 febbraio 11

172.
Cara Alina,
non sembra anche a te che se fra queste pagine "me la prendo" anche con alcuni fra i maggiori responsabili della diocesi di Chioggia è solo perché costoro offendono con le loro opere la mia confessione religiosa, — al servizio della quale pure si sono liberamente consacrati —, e lo fanno mediante vilipendio grave premeditato reiterato nei confronti di persone che per giunta sono state loro affidate?
Non è tutto qui, ma l'infrazione al codice sembra starci già tutta. Che faccio, li denuncio?

 

 

24 febbraio 11

173.
quand'ero bambino
parlavo da bambino
Signor Vescovo (bentrovato),
sento che domani sarà a Loreo a celebrare la festa della Madonna della Carità. Le feste solenni a volte forniscono l'occasione per eventi altrettanto memorabili. Perché non approfitta di quella di domani per fare la carità di dire la verità?

 

 

6 marzo 11

174.
(5 marzo)
"IO DICO SEMPRE LA VERITÀ"
Non è difficile, basta non parlare di un cazzo.
(Mica sempre: solo quando serve...).
Come te stamattina. Valà Busetto.

 

 

6 marzo 11

175.
"DI QUELLO CHE HAI SCRITTO (NEL BLOG)
NON ME NE FREGA NIENTE"


Fosse tutto qui.
Busetto, tu sei uno di quelli che, quando è il momento, non gliene frega niente di niente.
(E il resto è letteratura).

 

 

11 marzo 11

176.
"DI QUELLO CHE HAI SCRITTO (NEL BLOG)
NON ME NE FREGA NIENTE"
2



"LXXIII. Post n°109 pubblicato il 04 Aprile 2010 da accademietta.

Il mondo ha bisogno della gioia
che scaturisce dalla verità

BENEDETTO XVI"

 

 

12 febbraio 11

177.
L'altra volta schifoso, stavolta ributtante.
Busetto, non sarà che non ti hanno fatto vescovo perché hai un vocabolario da grezzone?

 

 

19 marzo 11

178.
Almeno le avessi usate per dire la verità.
(Secondo me ci ripensavano).

 

 

20 marzo 11

179.
Busetto, hai talmente la coda di paglia che le tue parole per misericordia divina si incaricano di dire la verità al posto tuo.
Quando m'è toccato venirti a chiedere due righe per accedere per ragioni di studio a un archivio di un'altra diocesi (il prete che me le ha richieste non conosce né me né te), dopo qualche tua tirata noiosa alla quale volentieri mi sono sottratto con qualche battuta, ti mettesti al computer e mi dicesti dèttami. Dettai.
"Il Dott. [così fa più colpo] C. P., mio parrocchiano, sta effettuando degli studi ecc.".
Fu solo al momento di rileggere che mi accorsi che anziché "mio parrocchiano" avevi scritto, senza dirmelo, "abitante nella mia parrocchia".
Vedi Busetto, quando ti fui affidato dalla Pietà celeste perché tu mi custodissi alla luce della fede, non ti furono indicate le caratteristiche di cui dovevo essere fornito per esserne degno; così come forse io nel dettare "mio parrocchiano" accettavo quasi senza saperlo di riconoscere il mio parroco come tale anche se, poniamo, ci capitasse un poveraccio — è già accaduto — le cui "tentazioni dell'orgoglio, del potere e del denaro" gli durano finché ne vale la pena, non c'è preghiera dei fedeli o persino sacramento che tenga.
Con quel ritocco da zitella hai mostrato — non che non ce ne fossimo accorti prima — che sei più affezionato ai tuoi progettini ciellini (truffaldini), che docile ai decreti dello Spirito.

Per il resto spero che il prete dell'archivio non faccia storie. M'aveva detto dal parroco, non all'anagrafe.

 

 

27 marzo 11

180.
"TU NON FARAI PROPRIO NIENTE"
Vedi Busetto,
spesso le sciagure imminenti si fanno preannunciare da segnali impercettibili, come l'uso del verbo saltabeccare a settant'anni suonati.
Ma c'è qualcosa di consolante in questo. Se vogliamo, le possiamo evitare.

 

 

6 aprile 2001

181.
DELL'OPPORTUNITÀ PER MONS. ANGELO BUSETTO DI ABBANDONARE L'ABITO SACERDOTALE (continua)

 

 

15 aprile 11

182.
Signor Vescovo,
il "prof. Perini" di cui parla Lei si chiama Sergio.
E faccia meno il furbo.

 

 

17 aprile 11

183.
ma io deluse a voi le palme tendo
Signor Vescovo,
non si dia pena se più tardi in duomo con l'olivo in mano avvertirà un senso di inadeguatezza.
Con Mozzato spergiuro alla Sua destra e Busetto sacrilego alla sinistra sarà in buona compagnia.
E Lei vale più di loro messi insieme.

 

 

19 aprile 11

184.
Signor Vescovo,
chi è corrotto non può che istigare alla corruzione.
E Lei invita tutti alle celebrazioni pasquali?

 

 

21 aprile 11

185.
Signor Vescovo,
stamattina in duomo il presidente della Banda Bassotti ha tenuto una conferenza sull'inviolabilità della proprietà privata.
Peccato, perché era sincero.

 

 

22 aprile 11

186.
"GLI SVENTURATI NON È DETTO CHE SIANO BUONI"

In questo Venerdì Santo,
giorno della morte di Nostro Signore,
desidero ricordare il giovane M. G.,
che si diede la morte alcuni anni fa
lasciandosi cadere
dalla finestra di un albergo
a Sottomarina.

Se il vero ricordo avviene attraverso le opere,
e le opere buone,
allora di questo povero ragazzo
non s'è voluto ricordare più nessuno.

Non è dato di sapere perché un uomo
scelga di porre fine ai propri giorni,
ma io dichiaro a presente e futura memoria
che la lunga serie delle vessazioni, dei soprusi e delle umiliazioni
tenacemente operate contro di me a scopo di rapina
dai suoi sventurati genitori,
potrebbe fornirne, a mio giudizio, un'idea bastevole.

 

("DI QUELLO CHE HAI SCRITTO NEL BLOG NON ME NE FREGA NIENTE")

 

 

 

22 aprile 11

187.
(ciellinitudini)
signor vescovo, negli anziani genitori da sempre invitati a pranzo a pasqua o pasquetta e quest'anno nemmeno avvisati che si è cambiato programma è un dio che è morto

 

 

22 aprile 11

188.
forse risorto in loro che non ne dicono neanche una parola

 

 

 

23 aprile 11

189.
– Dio, Dio, – interruppe il Vescovo: – sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza, sempre han questo Dio da mettere in campo, come se gli avessero parlato. Cosa pretendete con codesta vostra parola? Di farmi...? – e lasciò la frase a mezzo.

 

 

23 aprile 11

190.
L'INCENDIO DELLA CATTEDRALE DI CHIOGGIA
È STATO IL VESCOVO

Signor Vescovo,
tra i files che nell'agosto del 2007 mi sono stati rubati, e di cui anche la chiesa di Chioggia scelleratamente dispone, c'è quello in cui mostro che a incendiare l'antico duomo di Chioggia nel 1623 è stato il vescovo.
Tutti quei files li ho depositati (due volte, in due differenti modi), ma questo in particolare è ora pubblicato nel volume L'incendio della cattedrale di Chioggia. È stato il vescovo, Accademietta editrice 2010.
E tuttavia in città accadono cose strane.
Sembra che in ogni ramo del sapere imperversi l'autorevolezza di un certo "professor Perini".
Ad esempio sarebbe un "professor Perini" ad avere scritto un libro "approfondito" riguardante Giuseppe Olivi (20 nov. 2009, in Sala Filippini); e pure un "prof. Perini" (così scrive Lei e così scrive il curatore mons. Marangon: quanto all'indice, del nome è riportata solo l'iniziale) avrebbe relazionato sul tema Chioggia nel cuore del Medioevo a un recente "convegno" alla SS.ma Trinità di cui ora si leggono gli atti.
Perciò nessuno si sorprenderà se in una pubblicazione probabilmente prossima questo 'genio del luogo', anzi, questo monstrum dal nome impronunciato (diversamente dal cognome), riprenderà, a proposito dell'incendio del vecchio duomo di Chioggia, una tesi già sua. Non c'è nulla di male, sono cose che si fanno.
(Con l'onesto e spirituale compiacimento di coloro che domani in duomo, come già giovedì scorso davanti all'olio della Locride, annunceranno che Gesù Cristo è risorto in ogni caso).
Signor Vescovo, sicuro che andrà proprio così?

 

 

23 aprile 11

191.
(lunedì sera a San Nicolò)

 

 

 

 

 

 

Schiacciato contro la parete di fondo,
il parente di Casson è figura di basso rilievo.

 

 

 

24 aprile 11

192.
24 aprile 2011
resurrexit sicut dixit
Signor Vescovo,
come può annunciare Gesù risorto
un uomo che non gliene frega
un cazzo di niente?
Risorga anche Lei
e torni a casa.

 

 

5 maggio 11

193.
Il mio amico malato sa cos'è il male che proviene dagli uomini. E capisce.
Appena mi vede ha movenze e sguardi da attore tragico.
Negli occhi che non riescono a guardarmi una battuta sofoclea:
"Come vorrei non averti mai conosciuto".

 

 

6 maggio 11

194.
IL MONDO HA BISOGNO DELLA GIOIA
CHE SCATURISCE DALLA VERITÀ

                                 Benedetto XVI

Santità, la chiesa di Chioggia calpesta la dignità delle persone
e mette in vendita i sacramenti al miglior offerente.
Una forma aggiornata di simonìa, si direbbe.

 

 

8 maggio 11

195.
BENEDETTO ieri ad AQUILEIA
"La missione prioritaria che il Signore vi affida oggi, rinnovati dall’incontro personale con Lui, è quella di testimoniare l’amore di Dio per l’uomo. Siete chiamati a farlo prima di tutto con le opere dell’amore e le scelte di vita in favore delle persone concrete...".
  
Santità,
non confermi nella fede il vescovo Tessarollo,
il quale nelle sue azioni ha una bussola infallibile,
fare l'esatto contrario di quello che Lei insegna.

 

 

8 maggio 11

196.
LE PAROLE (E LE COSE [DELL'ALTRO MONDO])
"Uniti alla roccia che è Pietro,
anche noi rimaniamo saldi nella fede
e decisi nella testimonianza cristiana."

              Mons. Angelo Busetto
                  (che della vita che fa non ne può più)

 

 

8 maggio 11

197.

30 aprile 2011
(IN)OSSERVANTI

Gli agenti delle forze dell'ordine non possono fumare in servizio. E in vita mia non ne ho mai visto uno.
Oggi ne ho visti due.
Erano insieme.
Uno di loro non aveva mai fumato in vita sua.

 

 

9 maggio 11

198.
La dipendente pubblica che anche lei te ne ha combinata più d'una, ti dice una volta, fingendo in generale di consolarti: "Tutto il mondo è paese".
Il significato è trasparente:
'Di strane come me se ne trovan dappertutto'.

 

 

12 maggio 11

199.
DI PASSAGGIO SOTTO I PORTICI

— Sergio...
— Claudio...
Almeno che ci ricordiamo tra noi come ci chiamiamo,
dato che gli altri non ci chiamano.

 

 

13 maggio 11

200.
Giuseppe, ritìrati.

Dalla menzogna e dalla  violenza
nascono solo menzogna e violenza.

 

 

16 maggio 11

201.
(ARRIDAJE)

"Nuovo libro di Perini"
                                     Nuova Venezia
___________________giovedì 12 maggio 

 

(La Signora si chiama Boscolo).

 

 

16 maggio 11

202.
(ore 15.01)
Giuseppe, di' per cortesia a quel tuo congiunto che se per qualcuno sarà stato un bene farmi aspettare sei ore quel giorno al Pronto soccorso, è pure vero che insieme con me c'era una signora sì di spirito, ma anche di ottant'anni, la quale non si sentiva tanto bene.

 

 

18 maggio 11

203.
LE MANI (A POSTO) SULLA CITTÀ

 Signor Vescovo,
In curia a Chioggia da due anni e mezzo c'è una denuncia contro un canonico per molestie sessuali su minore.
 Ma nessuno dà segni di vita.
Ha voglia il cardinale Bagnasco a responsabilizzare i vescovi sui casi di pedofilia, se i vescovi sono tutti come Lei.

 

 

21 maggio 11

204.
Signor Vescovo,
con tutte le sciocchezze che m'ha rifilato per obbedienza, quasi non servirà che aggiunga altro.
Ma occorre riconoscere che fu doppiamente infelice quando al mio cenno alla rapina da me subita sulla strada tra Gerusalemme e Gerico, Lei rispose di esserci passato per davvero, una volta, e di non avere visto nessuno.
Le rivelo un segreto. Se quella volta avesse tenuto gli occhi (e il cuore) bene aperti, ora sarebbe tutt'altro che un biblista mediocre, datato e di terza mano.

(Noti che il Suo giovine esperto in vocazioni altrui avrebbe fatto meno cerimonie).

 

 

22 maggio 11

205.
 (repeat)
Non si può servire a Dio e al denaro

Signor Vescovo,
un povero prete che quando hai sedici anni ti mette una mano fra le palle non è una sciagura.
A sconvolgerti la vita vale molto di più una chiesa che per denaro e potere volta le spalle a Cristo, e che per lungo scorrere di anni perseguita te che sei di intralcio ai suoi fini (quelli sì) poco puliti.
La Chiesa di Chioggia con il vescovo di prima, e con Lei, suo degno successore, è stata e continua ad essere tutto questo.

 

 

23 maggio 11

206.
Signor Vescovo,
i campagnoli quando sentono la parola dottore non capiscono più niente.
Persino quando loro stessi lo diventano.

 

 

23 maggio 11

207.
 (dopo due chiacchiere al museo diocesano)

ANSIA DA REGALINO

Signor Vescovo,
sono stanco di sentire ecclesiastici che mentono come puttane.
E laici (in un senso o nell'altro) che non sono da meno, sia uomini che donne.
Chioggia è diventata un bordello.

Anche grazie a Lei.
[E Casson si è già preso la delega alla cultura]

 

 

23 maggio 11

208.
Daniel, non faccia strapazzi alla Sua età. Un viaggio da Montebelluna a Chioggia... sa bene quanto può essere faticoso. Lo limiti a quella volta all'anno del giovedì santo. Dato che qui nessuno Le ha voluto bene, sarà più che sufficiente.
Un altro viaggio ravvicinato lo sconsiglierei.

 

 

25 maggio 11

209.
Signor Vescovo,
dato che in questi giorni è a Roma, illustri al cardinal Bagnasco l'efficace strategia adottata nella diocesi di Chioggia contro i seccatori che non hanno niente di meglio da fare che denunciare i preti récia. Ignorare le denunce e prendere per i fondelli il denunciante (dire per il culo parrebbe connivenza).
Come biblista vale poco, ma un posto al Sant'Uffizio non glielo toglie nessuno.

 

 

25 maggio 11

210.

 

Vescovi del Triveneto, l'anello.

 

 

 

25 maggio 11

211.

Hanno contato tutte le mie ossa

Eccellenza Reverendissima,
quando ebbero terminato di inchiodarmi sulla croce, i miei aguzzini si divisero le mie carte.
Quelle riguardanti l'Olivi le diedero a un amico mio (parente di Casson) che m'ha tradito; quelle foscoliane furono date ai docenti di Padova; quelle infine sul Suo confratello Pasquale Grassi che mandò a fuoco il duomo di Chioggia finirono in mano a un noto storico locale (non ricordo il nome).
Tra il plauso di centinaia di persone.
[E naturalmente anche il Suo.]

 

 

30 maggio 11

212.
(ore 15.01)

Non conosco peccato più grande
di quello di opprimere gli innocenti
in nome di Dio.

Gandhi